Elezioni Turchia: Erdogan riconquista la maggioranza assoluta. Con 90% delle schede scrutinate, Akp al 50,5%
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Il presidente Recep Tayyip Erdogan torna a essere padrone assoluto in Turchia. Con il 90% delle schede scrutinate, il suo partito Akp si aggiudica la maggioranza assoluta dei seggi (50,5%), annullando così lo sgradito risultato delle elezioni di giugno.
In bilico il futuro del partito filo-curdo Hdp, che rischia di non superare la soglia monstre di sbarramento del 10%, rimanendo così fuori dal Parlamento. Lo indicano i dati della tv privata Ntv, secondo cui con il 90% dei seggi scrutinati sarebbe al 9,9%. Se effettivamente il partito filo-curdo Hdp restasse fuori dal Parlamento, il partito Akp del presidente Erdogan potrebbe anche ottenere la maggioranza dei 2/3 dei seggi necessaria per cambiare da solo la Costituzione in senso presidenzialista, come ha più volte auspicato lo stesso Erdogan.
A questo punto dello spoglio, il partito socialdemocratico Chp sarebbe al 23,8%, mentre il nazionalista Mhp all' 11,7%. Tutti i partiti di opposizione a Erdogan farebbero quindi registrare un calo. I dati, al momento, non sono exit poll né proiezioni.
Altissima l'affluenza: con oltre l'80% dei seggi scrutinati, è all'87,2%. Nel voto del 7 giugno scorso la partecipazione si fermò all'83,9%.
L'obiettivo dichiarato di Erdogan è non solo ottenere ovviamente la maggioranza assoluta per il suo partito ma cambiare la costituzione turca in senso presidenzialista. Il parlamento turco è composto da 550 seggi. Per formare un governo ne occorrono almeno 276, mentre con la maggioranza qualificata dei 2/3 (367 seggi) è possibile cambiare la Costituzione. Tuttavia, se una riforma costituzionale viene votata da almeno 330 parlamentari può successivamente essere approvata attraverso un referendum popolare.
A Diyarbakir, nel sud-est del Paese, si sono registrati scontri tra polizia e manifestanti curdi. Le forze di sicurezza turche
hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere manifestanti curdi scesi in piazza a Diyarbakir, nel sud-est del Paese, per esprimere la rabbia per il trionfo elettorale del Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Gli scontri sono scoppiati davanti alla sede locale del filo-curdo Partito democratico del popolo (Hdp). Decine di manifestanti hanno lanciato sassi contro gli agenti e hanno bloccato una delle strade principali della città, dopo che i dati parziali mettevano in dubbio il superamento da parte dell'Hdp della soglia del 10% necessario per portare di nuovo propri deputati in Parlamento.
hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere manifestanti curdi scesi in piazza a Diyarbakir, nel sud-est del Paese, per esprimere la rabbia per il trionfo elettorale del Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Gli scontri sono scoppiati davanti alla sede locale del filo-curdo Partito democratico del popolo (Hdp). Decine di manifestanti hanno lanciato sassi contro gli agenti e hanno bloccato una delle strade principali della città, dopo che i dati parziali mettevano in dubbio il superamento da parte dell'Hdp della soglia del 10% necessario per portare di nuovo propri deputati in Parlamento.
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