Menù Europei, l’austerty nel piattoby benicomuni |
di Laura Fano
Quando, qualche mese fa, ho ricevuto una lettera dal comune di Roma che mi informava della nuova iniziativa culturale Menù Europei, a differenza di tanti altri genitori, non sono riuscita a provare alcun entusiasmo. L’iniziativa prevedeva, in occasione del semestre europeo, l’inserimento nella dieta proposta nelle mense di scuole elementari e materne di Roma Capitale di alcuni piatti ‘tipici’ di paesi europei. La mia mancanza di entusiasmo e il mio scetticismo erano dovuti al fatto che questi piatti, più che ‘tipici’, erano molto poco salutari. Si trattava di fish and chips, wurstel, cotolette e altro cibo pieno di grassi animali e privo di alcun apporto nutritivo. E poiché in alcuni dei paesi menzionati ho anche vissuto, so benissimo che a questi cibi corrispondono alti livelli di obesità e perfino maggiore incidenza nelle nuove generazioni di malattie quali il diabete. In fondo il sindaco è anche medico, possibile che non se ne renda conto?
Per quanto indignata però, non potevo davvero immaginare cosa si celasse dietro questa presunta iniziativa culturale e quali fossero realmente le motivazioni dell’amministrazione. Il menù europeo è ormai stato proposto in più di un’occasione nelle scuole romane, e l’indignazione non è più solo mia. Insegnanti e genitori sono rimasti tutti scioccati dal cibo che è stato presentato ai bambini. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno protestato in comune e alcuni giornali hanno raccolto la notizia. Dietro questa iniziativa si cela in realtà un bieco tentativo di tagliare i costi delle mense scolastiche, a spese della salute dei bambini romani. I piatti ‘tipici’ consistono infatti in misere porzioni di fast food: patatine fritte, carne o pesce fritto (di dubbia qualità e provenienza, anche a detta dei cuochi delle mense), totale mancanza di verdura, tutto servito in un’unica porzione, assolutamente non sufficiente a sfamare la fame dei bambini. Mia figlia è tornata a casa, dopo il primo esperimento, dicendomi che nel piatto c’erano quattro patatine fritte e una cosa ‘verdina’ che forse era pesce.
Lei era contenta, ma cosa ne sa una bambina di quattro anni? Qualcuno dovrebbe tutelarla, invece di ingannarla. E poiché questa manovra economica, perché di questo si tratta, funziona molto bene, l’amministrazione ha deciso di proporre i nuovi menù 2-3 volte al mese, invece di una volta come menzionato nella lettera ai genitori.L’indignazione e la protesta però corrono su internet. I genitori si stanno mobilitando. Non lasceremo davvero che i nostri figli siano cavie per risanare il buco di bilancio dell’amministrazione capitolina, già impegnata a tagliare fondi necessari agli asili nidi e scuole materne. Se qualche genitore indignato sta ora leggendo questo articolo, sappia che non è solo e che ci stiamo già organizzando per contrastare questa squallida manovra.
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