MONDO
Uruguay: il ritorno del dottor Vázquez
Massimo Cavallini
Giornalista
Festejen uruguayos, festejen. Festeggiate uruguayani. Festeggiate perché vostra è la vittoria. Con queste parole – le stesse usate dieci anni fa, all’indomani del suo primo trionfo – il dottor Tabaré Vázquez ha celebrato domenica notte, di fronte ad una Avenida 18 de Julio ricolma di gente, di bandiere e di giubilo, il suo ritorno alla presidenza della Republica Oriental del Uruguay. E non v’è dubbio che proprio questo il suo ostentato “bis” intendesse rimarcare: la continuità d’una esperienza, anzi d’una duplice e convergente esperienza politica.
Quella cominciata nel 1980 quando, con il suo secco “No” nelreferendum sulla riforma costituzionale proposta dalla dittatura militare, il popolo uruguayano perentoriamente riaprì le porte ad una democrazia che in passato – prima di morire soffocata come molte altre tra le spire della Guerra Fredda – era stata forse la più istituzionalmente solida dell’America Latina. E che ricominciava allora, al termine d’una lunga notte, a camminare verso nuovi orizzonti. Prima con la fine della dittatura, nell’85. E poi, venti anni più tardi, con la prima vittoria del Frente Ampio, la rottura della gabbia del vecchio bipartitismo blancos-colorados e l’allargamento, finalmente, della sua base sociale.
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