mercoledì 27 gennaio 2016

ADHD:la malattia fittizia

Adhd: una malattia fittizia

by JLC
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di Maurizio Parodi*
Lo psichiatra statunitense Leon Eisenberg, il padre scientifico dell'Adhd (acronimo inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), nella sua ultima intervista a Der Spiegel (2011) ha detto: "L'Adhd è un ottimo esempio di malattia fittizia", dunque inventata.
Ciononostante la "malattia" continua a infestare i manuali diagnostici e statistici. Sono tra l'1 e il 3 per cento i bambini affetti da Adhd, con una maggiore concentrazione nelle società più industrializzate. In Germania, l'uso di farmaci per curare il deficit di attenzione è passato da 34 kg (nel 1993) a 1.760 kg (nel 2011), con un aumento di 51 volte nelle vendite. Negli Stati uniti l'incidenza (crescente) è dell'8,4 per cento (ben 5,3 milioni di diagnosi) con un incremento del 66 per cento tra il 2000 e il 2010. Sempre negli Usa, il 90 per cento dei bambini iperattivi è curato con psicofarmaci.
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Insomma, i bambini che non stanno tranquilli mentre la maestra spiega (magari cose inutili, noiose, incomprensibili…), che disturbano il compagno di banco (forse per consentire alla propria residua vitalità, mortificata dall’esercizio scolastico più pedestre, di sopravvivere nelle forme di una socialità «clandestina») diventano piccoli ammalati, «da curare»: una pillola ogni due-tre ore e l’alunno sta tranquillo, al suo posto. È formula magica suadentemente recitata negli annunci pubblicitari, in spregio alle rigide norme statunitensi che vietano di rivolgersi direttamente ai consumatori per propagandare prodotti farmaceutici che possono creare dipendenza - un eloquente dato sociale: le loro prescrizioni sono tra le più rubate.
Va ricordato che, dopo trent'anni di ricerca e migliaia di esperimenti compiuti in prestigiose università, non vi sono ancora prove scientifiche certe dell’esistenza della malattia che il farmaco dovrebbe curare. Per contro, si è notato che i disturbi lamentati spesso si attenuano quando gli scolari sono in vacanza o nei casi in cui si presti loro maggiore attenzione. Eppure l’Adhd viene trattata alla stregua di una malattia biologica, anche se non esiste alcuna possibilità di verifica in tal senso; d’altra parte, se sussistessero prove biologiche, diverrebbe una malattia «fisica», neurologica (non sarebbe nemmeno di competenza psichiatrica) accertabile con esami del sangue o altro test di laboratorio; invece non è mai stato trovato alcun marcatore biochimico, neurologico o genetico per il disturbo da deficit di attenzione, d'altra parte risulta dubbia l'attività di associazioni come la Chadd (Children and Adults with Adhd) che ogni anno riceve oltre un milione di dollari dalle grandi industrie farmaceutiche per finanziare iniziative di sensibilizzazione.
La malattia è fittizia, ma gli interessi economici sono veri. E i danni per la salute anche mentale di bambini e ragazzi drammaticamente reali.

* Dirigente scolastico, attivo nel Coordinamento Genitori Democratici (Cgd), vive a Genova. Tra i suoi libri: Scuola – laboratorio di pace (Junior, 2003), Basta compiti! Non è così che si impara (Sonda, 2012) e Gli adulti sono bambini andati a male (Sonda, 2013). Altri suoi articoli sono leggibili qui

DA LEGGERE
C’è un’ossessione scientista che si aggira nella scuola: gli insegnanti leggono la realtà sempre più solo tramite la lente della diagnosi clinica. Si tratta di una conseguenza dell’individualismo competitivo sfrenato, dell’egocentrismo consumistico, della concezione svalorizzante della cultura umanistica considerata come inutile. Troppi insegnanti mettono così l’accento sui sintomi, le incapacità e i problemi e non vedono le potenzialità, le capacità e gli interessi dei loro alunni. Occorre tornare a educare per sostituire lo sguardo diagnostico con quello pedagogico

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