giovedì 24 dicembre 2015

parlare di fattorie verticali

fattoria verticaleContinuare a vivere in città senza peggiorare il riscaldamento globale? È possibile, secondo l'architetto Vincent Callebaut. La città deve diventare intelligente, a basse emissioni di carbonio, autosufficiente dal punto di vista energetico grazie ad un'economia circolare dove tutto puo' essere riciclato all'infinito. Un modo per riconsiderare l'agricoltura urbana.
Da adolescente, Vincent Callebautnon voleva diventare un architetto, ma un orticoltore, affascinato com'era dal giardino dei suoi genitori e dal frutteto dei suoi nonni. Di origine belga, è cresciuto in una cittadina mineraria del Borinage, ai tempi in piena de industrializzazione. Ma sognava un giorno di vivere a Parigi. Sogno realizzato dopo aver studiato architettura a Bruxelles.
Appartiene alla generazione ecologica allevata con tutte le previsioni più ansiogene. E che immagina fattorie urbane a New York e Parigi. Le città possono produrre come i campi? Funzionare come villaggi virtuosi?
Lei sottolinea il carattere generazionale del suo lavoro ...
A 20 anni, eravamo già condannati ad aspettare la fine del mondo differenziando la spazzatura e spegnendo la spia luminosa della nostra televisione. Ma io appartengo anche alla generazione 2.0., quella che interconnette i saperi. Tra le nuove tecnologie della comunicazione e nuove tecnologie di rinverdimento delle città, possiamo creare progetti ibridi portando la campagna nelle città. Gli architetti della mia età vogliono tutti costruire edifici a energia positiva, scollegati dalle reti energetiche tradizionali, e percio' dai combustibili fossili. La mia professione di architetto mi ha permesso di fare proposte per uscire da questa logica di crisi imposta".
Alcuni dei vostri piani sembrano usciti da un film di fantascienza.
Bisogna immaginare futuri possibili e avere progetti entusiasmanti. Il crocevia di vincoli in cui viviamo è in realtà favorevole al rinnovamento. Quindi io non ho esitato a lavorare su progetti "manifesto" che possono sembrare utopici, ma che sono realizzabili tecnicamente ed economicamente.
Come ad esempio Dragonfly (Libellula), una fattoria verticale a New York lungo l'East River. Per questo prototipo di fattoria urbana gestita dai suoi stessi abitanti, abbiamo collaborato con il MIT[Massachusetts Institute of Technology] che era già ben avanzato sull'agricoltura verticale. Abbiamo anche creato un progetto di isole galleggianti per i rifugiati climatici, Lilypad.
Alla base di questi progetti, c'è il concetto di smart city ...
Una città intelligente deve essere auto-alimentata e a differenza di cio' che succedeva prima, i rifiuti devono diventare risorse. Potremmo, ad esempio, riciclare i rifiuti delle aziende agricole verticali in facciate fatte di acquari alimentati da bioreattori a base di alghe verdi - quelle che troviamo sulle spiagge di Normandia e Bretagna – che trasformano i rifiuti organici in biocarburante. Nella parte inferiore della torre, lagune di fitodepurazione garantirebbero il riciclaggio di tutte le acque reflue dell'edificio, in stagni decorati da pesci e piante. La pescicoltura permette sì di fornire pesce, ma anche di riciclare tutti i nutrienti contenuti nelle loro deiezioni come concime naturale per le piante dei giardini pensili. Si tratta di creare un'economia circolare in cui tutto si trasforma all'infinito.
Dragonfly, per esempio, è la giustapposizione di una torre di uffici con una torre - giardino di abitazioni. Di notte, il calore - compreso quello dei data center – è reindirizzato verso gli alloggi. Spesso l'intelligenza della città risiede semplicemente nella sua riprogrammazione.
Perchè tanta vegetazione?
E' un modo per combattere contro il forte calore urbano. Abbiamo notato, nell'ultima ondata di caldo in Francia, che le temperature erano ancora più elevata nelle aree
urbane. Noi viviamo in ambienti grigi troppo impermeabili, bisognerebbe trasformarli in
città verdi permeabili. Una città in grado di assorbire l'acqua piovana e di bioclimatizzarsi naturalmente. Per questo, dobbiamo limitare il numero di facciate minerali e sostituirle con tetti e facciate verdi.
Abbiamo anche in programma di tornare all'agricoltura urbana. Potremmo produrre il 30% dell'agricoltura biologica consumata dai parigini. Siccome tutto è inquinato, vogliamo recuperare siti agricoli.
Sarebbe un cibo più costoso?
Al contrario, eliminandole spese di trasporto e quelle di refrigerazione, riduciamo i costi. E' un modo per invitare i cittadini a diventare protagonisti dell'economia locale e della solidarietà. Con l'agricoltura urbana, proponiamo nuovi posti di lavoro che non esistono ancora. Incrociando un architetto con un ingegnere agronomo, un orticoltore con un droghiere di vendita al dettaglio. Dobbiamo abbattere le barriere tra le discipline esistenti. Creare nuovi posti di lavoro un po' funambolici che prendano in considerazione i desideri schizofrenici delle nostre società: essere geek[è un termine di origine anglosassone che indica una persona eccentrica o non collocabile nella massa, con una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale o in un altro speciale campo di interesse, che lo porta a essere percepito come troppo intellettuale(Wikipedia)], ma anche arrampicarsi sugli alberi.
di Catherine Calvet

Nessun commento:

Posta un commento