un parere di Angelo Spanò,co -portavoce dei Verdi genovesi sulle province

Province, quale futuro ?
Con la vittoria del no, siamo di fronte ad un’avvenuta incostituzionalità della Delrio. In pratica, con il no, le Province (anche le Città Metropolitane?), ritornano organi costituzionali, com’erano prima della Delrio, a questo punto l’ente Provincia, oggi di secondo livello, dovrà essere infatti disciplinato costituzionalmente e quindi avere autonomia finanziaria, normativa e statutaria, com’era prima e non si potrà derogare dal principio di rappresentatività diretta. Se le elezioni di secondo livello non avranno più valore, perché i rappresentanti di un organo costituzionale devono essere eletti dai cittadini (non dagli amministratori), lo scenario potrebbe essere il seguente: Una nuova legge, che il Parlamento dovrà emanare in poco tempo, e prima della fine della legislatura, dovrebbe disciplinare di nuovo le funzioni delle Province in accordo alla Costituzione, e quindi anche le modalità di elezione dei consiglieri. A mio modesto parere, ritengo che il progetto di abolizione delle Provincie, anticipato dalle disposizioni normative della Legge Del Rio (n. 56/2014). La Del Rio, una Legge, che ha impostato la disciplina delle Provincie in termini chiaramente transitori, in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione (art. 1 comma 51). L’art. 114 della Costituzione, la cui validità è stata confermata dal referendum costituzionale, statuisce, infatti, che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Provincie, dalle Regioni e dallo Stato. Oggi più che mai, allora, le Provincie fanno parte degli enti costitutivi della Repubblica. La Provincia è un ente di area vasta, un ente costitutivo della Repubblica, che ha bisogno di consiglieri provinciali e presidenti dotati di forza politica adeguata a potere curare gli interessi generali del territorio di competenza, in adempimento di un dovere pubblico di rango costituzionale. La matrice di derivazione territoriale, implicata dal meccanismo elettorale di secondo livello e dalla ristrettezza degli eleggibili nell’ambito di rappresentanze già costituite presso gli enti comunali, impedisce ad un ente costituzionale, come la Provincia, di possedere quella autonomia politica ed amministrativa, che è invece necessaria per potere abbracciare in un armonico e lineare  sguardo d’insieme,  la vasta area che ne costituisce il bacino di intervento.

dal WWF

Buon anno da Fulco Pratesi
e da tutti noi del WWF Italia!
DANILO
grazie per aver difeso la Natura!
Grazie perchè in questo anno così lungo e così difficile hai scelto di essere dalla nostra parte e di aiutarci a difendere le tantissime specie viventi che ogni giorni rischiano di scomparire per sempre dal nostro Pianeta!

 Il tuo sostegno ci ha permesso di intervenire in Italia e nel resto del mondo ed è solo grazie alla straordinaria forza del tuo aiuto se oggi il numero delle tigri libere in natura è aumentato e se i panda non sono più una specie ad alto rischio d'estinzione... 

Ma c'è ancora tanto, troppo da fare! 
Dobbiamo lottare per i 13 milioni di ettari d foresta amazzonica che ogni anno vengono distrutti, per i rinoceronti e gli elefanti vittime incolpevoli dei crimini di natura e per fermare i tanti atti di bracconaggio che quotidianamente affligono anche il nostro Paese. 

Dobbiamo far sentire la nostra voce, perchè si agisca seriamente contro i cambiamenti climatici e contro la pesca eccessiva, che sta velocemente svuotando i nostri mari. 

Dobbiamo combattere ancora e insieme per proteggere il nostro pianeta, ma sappiamo di poter contare su di te!

Noi e la migrazione


30 dicembre 
Se un uomo ha trasgredito una volta un comandamento lieve, alla fine non si fermerà dinnanzi alla trasgressione di uno importante . Se ha trasgredito il comandamento "Ama il tuo prossimo come te stesso", alla fine violerà anche quello di "non vendicarti e non aver sentimenti di astio e non odiare il tuo fratello" e non adempiendo il comandamento "perché il tuo fratelo viva presso di te"  arriverà alla fine allo spargimento di sangue. 
Talmud



Quest'articolo è disponibile anche in: Greco
Alcuni sani principi che dicono NO         al razzismo e alla discriminazione (Foto di ggBO via Flickr.com)
In molti luoghi di questo pianeta si levano voci contro le “ondate migratorie” che colpiscono i “paesi civili”.
Persone da cui non te lo aspettavi sposano tesi sulla necessità di “fermare l’invasione”, espellere i clandestini ed altre cose del genere.
Per prima cosa vorrei manifestare il mio orrore e tristezza per questo genere di affermazioni, da qualunque parte vengano; direi che mi feriscono un po’ di più da persone amiche o a cui riconosco meriti in altri campi.
Ma mi pare più utile dare qualche sano principio per contrastare questa specie di crisi isterica dell’umanità, per lo meno della parte opulenta.
Già al parlare di principi sento il borbottio pragmatico di coloro che si “attengono alla realtà dei fatti”, gente “pratica” che si affretta a dichiarare che le ideologie sono morte, che la solidarietà era una stupidaggine buonista e cose di questo genere.
A costoro posso dire solo che sono già andati troppo lontano nella lettura di questo articolo e che possono tornare alla loro preferita rivista glamour, molto più riconfortante che la lettura dei miei editoriali.
Parliamo dunque di principi e, per esempio, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, splendido testo scritto da donne e uomini che, usciti dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, vollero stabilire dei principi universali che riparassero e ci preservassero dalla tremenda violenza che aveva caratterizzato quegli anni.
Articolo 12.- Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
Articolo 13.– 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  1. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
Articolo 14.- 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
Vorrei sottolineare che nel dibattito attuale ci si “dimentica” dell’Art. 12: uno dei motivi originari delle migrazioni moderne è lo scarso sforzo internazionale a impedire questa interferenza. Al contrario notiamo in molti paesi “migratori” la sistematica interferenza nella vita economica e politica di quei paesi. Le inesauribili “guerre umanitarie” sono un buon esempio di questo, come il vizio di armare ribelli di ogni tipo per rovesciare governi che non godono dell’amicizia di qualcuno.
Sul 13 e sul 14 mi pare non ci sia molto da dire, se non sottolineare il fatto che sono sistematicamente disattesi.
Se infatti io, cittadino europeo, posso andare senza formalità o con formalità minime praticamente dovunque voglio, esistono cittadini di numerosi paesi per i quali questi principi non sono validi o sono molto complicati da burocrazie, attese, cavilli, ingenti richieste di denaro ed altre cose indegne della dignità umana.
Non mi pare molto complicato capire che questa violenza generi voglia, nelle persone che la subiscono, di produrre altrettanta violenza. In effetti un paio di anni fa mi è stato chiesto il visto per il Senegal..
Questo piano dei principi è importante, perché è un tema che oggi si vuol mettere in discussione; e in discussione lo mettono coloro che pensano che con meno “leggi” potrebbero fare i loro affari con miglior profitto e senza dover dare conto a nessuno.
Di fatto ci sono zone del pianeta dove la “normale” giurisdizione degli stati viene sospesa da bande multinazionali, con eserciti privati, barriere, controlli; tali bande hanno da disboscare una foresta, sfruttare una miniera, far passare un oleodotto e lo vogliono fare in barba a qualunque diritto internazionale o nazionale; e il numero dei territori dove la sovranità popolare è espropriata è in aumento nel mondo.
Questo disprezzo per le dichiarazioni di principi, per le leggi internazionali, per le convenzioni diplomatiche, per i trattati, nonché per il buon senso, è un chiaro indicatore della violenza che domina i rapporti umani in questo momento storico: violenza che è, intrinsecamente, negazione della libertà dell’altro, limitazione della sua intenzione, fino al fatto più banale e evidente della violenza fisica.
Per cui rimettere al centro i principi significa ridare valore a ogni essere umano e affermare l’utopia del futuro: un mondo senza violenza.
Ma c’è un secondo argomento che mi coinvolge, che ti coinvolge e che coinvolge tutti  ad un livello più intimo e personale: il Principio più importante di tutti, quello che tutti i saggi hanno evocato fin dagli albori dell’umanità: “Tratta gli altri come vorresti essere trattato”.
In questo caso io chiedo: ti piace essere lasciato fuori dalla porta? No. Non lasciare nessuno fuori dalla porta. Ti piace che dicano della tua religione che è fanatica? No. Allora non dichiarare fanatica la religione di nessuno. Sei felice quando qualcuno è in guerra con te? No. Allora non essere in guerra con nessuno e nemmeno con te stesso.
Potrei continuare ancora a lungo, ma confido tu abbia capito profondamente e che, se quelle idee ti avessero sfiorato la mente, tu possa riconvertirti sulla via della soluzione dei problemi, non della loro complicazione. Allora potremo anche affrontare il problema, che esiste, con la dovuta prospettiva e trovare soluzioni basate non sul continuare a costruire fortezze, ma sul ristabilire relazioni di giustizia, riparare gravi torti che i paesi opulenti hanno fatto a quelli poveri, restituire le case a quelli a cui sono state sottratte, riconoscere l’autodeterminazione dei popoli e anche combattere i trafficanti che speculano in modo criminale sulla necessità di fuggire dall’ultimo orrore di turno, o anche solo di tentare la fortuna in mondi nuovi.
E’ un problema di direzione che ogni giorno si fa più manifesto: pace crescente o distruzione crescente. E’ un problema che non si può eludere e che richiede le migliori qualità di ogni essere umano: la compassione, la riconciliazione, la vera solidarietà, la semplice fratellanza
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Inviato da: "Maurizio dott. Benazzi" <maurizio_benazzi@libero.it>

Amnesty:una idea 2016

Amnesty Italia
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Ciao Danilo,
nel 2017 i diritti umani sono ancora più in pericolo. La minaccia di Trump negli Stati Uniti, l'orrore del conflitto siriano, le sempre più pericolose restrizioni della libertà in Turchia e in Egitto, la recrudescenza degli attacchi terroristici e i conflitti dimenticati, sono solo alcune delle sfide del nuovo anno.
Solo insieme, anche le battaglie più difficili, si possono vincere e grazie a persone come te nell'ultimo anno abbiamo salvato quasi due vite al giorno. Danilo il tuo contributo è fondamentale.
P.S. Nel 2016 grazie al sostegno di persone come te abbiamo contribuito alla scarcerazione di quasi 650 prigionieri di coscienza (una media di poco meno di due al giorno), a migliorare le leggi in 40 paesi e a far condannare criminali di guerraAiutaci anche tu, clicca qui.
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appunti sul terrorismo

Terrorismo Ma cosa ci raccontano? di Antonio Moscato (sito) domenica 25 dicembre 2016 Anche senza aderire alle teorie “complottiste” che circolano in rete, è lecito dubitare delle versioni ufficiali fornite sui diversi episodi più recenti di terrorismo. Se nell’immaginario collettivo appaiono ben più collegati tra loro di quanto non siano, in realtà in tutti i casi l’unico elemento che li accomuna è la straordinaria inefficienza di tutti gli organi di polizia e della cosiddetta intelligence. Perfino nella Turchia ultrarepressiva, rimane inspiegata la facilità con cui un poliziotto fuori servizio (non “ex poliziotto” come molte testate hanno detto per nascondere l’imbarazzo) possa avvicinarsi armato all’ambasciatore russo (cioè di una potenza con cui il rapporto è in evoluzione ma non è privo di incognite) e ucciderlo dopo aver fatto una clamorosa proclamazione dei suoi intenti. Mentre non sorprende la sua immediata esecuzione a sangue freddo, che permette di mettere il suo gesto in conto all’ex amico e oggi nemico giurato di Erdogan Fethullah Gűlen e contemporaneamente al PKK. Nel caso del mercatino natalizio berlinese i pezzi del puzzle che non combaciano sono parecchi, e sono stati rilevati da molti commentatori, tra cui il generale Fabio Mini. Intanto il bilancio della strage, che poteva essere ben più terribile data la mole del Tir e il carico di acciaio, e che è stato spiegato con una colluttazione con l’autista polacco ancora in grado di deviare il veicolo: ma se dicono che il Tir era stato sequestrato da molte ore e procedeva in modo irregolare, non è facile spiegare perché il dirottatore si fosse portato appresso l’autista ferito. In ogni caso appare chiaro che non era per aggirare i controlli che, come a Nizza, erano inesistenti. E il dirottatore era solo? Fosse o no concordata con qualcuno, la fuga dal luogo del massacro era stata evidentemente facile, mentre veniva additato come responsabile dell’attacco terrorista un pakistano, che ha avuto la fortuna di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti in tempi relativamente rapidi, comunque sufficienti a permettere ad Anis Amri di lasciare la zona del mercatino e Berlino, e poi di traversare indisturbato in treno la Germania e la Francia, nonostante su tutti i giornali fosse apparsa la sua foto. La tragica conclusione del suo viaggio sembra poi dovuta a una casualità, a un normale controllo (fatto da due poliziotti di commissariato) dell’identità di uno magrebino che girava a quell’ora insolita della notte nel piazzale deserto della stazione di Sesto S. Giovanni. E che era dotato solo di una calibro 22 e di una scarsa rapidità (e precisione) di tiro. Si è aperto un dibattito sull’irresponsabilità di pubblicare nomi e foto dei due poliziotti, esponendoli a possibili vendette, ma la spiegazione è semplice: l’uccisione di Amri è stata un incidente in una normalissima azione di controllo di eventuali “clandestini” da parte della polizia, senza nessuna partecipazione dei tanto decantati corpi antiterrorismo, che avrebbero ben saputo proteggere i loro uomini.

innamorarci della democrazia

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Innamoriamoci della democrazia non di chi comanda
Innamoriamoci della democrazia, non di chi comanda
E che altro si può augurare con quello che si vede in giro! I motivi per i quali si dividono gli italiani nelle loro scelte politiche potrebbero strappare qualche sorriso, se la situazione, secondo il noto aforisma, non fosse grave, ancorchè non seria. C’è chi raduna le masse promettendo di rottamare e asfaltare chiunque ne intralci il cammino (Renzi) e intanto asfaltato è stato lui al referendum e forse anche sulla via della rottamazione. C’è chi raggiunge lo stesso obbiettivo promettendo massicce dosi di galera a questa casta di disonesti (Grillo) e intanto in galera e sotto inchiesta ci sono finiti anche i suoi: pochi, è vero, ma veloci perché al potere si erano appena affacciati. Altri, infine, lo fanno instillando l’idea che sarebbe un buon affare lasciare al loro destino i poveretti che affollano il Mediterraneo su malsicuri barconi, avendo pagato pochi centimetri quadrati a caro prezzo (Salvini, Meloni).