Unione europea e Stati Uniti stanno attualmente negoziando un accordo commerciale che, se
andasse in porto, si dice produrrebbe un "trattato senza precedenti". Si tratta del TTIP, il
partenariato transatlantico su commercio e investimenti, la cui portata va ben oltre gli scambi
commerciali.
Il TTIP, così com'è, avrebbe un grande e sotto molti aspetti irreversibile impatto sulla nostra
quotidianità, in particolare nell'ambito di sanità, produzione alimentare, lavoro, sicurezza dei
prodotti, ambiente, standard sociali e standard di riservatezza. Potrebbe, inoltre, modificare
radicalmente il modo in cui usufruiamo delle istituzioni democratiche per stabilire regole in tutti i
campi citati, a detrimento dell'importanza delle preferenze e delle richieste dei cittadini.
Ciò nonostante, i negoziatori della Commissione europea non si stanno preoccupando di
informare i cittadini della portata di tali negoziati e delle possibili e concretissime minacce ai loro
interessi e alle loro libertà. Finora, tutte le richieste di piena trasparenza sono state ignorate. Solo i
lobbisti delle industrie godono di un accesso privilegiato. Per tale motivo noi contestiamo
la legittimità e il contenuto di tali negoziati, pur essendo fortemente a favore di un
ampliamento della cooperazione transatlantica in aree di interesse comune, in particolare in
materia di lotta al cambiamento climatico, protezione ambientale e frode ed evasione fiscale.
La Commissione UE aveva inizialmente previsto la conclusione dell'accordo entro la fine del 2014.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, al governo occorrerebbe il potere di approvazione dei trattati
commerciali in via accelerata (che garantisce un semplice voto di approvazione o diniego espresso
dal Congresso) che è stato finora rifiutato dai legislatori. Per questo e per altri motivi, il piano
dell'amministrazione statunitense e della Commissione UE di concludere l'accordo in questione
con una rapidità senza precedenti nel campo dei negoziati commerciali è assolutamente
irrealistico. Contemporaneamente, gli Stati Uniti sono impegnati in negoziati commerciali separati,
seppur simili, con un gruppo di paesi della regione del Pacifico nell'ambito del TPP, il partenariato
transpacifico.
PROMESSE ECONOMICHE IRREALISTICHE
Un argomento classico degli accordi di "libero scambio commerciale" è che essi sono in grado di
ridurre le tariffe con una conseguente espansione degli scambi commerciali, consentendo l'accesso
a importazioni meno care, e che gli ampi benefici per l'economia superano di gran lunga gli
svantaggi. Le tariffe tra Stati Uniti e UE sono, però, già abbastanza basse, pari in media al 3
percento. I funzionari impegnati nella promozione del TTIP stanno pertanto concentrando le loro
previsioni economiche positive sull'eliminazione, riduzione o prevenzione di politiche "oltre
frontiera" non necessarie, le cosiddette barriere commerciali non tariffarie. Alcuni studi ottimistici Documento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
Convention Elettorale dei Verdi / 22 Febbraio 2014 / Pagina 2
prevedono un aumento del prodotto interno lordo (PIL) dello 0,5-1 percento grazie al TTIP.
Trascurando il fatto che questa mentalità è la stessa che ha portato l'Europa alla crisi attuale, tali
stime sono irrealisticamente alte e dimenticano di menzionare che il raggiungimento della piena
portata dei vantaggi è previsto solo per il 2027. Ciò significa che è improbabile che i vantaggi a
breve termine superino gli effetti negativi dell'accordo in termini di sanità, protezione sociale,
ambiente e riservatezza. In base all'analisi del Global Trade Watch, l'osservatorio di ricerca sul
commercio globale dell'associazione per la tutela dei consumatori Public Citizen, i vantaggi
derivanti dal TTIP ammonterebbero a una somma non superiore ai 40 euro all'anno, a famiglia. E
tale valore non tiene conto dei costi aggiuntivi derivanti da un indebolimento delle salvaguardie a
tutela dei regolamenti sanitari, finanziari, ambientali e di altro interesse pubblico. Tom Jenkins,
della Confederazione europea dei sindacati (CES), ha espresso i suoi dubbi in merito all'aumento di
posti di lavoro promesso dall'implementazione del TTIP: "Non è chiaro da dove dovrebbero
venire questi posti di lavoro e quali sarebbero i paesi UE che alla fine ne trarrebbero beneficio".
Si presume che parte del potenziale di crescita promesso deriverebbe da una maggiore capacità
dei partner transatlantici di imporre standard decisi di comune accordo, ai partner terzi in tutto il
mondo. Una strategia basata su un ruolo di assoluto predominio dell'Occidente, tuttavia, non è
solo, da un punto di vista politico, una pericolosa deviazione da un'agenda commerciale
multilaterale - cui noi Verdi siamo favorevoli - ma anche una vera e propria incognita, in termini di
conseguenze economiche.
Noi Verdi chiediamo un'analisi economica realistica che includa una
valutazione dell'impatto sui diritti dell'uomo e sull'ambiente e che valuti anche
le ripercussioni a livello globale.
UN ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA
La mancanza di trasparenza che ha caratterizzato i negoziati del TTIP non è solo un infausto
segnale ma anche una violazione dei diritti di tutti i cittadini di essere messi a conoscenza di quanto
viene negoziato in loro nome. Il mandato di negoziazione dato dal Consiglio UE alla Commissione
è ancora classificato come documento secretato. Anche ai membri del Parlamento europeo, che
ha un ruolo importante nelle relazioni commerciali europee poiché può porre il veto agli accordi
commerciali come ha fatto per l'accordo commerciale anticontraffazione (ACTA), è consentito
solo un accesso limitato ai testi del negoziato. La Commissione UE afferma che per il TTIP c'è
maggiore trasparenza di quanta ce ne sia stata nei precedenti negoziati commerciali, eppure ai
membri di un organo consultivo che include i rappresentanti della società civile non è consentito
l'accesso ai testi del negoziato. Quello che i cittadini ottengono, al posto della trasparenza, è lo
sbandieramento a fine propagandistico di un presunto beneficio di 500 euro a famiglia. Sospettiamo
che l'organizzazione di una consultazione pubblica sulle misure a tutela degli investitori per le
società non sia altro che una cortina di fumo concepita per evitare di trattare il problema prima
delle elezioni europee previste per fine maggio.
Tale segretezza erode i valori democratici. Impedire ai cittadini e ai loro rappresentanti di essere a
conoscenza dei delicati negoziati sugli aspetti normativi che influenzano la loro vita quotidiana in
così tanti modi è semplicemente ingiusto. È una collusione del potere burocratico con speciali
gruppi d'interesse che ottengono accesso privilegiato tramite oltre 600 lobbisti.
Noi Verdi insistiamo sulla piena trasparenza, niente di meno. Il mandato di Documento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
Convention Elettorale dei Verdi / 22 Febbraio 2014 / Pagina 3
negoziazione e i testi del negoziato di ogni serie di colloqui devono essere resi pubblici al fine di
consentire lo svolgimento di un dibattito pubblico e trasparente a intervalli regolari. Dopo tutto,
sono in gioco norme e regole che sono state decise democraticamente.
Noi Verdi siamo anche fermamente contrari all'implementazione di meccanismi di risoluzione delle
controversie investitore-Stato (ISDS) nel TTIP. L'ISDS consente agli investitori stranieri di aggirare
i tribunali nazionali e presentare reclami direttamente presso tribunali di arbitrato internazionale,
spesso formati da giuristi d'impresa. Perché consentire tali privilegi legali agli investitori
internazionali quando possono contare su sistemi giudiziari ben sviluppati? È una questione di
potere societario. Se dovesse concludere che delle politiche determinate democraticamente
potrebbero ridurre i profitti previsti di un investitore, un tribunale di arbitrato potrebbe
costringere un governo a sborsare miliardi a titolo di risarcimento. Ciò limiterebbe in modo
disastroso la libertà democratica di legiferare, tra l'altro, in materia di ambiente, sanità e finanza.
Dei panel del genere esistono già. L'accordo commerciale UE-Canada e l'accordo di libero scambio
UE-Singapore includono entrambi l'ISDS. Nove Stati membri dell'UE hanno l'ISDS in accordi
commerciali bilaterali con gli Stati Uniti. L'inclusione dell' ISDS nel TTIP darebbe però all'intero
sistema molta più forza. Non si tratta di teorie fantasiose. La politica di trasformazione energetica
della Germania è stata attaccata nell'ambito di un panel con una richiesta di risarcimento di 3,7
miliardi di euro, tutti a carico dei contribuenti. La Big Tabacco ha citato in giudizio l'Australia e
altri paesi in merito alla legislazione sanitaria. Una compagnia petrolifera statunitense ha citato in
giudizio il Canada per più di 250 milioni di dollari a causa di una moratoria sul fracking. Alcuni paesi
sono stati citati in giudizio per aver introdotto un salario minimo. Il raggelante effetto legislativo è
palese. Provate a immaginare: 3 300 società dell'UE che potrebbero utilizzare l'ISDS mediante le
loro 24 000 affiliate statunitensi per minacciare o attaccare la legislazione degli Stati Uniti, mentre
50 800 società affiliate europee di 14 400 società statunitensi potrebbero fare la stessa cosa
contro la legislazione UE, dei suoi Stati membri o anche regionale!
Noi Verdi inviamo un messaggio molto chiaro: No all'ISDS!
L'attacco al potere legislativo democratico per regolamentare una grande varietà di settori
potrebbe essere accentuato ulteriormente da una delle idee preferite del commissario UE
responsabile per il commercio, De Gucht, relative al TTIP: stabilire un consiglio di cooperazione
regolamentare tra Stati Uniti e UE. Il concetto di base è semplice. Prima di elaborare nuove
normative, siano esse attinenti all'ambiente o ai consumatori, ai diritti dei lavoratori o
all'agricoltura ecc., un organo bilaterale di amministratori e rappresentanti del mondo degli affari
degli Stati Uniti e dell'UE avrebbe l'opportunità di "analizzare" il possibile impatto di tali misure
legislative sugli interessi commerciali esistenti. Questo consentirebbe un coordinamento degli
interessi delle lobby aziendali al fine di diluire o bloccare gli sforzi legislativi stroncandoli
praticamente sul nascere. I legislatori dovrebbero giustificare le loro intenzioni presso l'alta corte
del mondo commerciale transatlantico. In pratica, un complesso burocratico-industriale andrebbe
a prendere il posto davanti al processo decisionale democratico. Per noi Verdi un tale basilare
attacco alla democrazia è assolutamente inaccettabile.
Noi Verdi rifiutiamo le proposte che aumenterebbero il potere dei gruppi
lobbistici societari.
UN INDEBOLIMENTO DEGLI STANDARD UE È INACCETTABILEDocumento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
Convention Elettorale dei Verdi / 22 Febbraio 2014 / Pagina 4
Stuart Eizenstat del TABC, il consiglio commerciale transatlantico, ha elencato pubblicamente gli
obiettivi dei negoziati TTIP che dovrebbero spingere tutti i difensori dei diritti dei consumatori a
mobilitarsi per arrestare questa coalizione lobbistica: ""gli standard in Europa hanno un livello
differente e io ritengo che gli standard UE abbiano un livello ingiustificatamente alto non
supportato da un'adeguata base scientifica. … Un prodotto alimentare considerato idoneo per una
famiglia americana dovrebbe esserlo anche per gli europei". Diversi gruppi commerciali hanno
affermato esplicitamente la loro intenzione di utilizzare il TTIP per aggirare il principio
precauzionale che guida la legislazione ambientale europea. Quasi ogni lobby industriale ha le sue
richieste preferite in materia di nuovi standard transatlantici negoziati per essere più vantaggiosi
per le attività commerciali. Le società chimiche vogliono indebolire la REACH, l'innovativa
legislazione sulla valutazione e la limitazione dei prodotti chimici. I gruppi industriali vogliono che il
TTIP contrasti le leggi sui pesticidi o i regolamenti subnazionali in materia di fracking. Altre lobby
vogliono reintrodurre surrettiziamente l'ACTA. L'industria dei prodotti per la cura personale
vuole eliminare i controlli sui cosmetici e sui prodotti per l'igiene personale. L'agroindustria degli
Stati Uniti persegue in modo particolarmente aggressivo un obiettivo a lungo desiderato: riuscire
finalmente ad aggirare gli standard di protezione dei consumatori dell'UE in merito sia agli OGM
(organismi geneticamente modificati) sia alla carne di manzo, maiale e pollo proveniente dagli Stati
Uniti. D'altro canto, non mancano esempi di interessi commerciali dell'UE che desiderano servirsi
del TTIP per sbarazzarsi di standard statunitensi più alti, ad esempio in merito ai servizi finanziari,
campo in cui gli istituti finanziari europei vogliono ridurre gli standard fissati dalla legge
statunitense Dodd-Franks.
La Commissione UE ha promesso a più riprese che non negozierà un abbassamento degli standard
UE. Il "riconoscimento reciproco" degli standard di diversa qualità e altre strategie possono
tuttavia avere lo stesso effetto, anche senza modificare formalmente il regolamento UE. Sulla base
del "riconoscimento reciproco", le compagnie transnazionali potrebbero utilizzare le loro affiliate
in altri continenti per sfruttare la differenza normativa. Questo annullerebbe nei fatti il diritto di
regolamentare.
Ci sono ovviamente standard che potrebbero essere armonizzati. Degli standard fissati di
concerto nel settore della tecnologia di mobilità virtuale, per esempio, favorirebbero la
promozione del settore. Almeno alcuni di questi standard tecnici potrebbero anche essere
concordati in altri consessi internazionali. Difendere il diritto e la responsabilità di fissare degli
standard in base a una scelta pubblica democraticamente legittima implica però che qualsiasi
"equivalenza" sarebbe applicabile solo a standard che ricevono lo stesso livello di protezione.
Per quanto riguarda gli standard, andrebbe sottolineato quello che il TTIP invece omette: la
promozione di tecnologie che favoriscono una trasformazione verso economie sostenibili a bassa
emissione di carbonio non è un obiettivo esplicito né lo è la riduzione o l'eliminazione graduale dei
sussidi ai combustibili fossili. Non viene neanche affrontata, per esempio, la possibilità di
concordare norme commerciali differenti per le merci prodotte a livelli differenti di intensità di
carbonio o di protezione dei lavoratori. Il TTIP potrebbe compromettere la transizione ecologica
perché l'eliminazione delle barriere non tariffarie potrebbe, per esempio, escludere qualsiasi norma
di progettazione ecocompatibile.
Il nostro monito è che agricoltori e consumatori dell'UE avrebbero solo da rimetterci, in caso di
cattivi compromessi. Il principio precauzionale non è negoziabile. Chiediamo che la Commissione
UE difenda le più severe norme europee, per esempio per quanto riguarda l'uso di antibiotici
nell'allevamento di animali, l'approvazione e la coltivazione di OGM e l'etichettatura della carne
clonata o dell'origine dei prodotti alimentari. Chiediamo che la Commissione UE imponga un Documento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
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divieto a progetti di fracking e di gas di scisto al fine di proteggere gli standard ambientali in
Europa. Il problema della legislazione conflittuale nel campo dei brevetti sulle forme di vita o del
libero scambio di sementi e animali non può finire nell'oblio e i diritti degli agricoltori in materia di
proprietà intellettuale devono essere salvaguardati.
Sei delle otto norme fondamentali sul lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL)
non sono state ratificate dagli Stati Uniti, compresi la convenzione riguardante la libertà sindacale e
il diritto alla contrattazione collettiva. L'agenda del TTIP non mostra alcuna ambizione al riguardo.
Noi Verdi intendiamo cooperare con i sindacati non solo per difendere ma anche per migliorare
gli standard in materia di lavoro.
Ci opponiamo anche a qualsiasi indebolimento degli standard europei fissati per i servizi di
pubblico interesse. Per esempio, la privatizzazione surrettizia dei servizi idrici o la limitazione delle
opzioni di aggiudicazione di appalti pubblici in base a criteri ecologici e sociali sono per noi
inaccettabili. Il TTIP non deve neanche mettere a repentaglio le norme favorevoli alle PMI su
entrambi i lati dell'Atlantico.
Noi Verdi rifiutiamo qualsiasi abbassamento degli standard relativi ad
ambiente, consumatori, agricoltura, prodotti alimentari, sanità, lavoro, cultura
o protezione di dati derivante dal TTIP.
PROTEZIONE DELLA NOSTRA ECCEZIONE CULTURALE
Poiché la protezione dell'eccezione culturale ha reso il settore audiovisivo un pilastro dell'identità
europea, riteniamo che debba perdurare invariata. La fine dell'eccezione culturale potrebbe,
potenzialmente, danneggiare il settore cinematografico, come testimoniato dall'impressionante
riduzione della produzione e della diversità registrata nel settore cinematografico sudcoreano negli
ultimi anni, dopo l'apertura completa del suo mercato agli investitori di Hollywood.
SVILUPPO E IMPLEMENTAZIONE DI STANDARD TRANSATLANTICI DI PROTEZIONE DEI
DATI
L'UE e gli Stati Uniti devono negoziare standard di riservatezza dei dati comuni fuori però
dall'ambito dei negoziati TTIP proposti, come prospettato dal TACD, ossia il dialogo transatlantico
dei consumatori. Desideriamo che venga concluso un accordo quadro sulla protezione dei dati
prima che possa essere accettato un accordo commerciale. È necessario discutere degli standard
di protezione dei dati nazionali e internazionali in modo ampio e pubblico, come pienamente
dimostrato dalle rivelazioni di Edward Snowden sulle attività dell'NSA. La protezione dei dati
costituisce un diritto fondamentale. Inoltre, come riconosciuto nell'accordo generale sugli scambi
di servizi (GATS) dell'Organizzazione mondiale del commercio, la protezione dei dati non deve
essere vista come una barriera non tariffaria al commercio.
MULTILATERALISMO COMMERCIALE A RISCHIO?
Il TTIP deve essere visto in un contesto più ampio, poiché avrebbe anche un impatto sui paesi Documento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
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europei che non fanno parte dell'UE legati da precedenti trattati bilaterali stipulati con l'UE. Noi
Verdi siamo sempre stati sostenitori di negoziati commerciali multilaterali nel quadro di una OMC
più democraticamente responsabile per instaurare relazioni commerciali internazionali eque. È
necessario, inoltre, prendere in considerazione la prospettiva globale, compreso il partenariato
transpacifico (TPP). Il TPP abbraccia nazioni che, nel loro insieme, rappresentano più del 40
percento del PIL mondiale. Insieme, TPP E TTIP rappresenterebbero più del 60 percento del PIL
globale. Entrambi i patti escludono la Cina e altre grandi economie, e ciò potrebbe avere un
impatto negativo sulla loro relazione con i paesi europei.
Vista anche la recente conclusione dell'accordo commerciale Canada-UE (CETA), il TTIP
stimolerebbe ulteriormente la corsa globale ad accordi commerciali bilaterali di ampia portata,
campo in cui l'UE è una forza trainante dal 2005, minando così il multilateralismo commerciale. In
modo analogo, gli Stati Uniti evitano il multilateralismo laddove sia oggetto di opposizione e
desiderano ora formare un club esclusivo con l'UE. Riteniamo che, a medio termine, ciò potrebbe
anche indebolire la posizione dell'UE a livello mondiale. Creando l'area di libero scambio
commerciale più grande mai esistita e portando l'integrazione economica a un livello
completamente nuovo mediante la convergenza normativa, il TTIP potrebbe trasformare del tutto
la fissazione di norme generali. Continuerebbe a emarginare l'OMC, perseguendo una strategia di
assoluto predominio dell'Occidente e forzando i paesi più deboli e più poveri a commerciare
rispettando norme che non hanno potuto influenzare in alcun modo. Potrebbe inoltre portare alla
formazione di blocchi economici rivali, minacciare la cooperazione globale e indebolire le iniziative
di riforma del sistema commerciale globale per affrontare meglio le sfide planetarie comuni,
soprattutto in materia di cambiamento climatico e protezione ambientale.
UNA DIFFERENTE ALLEANZA TRANSATLANTICA
La coalizione che sta promuovendo il TTIP è potente. Non è invincibile, però. L'ACTA è stato
battuto. Il partenariato transpacifico deve già far fronte a una fortissima opposizione. Noi Verdi
aiuteremo a creare, contro questa agenda del TTIP, ampie coalizioni con le organizzazioni della
società civile di tutti i settori, con i sindacati e, in particolare, con i gruppi di consumatori e i
difensori della democrazia. Le richieste principali sono trasparenza, difesa della democrazia e
salvaguardia degli standard, che non sono barriere commerciali ma il risultato di scelte legislative
esplicite per proteggere gli interessi dei cittadini e il bene pubblico.
Solleveremo queste questioni durante la campagna elettorale europea con un chiaro obiettivo:
sconfiggere questa agenda del TTIP.
Le nostre coalizioni devono anche erigere ponti che attraversino l'Atlantico. Lo scorso giugno,
abbiamo già interpellato ONG ed esperti sindacali degli Stati Uniti in materia di commercio,
invitandoli a Berlino, Bruxelles e Parigi per imparare gli uni dagli altri. Il dialogo transatlantico dei
consumatori è un utile forum per una cooperazione di questo tipo, così come lo sono altre reti
della società civile. Possiamo affiancarci alle associazioni dei consumatori negli Stati Uniti che sono
finora riuscite a mantenere i servizi finanziari praticamente fuori dall'agenda del TTIP perché non
vogliono che la normativa che regola i loro mercati finanziari venga minata. Recentemente, quasi
200 gruppi statunitensi e dell'UE hanno protestato contro l'ISDS.
Dobbiamo inoltre forgiare relazioni con la Assembly of State Legislators statunitense che si è
schierata contro l'ISDS. Dobbiamo allearci con i membri del Congresso che hanno protestato
pubblicamente contro la pressione del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti per Documento di posizione - "TTIP – Troppe promesse inaffidabili e rischi reali"
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indebolire la direttiva sulla qualità dei carburanti dell'UE, avvertendolo in una lettera che i suoi
sforzi per promuovere le sabbie bituminose "sarebbero contrari ai principi del piano di azione
climatico del governo Obama e rifletterebbero una visione miope degli interessi economici degli
Stati Uniti".
In seno al Congresso, da entrambi gli schieramenti si sono levate voci di energica opposizione alla
concessione del potere di approvazione accelerata dei trattati commerciali al governo Obama,
senza il quale non è possibile pervenire ad alcun accordo. Il TTIP non è pertanto un accordo
concluso. Negoziatori commerciali esperti mettono in dubbio la realizzabilità dell'estesa agenda del
TTIP. La concitata tabella di marcia fissata dai politici ignorando l'esperienza dei negoziatori
commerciali comincia già a sembrare quello che è sempre stata, ossia irrealistica. Come è possibile
che un accordo con così tante implicazioni possa essere negoziato con tanta fretta?
L'agenda del TTIP, così come è promossa dalla Commissione UE, non rappresenta il tipo di
alleanza transatlantica che noi Verdi auspichiamo. Non vogliamo un'alleanza transatlantica che
sarebbe inevitabilmente deleteria per gli standard da noi promossi nell'UE. Desideriamo
promuovere una cooperazione transatlantica come parte integrale di una cooperazione
multilaterale globale che supporti un New Deal verde che allinea gli sforzi verso un'economia
sostenibile a bassa emissione di carbonio, aspira alla giustizia sociale e affronta i cambiamenti
climatici e l'uso eccessivo di risorse. Un'armonizzazione al rialzo degli standard transatlantici
contribuirebbe sicuramente a tale obiettivo. Il sostegno a un mandato commerciale alternativo
potrebbe rivelarsi una promettente strategia comune. Una cooperazione volta a ridurre i sussidi ai
combustibili fossili sarebbe ottima. L'agenda del TTIP non è però orientata in questa direzione e
presenta troppi pericoli e rischi per essere accettabile.
Noi Verdi ci opponiamo pertanto al TTIP. Lo abbiamo già espresso nel nostro
Manifesto Comune: "Ci mobilitiamo contro qualsiasi accordo commerciale che
non rispetti questi principi e, pertanto, ci opponiamo al TTIP nella sua forma
attuale".
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