martedì 26 gennaio 2016

il filo della memoria

Il filo della memoria

by JLC
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Disegno tratto da referentiel.nouvelobs.com
di Rosaria Gasparro*
Non mi piacciono le giornate fine a se stesse. La retorica che le svuota, le irretisce in ritualità statiche che spengono ogni forza di trasformazione. Mi piacciono le giornate che si allungano nel prima e nel dopo, che ti tallonano con la loro ragione e chiedono un esercizio quotidiano di passione e impegno. Perché ognuno può essere ebreo di qualcuno, come diceva Primo Levi.
Si tratta di costruire una storia militante, che vale ancora oggi con nomi diversi eppure uguali, a cui partecipare nei luoghi abitati con la fragilità del ricordo - un filo sottile che bisogna continuare a filare e ad annodare, perché ogni passato è a suo modo un presente strappato - l’occupazione del giorno e la tenacia della speranza. Perché il futuro viene da lontano e si lascia inghiottire dall’indifferenza.
La storia militante è una storia attiva, si costruisce con tante piccole storie da cercare e ascoltare. Una narrazione composita di biografie e poesie, canti, musiche e danze, lettere e diari, filmati, voci e volti. Un ricondurre al cuore per una memoria emozionale, che se ti tocca col dolore degli altri non si fa dimenticare. Anche quando risulta difficile capire come e perché tutto è potuto accadere. L’idea di memoria di Alberto Savinio:
«Piace in ogni modo la forma francese (connaître par coeur), che la cosa che noi conosciamo a memoria, ossia senza bisogno di strumenti o documenti intermedi, la conosciamo "per mezzo del cuore", ossia l'amiamo; quasi il ricordare sia amare - come infatti è…».
La mia didattica della memoria è questo filo che intessiamo insieme. Una storia animata, dotata di anima.

L'alfabeto della Memoria
Nella ninna nanna ebraica Oyfn pripetshik - la stessa che con tutta probabilità, le madri cantavano ai propri figli mentre li accompagnavano alle camere a gas - il rabbino insegna ai bambini l'alfabeto e dice loro: «Vedete, bambini, pensateci cari a quello che studiate. Dite ancora una volta e ancora una volta “A b c, a b c”. Prenderete forza da queste lettere e guardate ancora in esse».
Con i bambini e le bambine della mia classe abbiamo guardato in ogni lettera per capire, conoscere e scolpire dentro di noi il ricordo. E abbiamo scritto il nostro “Alfabeto della Memoria”.
A seguire le lettere esplorate col doppio sguardo, storico e poetico. Vocabolarietto e tautogramma per l’unico sguardo che conta, quello umano.

A
A come aiuto! 
Ad Auschwitz non voglio andare!
Non voglio essere ammazzato
non voglio essere annientato.
Non avranno la mia anima.
ARBEIT MACHT FREI:
non è vero,
il lavoro non rende liberi gli ebrei
ma ci scava l’abisso.
B
B come basta con questa barbarie,
dov’è finita la bontà?
Partivano dal binario 21
forse non se n’è salvato nessuno.
A Birkenau e a Buchenwald
c’erano belve con la faccia da uomo,
i bambini nelle baracche di notte
avevano le speranze rotte.
C
C come ciao casa,
chissà se ti rivedrò.
Né cibo né carezze né calore,
nel campo di concentramento
si è perso il cuore.
I miei capelli tagliati per terra
anche questa è la guerra.
Lo so non crescerò
non arriverò a maggio,
mi hanno detto delle camere a gas
ed io prego il Dio del coraggio.
Passerò davvero in un camino
anche se sono un bambino?
D
D come Dio dov’è?
Perché non è qui con me?
A Dachau sono deportato
e da tutti disprezzato.
Qui è tutto disumano
dolore e distruzione
un’unica disperazione.
Nelle docce
delle donne sono entrate
e non sono più ritornate.
Ogni diritto è cancellato
e il mio diario è bruciato.
Tutto muore ma non il desiderio
di essere liberato.
E
E come eccomi: 
sono ebreo,
mi chiamano anche giudeo.
Un essere umano come te
come puoi fare gli esperimenti
su di me?
F
F come figlio 
alla sua famiglia strappato
e chiuso dietro ad un filo spinato,
nel fango con la fame e il freddo
qualcuno viene fucilato.
Führer chiamano il loro capo
e nel forno crematorio
milioni ne hanno bruciato.
Nel fumo denso che saliva
la gente in silenzio moriva.
G
G come Giornata della Memoria
per ricordare ciò che è accaduto
nella seconda guerra mondiale
quando grande fu il male.
Per ricordare che nessuno
va chiuso in un ghetto,
nessuno strappato al suo tetto.
Che la Gestapo
tanta gente arrestava
e che un genocidio
la Germania preparava.
Giudei e gitani
ebbero la stessa sorte,
alcuni “giusti”
li salvarono dalla morte.
H
H come di Hitler ho paura!
Come gli handicappati eliminati
per questa rovina della razza pura.
Help me!
I
I come chi ha fatto l’indifferente
chi non si interessava di niente,
chi ignorava ciò che accadeva
l’ingiustizia che si commetteva.
Internati e in isolamento
io, tu, lei a cento a cento.
Un incubo tremendo
le nostre identità nel vento.
Indicibile.
Inverno
inferno.
L
L come le leggi razziali 
che mi hanno cancellato
come le lacrime che ho versato
come le lettere che ho scritto.
Chiuso nel lager con i lavori forzati
e poi la liberazione degli alleati.
M
M come matricola 34796
ma tu mamma dove sei?
Vieni, prendimi per mano
chiamami per nome piano piano.
Hans, Magdala, Amos, Edna, Daniel…
Lot, Marisha, Isaac, Sarah, Rah’el…
La Memoria di chi siamo
chiamateci
e per un po’ viviamo.
N
N è il mio nome che si presero
il numero che mi lasciarono.
Avevamo un nascondiglio
ci trovarono, non era per gioco.
Qui la notte è nera e lunga
non vedono i nostri occhi tristi
cade la neve e urlano i nazisti.
“Numi numi nim”
Fai la ninna, fai la nanna
canta canta la mia mamma,
prendo forza dalle sue parole
scivola dentro un goccio di sole.
Qualcuno un giorno negherà...
O
O come orchestra
ma qui non c’è festa.
In ogni campo ce n’è una
copre il suono della sfortuna.
Un’orchestra piccolina
per placare la paura.
Per chi scende dai treni
per coprire i suoni della morte
dolci e amare sono le note.
L’orrore suona più forte
il suo concerto d’odio
e non è ancora esausto
in diretta c’è l’olocausto.
P
P come prigionieri,
come popolo da perseguitare,
non solo l’ebraico
anche il popolo del vento
volevano eliminare.
Porrajmos, divoramento,
lo diciamo.
P come propaganda
di un popolo superiore
e di un altro inferiore.
Q
Q come Questo è stato, 
meditate…
«Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore».
(Primo Levi)
R
R come rastrellamento
siamo stati catturati in un momento,
requisiti gli oggetti e i beni personali
si sono scordati di essere umani.
La razza è una menzogna
ci mette contro ed è una vergogna.
R come ricordo di quella violenza
a cui si oppose la resistenza.
S
S come stella a sei punte:
la storia di sei milioni
di stelle rubate al cielo
e spente sul petto
di donne, bambini,
uomini, anziani.
Esclusi dalle scuole
catturati dalle SS
portati nei campi di sterminio
per la selezione
e la soluzione finale.
Un grande silenzio.
Questa è stata la shoah.
S come Shalom aleikem.
T
T come treni merci
al posto del bestiame
T come Terezin
il campo dei bambin
T come terrore
come tremore
come tatuaggio
sul braccio
T come triangoli colorati
per essere distinti
e comunque maltrattati:
rosso, verde, rosa,
marrone, blu, nero…
E questo è tutto vero.
Quello dei Testimoni di Geova
era del colore delle viole
e non c’erano più parole.
U
U come uomini…
ma che uomini sono
se umiliano i loro fratelli
se li considerano nemici
se li offendono
se li uccidono?
Che storia è questa qua
che distrugge l’umanità?
V
V come le valigie che lasciammo
come i vagoni su cui viaggiammo
come i vestiti tolti
come i nostri pallidi volti
come le vittime che diventammo.
Erano ebrei novanta su cento
la loro verità viaggia nel vento.
Un violino suona nel tempo
della vita il valzer lento.
Z
Z come zingari,
rom e sinti,
senza zuppa
con la zappa
senza una zolletta
di zucchero.
In cinquecentomila
li misero in fila
a morire di sicuro
con lo Zyklon B,
gas a base di cianuro.

* maestra

DA LEGGERE
A quale età è opportuno cominciare ad affrontare tematiche quali la morte, le persecuzioni e la Shoah? Alcune brevi riflessioni sul ruolo fondamentale svolto dalla scuola e dagli insegnanti
«Questa mattina al semaforo ho gridato 'muto, zingaro di merda'...»

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