martedì 21 ottobre 2014

UNA MENSA AUTOGESTITA PER UNA VERA DECRESCITA

Una mensa comunitaria a scuola

by Citta invisibile
I genitori delle scuole fanno ogni giorno la spesa, cucinano e portano il pranzo a scuola. In questo modo si risolve il problema della mensa, i pasti sono sani e buoni, i costi si riducono, si integra il reddito di qualche famiglia e, soprattutto, si crea una maggiore coesione sociale. Una lettera solleva il problema mense con una proposta comunitaria per risolverlo. "Il tempo della passività rispetto alle istituzioni che devono dare risposte e noi qui ad attendere - si legge nella lettera - è terminato"
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Cara redazione di Comune,
nel nostro paese, Ceprano (9.000 abitanti, provincia di Frosinone) c'è stato un problema con l’organizzazione della mensa delle elementari, di sicuro analogo a quello di altri paesi e città. La proposta presentata al locale Comitato dei Genitori per cercare di risolverlo, e che qui vogliamo mettere in comune, è un'idea scaturita dalla discussione di un gruppo di persone, interessate in grado diverso dalla questione, che hanno deciso di vivere comunitariamente.
L’idea è semplice: uno o due genitori disoccupati dei ventiquattro alunni della classe del tempo pieno potrebbero fare la spesa, cucinare e portare il pranzo a scuola. Questo avrebbe numerosi pro: si risolverebbe il problema (e non si dovrebbe arrivare a febbraio come lo scorso anno); sarebbero pasti più sani e buoni di qualsiasi pasto preparato da un ristorante perché il gentore-cuoco/a starebbe molto attento alla qualità dei cibi preparati visto che li mangerà anche il proprio figlio o figlia; costerebbe molto di meno che se ci si rivolgesse a qualsiasi ristorante (si potrebbero spendere al massino 2,5/3 euro a fronte di una spesa preventivata di 5 o addirittura 6-7 euro); creerebbe maggiore coesione sociale e affiatamento tra i genitori e quindi a anche tra i bambini della classe; si integrerebbe il reddito di una o due famiglie (in un momento come questo, sarebbe una grande cosa, conosco almeno un paio di persone che sarebbero interessate, ma secondo me sarebbe meglio che la cosa fosse interna alla classe). E amcora: i genitori potrebbero mettersi d'accordo su dove andare a fare la spesa, magari pagare la consulenza di un nutrizionista o, semplicemente, usare il buon senso rispetto alla variazione degli alimenti. Quanto alla burocrazia, secondo noi l'unione fa davvero la forza in questi casi: se tutte le famiglie sono concordi e i genitori prendono formalmente su di loro la responsabilità di quello che fanno e propongono, il preside e il sindaco non potranno che prendere atto.
Insomma, a nostro avviso, il tempo della passività rispetto alle istituzioni che devono dare risposte e noi qui ad attendere è terminato, è il tempo di attivarsi, di trovare e proporre soluzioni creative, libere da schemi e cui siamo assuefatti.
Intanto, dopo qualche settimana, il problema sembra sarà risolto in modo “classico”: appalto a un ristorante (in realtà, dopo oltre un mese dall'inizio delle scuole, il servizio ancora non è partito, quindi i bambini vanno avanti a panini preparati il giorno prima dalle famiglie...). Al di là del caso specifico e della soluzione trovata, ci chiedevamo se ci fossero già stati altri casi simili in altre scuole: un precedente sarebbe qualcosa di molto positivo perché significherebbe che non solo si può fare, ma che è stato fatto.
Grazie a quanti vogliano segnalare e condividere la loro esperienza.
Per gli St’Orto, Mariangela Fiorelli
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Citta invisibile | ottobre 21, 2014 alle 12:40 pm | Etichette: ciboscuola | Categorie: Tinello | URL:http://wp.me/p2krhM-1mfh
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