lunedì 17 novembre 2014

dissesto del territorio:le domande di un contadino

Ben detto!

Dopo sabato sulle mie fasce bisognerebbe portare le scuole, da quanto sono eloquenti: dove avevo fatto in tempo a predisporre canalette di scolo dell'acqua muri e ciglioni, anche quelli mal messi, non si sono accorti di niente, dove le canalette non c'erano uno smottamento dopo l'altro. E ogni smottamento ha a monte la sua palese ragione.

Se volete, è una buona notizia: tenere in piedi le colline genovesi si può, basta rimboccarsi le maniche, ed essere presenti. L'acqua è una terribile avversità solo se non la incanaliamo. Il destino sta nelle nostre mani

Sì, un aiuto dello stato non sarebbe male, ma non sono i soldi la vera questione. Non è lo stato che ha costruito le colline genovesi nei secoli, non è lo stato che può manutenerle. Le hanno costruite, e sono l'unica speranza di manutenzione futura, una ben precisa categoria di uomini e donne: i contadini.

I punti nodali per me sono:

- poter accedere alla terra per lavorarci, pressoché impossibile se la terra è edificabile (costa dieci o venti volte di più)

- poter campare del proprio lavoro (quanta gente è disposta a pagare un finocchio il prezzo dovuto al lavoro per farlo crescere su una fascia? quanti fondi pubblici vanno ai contadini, e quanti agli speculatori?)

- che ci facciano lavorare! (a parte la burocrazia, un esempio: ho chiesto di poter avere le pietre franate sulle strade, pietre bellissime con le quali potrei fare preziosissimi muri a secco, mi hanno risposto che non si può, sono un rifiuto e devono andare in discarica. Perle in discarica!!!!)

Comunque:

avanti!

Dario Patrone, contadino alla Vesima

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