di Paolo Cacciari*
Patrik abita a Lilla, Sylvie nell’Alta Savoia, Alejandra a Parigi. Non si erano mai incontrati prima direttamente. Lo hanno fatto quest’anno alla fiera di “Fa la cosa giusta!” di Palermo. Hanno in comune due cose: un vero amore per la Sicilia e un attivismo nei gruppi di acquisto d’oltralpe. “Abbiamo conosciuto i contadini delle aziende che forniscono i prodotti che compriamo durante i nostri viaggi e i nostri soggiorni siciliani. Abbiamo avuto modo di apprezzare non solo le loro produzioni biologiche di agrumi e olive, ma anche il loro modo di lavorare, di curare il territorio e di accoglierci quando andiamo a trovarli”, mi dicono. Due o tre volte all’anno organizzano approvvigionamenti di arance, limoni, mandorle, olio, conserve, marmellate e altri prodotti tipici locali che poi distribuiscono su prenotazione ai loro Gruppi di acquisto solidali.
Roberto Li Calzi è il promotore del consorzio di produttori agricoli Le galline felici e inventore di Sbarchi in piazza, vere incursioni nel “continente” con furgoni e bancarelle per promuovere “le arance come simbolo di uno scambio tra Sud e Nord improntato almutualismo e alla sostenibilità”. Ed è così che sono arrivati a farsi conoscere anche in Francia. Nino, Lella, Giovanni, Totò, Steni e tanti altri sono del comitato organizzatore di Fa la Cosa Giusta! Sicilia. A loro è piaciuta la sfida della “internazionalizzazione” delle produzioni biologiche locali e hanno organizzato un convegno per studiare i modi più corretti per farlo senza vendere l’anima al diavolo-mercato. La conclusione è stata abbastanza rivoluzionaria: la filiera corta non si misura in chilometri, ma nella qualità delle relazioni che si creano tra le comunità dei produttori e quelle dei consumatori. Se le attività di intermediazione sono cristalline e vengono svolte da mandatari conosciuti e fiduciari (i nostri Patrik, Sylvie e Alejandra, per intenderci) allora si può fare. Si crea così una economia di solidarietà su larga scala che valica i confini.
Mi vengono in mente tanti discorsi fatti in questi anni dalla Scuola dei territorialisti di Alberto Magnaghi (leggi ad esempio Bioregione versus megacity, ndr) sul “glocale” e sulla “autarchia cosmopolita”. L’economia eticamente orientata (cioè morale) non è privazione. Non è proibito magiare un mandarino a Parigi o un dattero il pranzo di Natale da noi. L’importante è che sappiamo chi, dove, come l’ha prodotto e se il contadino ne ha ricavato abbastanza per vivere degnamente.
* Paolo Cacciari è autore di articoli e saggi sulla decrescita e sui temi dei beni comuni. L'articolo di questa pagina è stato pubblicato anche su Left. Il suo nuovo libro, Vie di fuga (Marotta&Cafiero) – un saggio splendido su crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita - è leggibile qui nella versione completa pdf (chiediamo un contributo di 1 euro), chi è a Roma e preferisce la copia cartacea può scrivere invece a info@comune-info.net. |
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