Non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone. Rimane forse questo l'insegnamento più prezioso di Audre Lorde, una verità senza tempo che è anche espressione di autentica, elevata saggezza. Venuta al mondo ad Harlem, New York, il 18 febbraio di 81 anni fa, Audre era solita presentarsi senza giri di parole: sono nera, lesbica, femminista, guerriera, poeta, madre. La sua è stata una vita breve e straordinariamente intensa: operaia e insegnante di lingua inglese, infermiera e animatrice di conferenze, Audre non ha mai nutrito dubbi: le nostre visioni sul mondo cominciano con i nostri desideri. Perché se "i padri bianchi ci hanno detto: penso, dunque sono", sarà la madre nera che c'è dentro ciascuna di noi – la poeta – a sussurrare nei nostri sogni le parole che svelano una misteriosa, intima percezione di libertà
Audre negli anni della sua permanenza a Berlino. Foto tratta da Leeds Queer Film Festival
di Barbara Bonomi Romagnoli
«Sono nera, lesbica, femminista, guerriera, poeta, madre». È così che si presentava Audre Lorde, nata il 18 febbraio 1934 nel quartiere di Harlem a New York, da genitori originari di Carriacou nei Caraibi, e morta dopo una lunga lotta contro il cancro nel 1992 a soli 58 anni.
É stata ricordata in Italia in un incontro dal titolo «Il valore della differenza – L’attualità del pensiero di Audre Lorde – Convegno Internazionale di studi» [Bologna, 2006] ma purtroppoè ancora poco conosciuta e pochissimo tradotta in italiano. Audre Lorde «ha sfidato razzismo, omofobia, sessismo e classismo con grande impegno ed efficacia, partecipando in modo trasversale ai movimenti sociali che hanno segnato la seconda metà del secolo scorso, non solo in Nordamerica: Black Arts e Black Liberation, Women’s Liberation e Lesbian and Gay Liberation.
Convinta internazionalista, Lorde ha creato connessioni fra donne all’interno degli Stati Uniti, nei Paesi caraibici, sua origine, in Europa, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda» – è stato scritto nell’introduzione al convegno bolognese e non c’è dubbio che Lorde sia statauna donna spiazzante, anticonformista, anticipatrice di alcune tematiche importanti, come quando scrive sul potere erotico femminile nascosto e svilito dalla cultura occidentale. Del resto Audre amava dire che «non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone»: un monito rivolto a chi vorrebbe fare le rivoluzioni senza sovvertire linguaggi e immaginari, senza entrare in reale conflitto con il sistema maschilista e patriarcale che le donne subiscono.
Audre ha fatto tanti mestieri, dall’infermiera all’impiegata, dall’operaia alla bibliotecaria e ha poi insegnato inglese all’Hunter College di New York, viaggiando in tutto il mondo per tenere conferenze e seminari. Ha scritto tantissimo, molte poesie. Le sono stati dedicati alcuni bei film: «A Litany for Survival: The Life and Work of Audre Lorde» Ada Gay Griffin [Usa, 1995], «The Body of a Poet – A Tribute to Audre Lorde» di Sonali Fernando [Gran Bretagna, 1995] e «The Edge of Each Other’s Battles: The Vision of Audre Lorde» di Jennifer Abod [Usa, 2002].
Audre non aveva dubbi, le nostre visioni sul mondo cominciano con i nostri desideriperché se «i padri bianchi ci hanno detto: penso, dunque sono. La madre Nera dentro ciascuna di noi – la poeta – sussurra nei nostri sogni: sento, dunque posso essere libera. La poesia conia il linguaggio per esprimere e autorizzare questa esigenza rivoluzionaria, l’adempimento di questa libertà. […] Perché non esistono nuove idee. Ci sono soltanto nuovi modi di farle sentire – di esaminare cosa sembrano queste idee vissute di domenica mattina alle sette, dopopranzo, durante l’amore sfrenato, facendo la guerra, partorendo, piangendo la nostra morte – mentre soffriamo per le vecchie brame, combattiamo i vecchi ammonimenti e le paure di restare silenziose e impotenti e sole, mentre saggiamo nuove possibilità e forze».
Questo articolo è tratto dalle scor-date, un appuntamento quotidiano del blog di Daniele Barbieri e altri che viene ripubblicato nella versione rinnovata e, se possibile più scintillante, di quello stesso prezioso blog: la bottega del Barbieri. Per «scor-data», precisava il funambolico ideatore, si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione la gente sedicente “per bene” ignora, preferisce dimenticare o rammenta “a rovescio”. |
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