giovedì 2 giugno 2016

una parata

Ecco, a questa parata parteciperei

by JLC
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di Matteo Saudino*
Tutte le parate hanno un carattere ideologico e una dimensione folkloristica spesso di dubbio gusto, da quelle politiche a quelle religiose, da quelle sportive a quelle commerciali. Parate per l'indipendenza, parate per s. Gennaro, parate per lo scudetto della Juventus, parate di majoret e sbandieratori per la sagra del tartufo bianco. O finte parate sindacali per evitare conflitti reali.
Tra le parate più ipocrite, spiccano ovviamente quelle militari: massacri di uomini e donne celebrati come gesta eroiche, rovinose sconfitte tramutate in giornate di orgoglio nazionale, conquiste e invasioni diventate imprese di liberazione e civilizzazione, guerre volute da pochi trasformate in guerre volute dai popoli, strumenti di morte (armi e soldati di ogni tipo) presentati come mezzi di pace e libertà. Per questo trasformare le celebrazioni del 2 gugno 1946, giorno in cui gli italiani si liberarono da una delle peggiori, mediocri, incapaci e corrotte monarchie d'Europa, in cui nacquero la nostra democrazia e la nostra Costituzione, dopo vent'anni di feroce dittatura, e in cui le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto e di partecipazione politica, in una bolsa giornata di sfilata istituzionale e di parata delle forze armate rappresenta un'operazione ideologica meschina e volgare da respingere e rifiutare senza se e senza ma.
Dobbiamo riprenderci il 2 giugno come società civile, cittadini democratici, lavoratori e studenti. Si tratta di un vero e proprio furto ai danni della storia, della memoria e del futuro.
Se il 2 giugno parata deve essere, dobbiamo liberarla dal grigiore mortifero delle armi e riprogettarla nel rispetto dei nostri valori costituzionali e repubblicani. Io personalmente la voglio colorata, priva di uniformi, priva di generali e di nostalgici del fascismo, priva di politicanti corrotti, che violentano ogni giorni i valori della Costituzione, calpestando la democrazia e i diritti civili, sociali ed economici. La mia parata vedrebbe sfilare in prima fila tanti bambini con in mano la nostra splendida e lungimirante Costituzione, che oggi un nano politico sostenuto da banche, imprese, giornali, tv e qualunquisti di ogni sorta vuole cancellare, in nome di una svolta politica autoritaria, tanto auspicata dai mercati e dalle istituzioni sovranazionali politiche, finanziarie e commerciali. Poi farei sfilare tutti quei pochi superstiti vecchietti, che settant'anni or sono ebbero la forza di sognare e costruire una democrazia sulle ceneri dell'orrore del nazifascismo. Dopo sarebbe il turno delledonne, il cui percorso di emancipazione dalla violenza maschile e dagli stereotipi imposti da un capitalismo, sempre più erotico nelle sue forme di dominio, è ancora lontana dal realizzarsi. A seguire farei sfilare migranti e rifugiati, le nuove vittime delle guerre politiche ed economiche contemporanee, poi i gay, le lesbiche, i disoccupati, gli sfrattati, i pacifisti, gli obiettori di coscienza, i lavoratori precari e sottopagati, gli educatori di strada, gli artisti indipendenti, i medici e gli infermieri in prima linea, gli insegnanti contro la scuola azienda, i senza tetto, gli antirazzisti, i pensionati a 500 euro al mese,... Insomma, farei una parata della migliore Italia, quella sempre più sfruttata, derisa e marginalizzata, ma che nostante tutto prova quotidianamente a vivere e resistere con dignità.
Ecco, a questa parata parteciperei volentieri e a testa alta.
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* insegnante di filosofia
L’adesione di Matteo Saudino alla nostra campagna “Facciamo Comune insieme“: “Non c’è democrazia reale senza informazione indipendente: per questo sostengo Comune per il 2016”

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