Per
valutare un Sindaco è necessaria la memoria
Ecco
qui sotto il programma elettorale del Sindaco Berruti con le tante
promesse del 2005 non mantenute
-continuare
lo sviluppo del porto
-aiutare
il riposizionamento e la modernizzazione del sistema del commercio,
dei servizi e delle imprese artigiane
-inventare
un polo di eccellenza della ricerca e dell’innovazione tecnologica
e industriale
-rilanciare
i programmi di edilizia sociale
-promuovere
accordi di edilizia privata a canone di locazione a prezzo calmierato
-elaborare
un piano di aree di parcheggio nei quartieri periferici
-migliorare
il trasporto pubblico
-ampliare,
anche al di fuori del centro, le aree pedonali
-preservare
un ruolo
centrale
delle società pubbliche del servizio idrico e della gestione dei
rifiuti
-sostenere
iniziative culturali che possano superare i confini locali
-discutere
e valutare ogni trasformazione urbanistica sulla base di una chiara
enunciazione del bilanciamento tra i vantaggi privati e i benefici
pubblici
-
contribuire a contrastare l’evasione fiscale
-chiedere
nuove forme di democrazia allargata
-valorizzare
il dibattito del consiglio e delle sue commissioni
-offrire
opportunità di partecipazione alla società civile
-realizzare
una città fisica a misura d’uomo, con tanti servizi e opportunità
Le direttrici dello sviluppo della nostra Savona
Federico
Berruti
candidato
sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni comunali
dicembre
2005
La
nostra Savona non è un’isola, e il suo sviluppo si colloca in un
quadro ampio, che riguarda la provincia e, più complessivamente, il
Nord-Ovest.
D’altro
canto anche Savona, come tutte le città, presenta opportunità e
vincoli specifici.
Alcuni temi, quindi, devono essere inquadrati
in un’area più vasta e in una logica di sistema, altri invece
vanno studiati e lavorati in una logica differenziale.
Quali
sono dunque – tra integrazione e specificità - le grandi
direttrici dello sviluppo di Savona?
A
mio avviso nel medio e lungo periodo sono tre, l’una legata alle
altre: l’inversione
demografica,
il lavoro,
la qualità
della vita.
Noi
savonesi siamo troppo pochi, e tra noi i giovani sono troppo pochi.
Una
città che voglia porsi come capoluogo, come centro locale dello
sviluppo sociale, economico, culturale, deve avere una dimensione che
consenta di mobilitare una massa critica minima di risorse
finanziarie, umane, intellettuali.
Se
guardiamo alle più avanzate realtà della provincia italiana, ci
accorgiamo che le città hanno un numero di residenti
significativamente maggiore di quello di Savona.
Del
resto, Savona nel 1980 aveva 75.000 abitanti, e oggi ne ha meno di
62.000. Inoltre, siccome lo sviluppo di qualità si fonda su
innovazione, orientamento al futuro, propensione al rischio, è
chiaro che il motore dello sviluppo sono i giovani, in particolare
quelli con molte idee e pochi soldi in tasca, che devono inventarsi
nuovi percorsi di vita, aprendo così nuove strade per se stessi e
per chi viene dopo.
La
dinamica demografica savonese preme invece in direzione opposta.
L’inversione demografica significa quindi attirare a Savona più
giovani, sia che nascano qui, sia che ci vengano a studiare, a
lavorare, a vivere. È un programma epocale, lungo, difficile, e
proprio per questo bisogna lavorarci da subito.
Non
ci può essere una vera prospettiva di benessere e di progresso
civile senza adeguate opportunità di lavoro.
Il
mondo del lavoro sta mutando profondamente, e l’atteggiamento nei
confronti del lavoro è diverso per ciascuno di noi. Una parte del
mondo del lavoro chiede di avere anche oggi, come è accaduto in
passato, stabilità, garanzie, tutela dei diritti. Altri, pur
lamentandosi del rischio che deriva dall’incertezza, tengono alla
propria autonomia, perché nel lavoro indipendente trovano un maggior
valore di senso, una sfida più appagante. Come è stato osservato, è
davvero in corso una trasformazione epocale in cui l’an-tropologia
del lavoro cambia come fece nella rivoluzione industriale.
Il
futuro di Savona dipende da quanto in città e intorno alla città si
offriranno opportunità di lavoro sia per chi cerca stabilità sia
per chi sceglie l’autonomia. Far rimanere a Savona i nostri
giovani, farne arrivare di nuovi, guardare con più fiducia a un
futuro savonese per i nostri figli: per ottenere questi risultati
bisogna creare lavoro in quantità e di qualità.
Non
è il sistema pubblico che potrà creare lavoro, sono le imprese. Il
ruolo del sistema pubblico è quello di programmare e favorire una
crescita economica di qualità, basata su fattori di competitività
che non sfruttino né l’uomo né la natura, ma che valorizzino e
traggano il meglio dall’uno e dall’altra.
Un
sentiero di crescita economica così si può innescare: si tratta in
parte di continuare
quello che è già stato avviato con lo sviluppo del porto degli
ultimi anni, allungando la filiera verso la logistica; in parte di
aiutare
il riposizionamento e la modernizzazione, già in corso ma da
rinforzare, del sistema del commercio, dei servizi e delle imprese
artigiane;
in parte di inventare
quello
che non c’è ancora, un
polo di eccellenza della ricerca e dell’innovazione tecnologica e
industriale,
una vera e propria cittadella
dell’inno-vazione
che proietti Savona nell’economia della conoscenza del terzo
millennio.
Per promuovere una crescita economica così
composta bisogna coalizzare intelligenze, progettualità pubblica,
capitali pubblici e privati. Anche in questo caso, proprio perché è
difficile e ci vuole tempo, bisogna lavorare da subito su visioni a
10 anni e oltre.
L’Italia
del 2005 emerge dalle analisi sociologiche come un paese
disorientato, affaticato, pessimista, avvolto addirittura da una
patina di disamore per se stesso. Savona si colloca sostanzialmente
in questo quadro. Il clichè
della crisi è superato: siamo una città, un paese che più che in
crisi è in stand
by,
in folle, alla ricerca di un’idea di futuro sulla quale rimettersi
in gioco.
L’unico punto di appoggio che appare solido è
quello del territorio, della comunità locale, della città. È nella
città, nei suoi servizi, nella vita comunitaria, nella sua fisicità,
che cerchiamo solidarietà, serenità, cura per la persona e per la
famiglia, vitalità.
L’idea
di sviluppo che si diffonde, negli anni della globalizzazione dei
mercati, ruota intorno al valore della qualità
della vita.
È un valore complesso, composto di elementi materiali e immateriali,
nel quale gli ingredienti hanno proporzioni diverse per ciascuno di
noi.
A
Savona possiamo tradurre una condizione di iniziale marginalità –
quella di una piccola città di provincia – in un’opportunità.
Da noi è più facile ( meglio: meno difficile ) realizzare
davvero una città fisica a misura d’uomo, con tanti servizi e
opportunità
facilmente accessibili.
La
riqualificazione urbana della città fisica deve progredire offrendo
spazi pubblici di qualità a tutta la città, seguendo temi
architettonici legati all’identità e alla vocazione dei diversi
quartieri.
Così, solo per ipotizzare qualche linea di
sviluppo, la valorizzazione del Priamàr e della sottostante area
ex-ITALSIDER possono completare il recupero della Darsena con una
forte valenza di usi pubblici; il fronte mare, dal prolungamento a
mare, passando per la foce del Letimbro e giungendo fino a Zinola,
può essere valorizzato ed integrato nella città sviluppando una
“promenade” di qualità, che abbracci tutto il territorio
comunale; nei quartieri che hanno un rapporto forte con l’entroterra
e con la tradizione, come Santuario, Lavagnola, Valloria, si deve
tutelare e proteggere l’ambiente, e sviluppare un disegno urbano
che valorizzi il territorio offrendo nuove occasioni di sviluppo
legate all’ospitalità e al tempo libero; a Legino si può
sviluppare una nuova identità, legata alla ricerca, all’innovazione
ed all’Università.
D’altro canto c’è, non meno importante,
un’esigenza di manutenzione diffusa, sia nel centro che nelle
periferie della città, così come la necessità di migliorare la
pulizia ed il decoro degli spazi pubblici e di aumentare la dotazione
di aree verdi e di impianti sportivi.
Pensando
allo sviluppo urbano, è centrale il tema della casa. La difficoltà
nell’accesso alla casa è uno degli ostacoli che i giovani ( ma non
solo loro ) incontrano nella creazione di un proprio nucleo familiare
autonomo, e quindi è indispensabile avviare una politica abitativa
inclusiva, rilanciando
i programmi di edilizia sociale
e promuovendo
accordi di edilizia privata a canone di locazione a prezzo
calmierato.
Certo
una fruizione serena della città – della nostra Savona, ma direi
che il problema è diffuso – si scontra con la difficile mobilità
nei giorni e nelle ore di punta. Pensare di avere la bacchetta magica
è ingenuo, però bisogna lavorare sul problema, studiando come si
potrebbero valorizzare le aree di Piazza del Popolo destinate alla
proprietà pubblica ( valutando, tra le altre, anche l’ipotesi di
un city
park
sotterraneo ), elaborando
un piano di aree di parcheggio nei quartieri periferici,
valutando le opportunità di migliorare
il trasporto pubblico
da
un lato, di ampliare,
anche al di fuori del centro, le aree pedonali
dall’al-tro.
La
qualità dell’ambiente è parte essenziale della qualità della
nostra vita. A Savona è oggi nostro interesse preservare
un ruolo centrale delle società pubbliche
nel settore dei servizi, dal
servizio idrico alla gestione dei rifiuti,
per evitare che si rafforzino rendite di posizione private a scapito
della collettività.
Possiamo
farlo lungo un sentiero di crescita dimensionale delle aziende
pubbliche, che deve avvenire con progressive integrazioni, a scala
comprensoriale, provinciale e regionale, nel quadro fissato dalla
programmazione provinciale, che conduce tra l’altro ad un prossima
chiusura della discarica di Cima Montà.
Dobbiamo
proiettare Savona nel mondo delle tecnologie informatiche e di
comunicazione, che rivestono un’importanza fondamentale sia per la
qualità della vita sia per la capacità di attrazione degli
investimenti. Un’ipotesi di intervento è quella di sfruttare tutte
le occasioni di manutenzione dell’illuminazione pubblica per dotare
la città di dorsali di trasmissione dati ad alta velocità ed alta
capacità,
con priorità alle zone strategiche di sviluppo, quali quelle del
campus universitario, dei nuovi insediamenti produttivi, del porto e
dell’incubatore, combinando dorsali fisse e “spot wi-fi”.
Accanto alla dimensione fisica della nostra
Savona, così visibile, ve n’è un’altra, immateriale ma non meno
determinante ai fini della nostra qualità della vita, costituita
dalla complessa e multiforme intelaiatura di politiche sociali,
educative e culturali.
Savona
dispone di un solido stato sociale, che, nella saldezza dei suoi
valori solidaristici di fondo, deve essere continuamente adattato
nella programmazione e nei meccanismi operativi per corrispondere al
cambiamento dei bisogni e per mobilitare il massimo di risorse
pubbliche e private. Si incrociano in questo ambito i grandi temi
specifici - dell’infanzia nelle famiglie con genitori che lavorano;
della malattia, non solo nel suo aspetto patologico, ma anche nei
suoi riflessi sulle relazioni umane e sui rapporti sociali; degli
anziani, della loro solitudine, del sostegno alle loro famiglie
quando non sono più autosufficienti - con altri temi, meno
tradizionali e più trasversali, come quello del lavoro e dei suoi
tempi, che spesso non coincidono con i tempi necessari per accudire i
figli e gli anziani o per curare i malati, e quello della coesione di
una società progressivamente multietnica.
Accanto alle politiche sociali, la qualità
della nostra vita municipale trae alimento dalla vivacità della vita
culturale. La cultura savonese è ricca di soggetti e di proposte, ma
non per questo è semplice mettere in campo una strategia di
animazione culturale.
Puntare
ad una visione di sistema che collochi strategicamente il settore
culturale all’interno dell’eco-nomia, della crescita del
territorio e della vita della comunità; sostenere
iniziative culturali che possano
aspirare a raggiungere dimensioni efficienti e a superare
i confini locali;
investire su progetti di non breve periodo: questi orientamenti
possono aiutare a fare scelte di qualità.
Su
questi grandi temi, come su altri, si svilupperà nei prossimi mesi
un intenso dibattito politico. Savona è una città colta, matura, e
senza dubbio ci sono le risorse umane e le competenze per elaborare
buoni programmi. Quali sono le condizioni perché si riesca a
realizzarli?
Certamente
molte, tuttavia due mi sembrano critiche, perché sono necessarie, e
perché oggi appaiono molto difficili da soddisfare.
La
prima condizione riguarda le risorse.
Per
realizzare progetti ambiziosi bisogna essere in grado di attivare
grandi capitali. Una parte di essi deve essere pubblico, perché
Savona ha bisogno di grandi progetti pubblici, però il bilancio del
Comune è ogni anno più difficile, e non è semplice intervenirvi.
Uno
dei motivi di difficoltà è che le regole della valorizzazione
urbana favoriscono la rendita, spesso a discapito dell’interesse
generale: quando si trasforma una parte di città si crea da un lato
un aumento del valore immobiliare e dall’altro un costo per la
realizzazione delle infrastrutture e degli spazi pubblici. Il gioco è
però diseguale: il primo è a favore del privato e il secondo a
carico del pubblico, e il riequilibrio che dovrebbe avvenire tramite
gli oneri dovuti dai proprietari a favore del Comune è spesso
insufficiente. Questo è un problema che ha a che fare con le norme,
e che quindi deve essere valutato con grande cura ed equilibrio.
Sulla base di criteri il più possibile trasparenti, ogni
trasformazione urbanistica deve essere discussa, valutata e decisa
sulla base di una chiara enunciazione del bilanciamento tra
i vantaggi privati da un lato, i costi e i
benefici pubblici dall’altro,
cercando di realizzare un rapporto equo tra pubblico e privato, che
non penalizzi l’iniziativa privata ma che consenta una forte
ridistribuzione della rendita immobiliare.
In
parallelo, il
Comune deve contribuire a contrastare l’evasione fiscale.
Parte della ricchezza che si forma nel mercato immobiliare sfugge al
fisco, erariale come locale: bisogna correggere tale distorsione in
modo da poter rivedere, nel senso dell’equità, la fiscalità
immobiliare, compresa l’ICI, e aumentare le risorse disponibili per
spazi ed infrastrutture pubblici, in modo da aumentare ancor di più
la qualità urbana.
La
seconda condizione riguarda la forza politica che si saprà porre a
sostegno dei grandi progetti.
A
livello generale come a livello locale emerge una domanda crescente
di informazione, di ascolto dei cittadini, soprattutto di
partecipazione alle decisioni. Mentre negli anni ’80 e ’90
l’enfasi era sull’efficienza delle decisioni, oggi ( forse alle
luce dei risultati ) si torna a chiedere
nuove forme di democrazia allargata.
Bisogna interpretare correttamente queste istanze, evitando di
sottovalutarle da un lato, di diluire le responsabilità dall’altro.
Intanto
si tratta di ragionare sul funzionamento delle istituzioni, e in
particolare del consiglio comunale. La riforma che ha condotto
all’elezione diretta del sindaco rischia di ridurre il ruolo del
consiglio comunale, depotenziandone nella prassi il ruolo di
indirizzo e di controllo. Alla lunga, se questo avviene è la
complessiva azione dell’ente che diventa più debole. Alla luce
dell’esperienza di questi primi anni di applicazione della riforma,
è possibile adottare – e se opportuno statuire – forme di
esercizio del potere esecutivo che, senza nulla togliere ad esso,
valorizzino
il dibattito del consiglio e delle sue commissioni,
consentendo in tal modo, tra l’altro, di massimizzare il contributo
che la dialettica tra maggioranza ed opposizione può apportare
all’azione di governo nell’interesse generale della città.
In
secondo luogo si tratta di offrire
opportunità di partecipazione alla società civile.
Questo può significare molte cose diverse, anche complementari tra
loro. Esistono abbondanti esempi e molti strumenti possibili, si
tratta di individuare le soluzioni più adatte a Savona, senza
particolari rigidità teoriche. Il punto sostanziale però mi sembra
chiaro: riuscire a realizzare una vera unità di intenti nella città.
Unità
di intenti non significa essere tutti d’accordo su tutto, ma, anche
nel disaccordo, sapere che tutti facciamo il massimo possibile con
l’unico obiettivo di sviluppare la città.
Savona
è una vecchia città, che ha conosciuto la guerra, l’occupazione,
la povertà, il terrorismo. Forse avrebbe diritto di riposare, e
lasciare ad altri di rischiare e sperimentare, godendosi un lento,
forse soffice, certamente malinconico declino verso un ruolo di
piccola città residenziale.
Questo
però non è nelle nostre corde, nelle nostre radici, nei nostri
valori. Faremmo davvero, noi savonesi del 2000, un torto a chi ci ha
preceduto, affrontando prove durissime per il progresso, la giustizia
e la solidarietà, e vincendole.
La
nostra Savona ci chiama, invece, ad una dura, faticosa salita verso
un modello di città nuovo, per molti versi oggi incognito, ma che
ambisca a rappresentare il meglio di una moderna italianità.
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