Disegno tratto da referentiel.nouvelobs.com
di Rosaria Gasparro*
Non mi piacciono le giornate fine a se stesse. La retorica che le svuota, le irretisce in ritualità statiche che spengono ogni forza di trasformazione. Mi piacciono le giornate che si allungano nel prima e nel dopo, che ti tallonano con la loro ragione e chiedono un esercizio quotidiano di passione e impegno. Perché ognuno può essere ebreo di qualcuno, come diceva Primo Levi.
Si tratta di costruire una storia militante, che vale ancora oggi con nomi diversi eppure uguali, a cui partecipare nei luoghi abitati con la fragilità del ricordo - un filo sottile che bisogna continuare a filare e ad annodare, perché ogni passato è a suo modo un presente strappato - l’occupazione del giorno e la tenacia della speranza. Perché il futuro viene da lontano e si lascia inghiottire dall’indifferenza.
La storia militante è una storia attiva, si costruisce con tante piccole storie da cercare e ascoltare. Una narrazione composita di biografie e poesie, canti, musiche e danze, lettere e diari, filmati, voci e volti. Un ricondurre al cuore per una memoria emozionale, che se ti tocca col dolore degli altri non si fa dimenticare. Anche quando risulta difficile capire come e perché tutto è potuto accadere. L’idea di memoria di Alberto Savinio:
«Piace in ogni modo la forma francese (connaître par coeur), che la cosa che noi conosciamo a memoria, ossia senza bisogno di strumenti o documenti intermedi, la conosciamo "per mezzo del cuore", ossia l'amiamo; quasi il ricordare sia amare - come infatti è…».
La mia didattica della memoria è questo filo che intessiamo insieme. Una storia animata, dotata di anima.
L'alfabeto della Memoria
Nella ninna nanna ebraica Oyfn pripetshik - la stessa che con tutta probabilità, le madri cantavano ai propri figli mentre li accompagnavano alle camere a gas - il rabbino insegna ai bambini l'alfabeto e dice loro: «Vedete, bambini, pensateci cari a quello che studiate. Dite ancora una volta e ancora una volta “A b c, a b c”. Prenderete forza da queste lettere e guardate ancora in esse».
Con i bambini e le bambine della mia classe abbiamo guardato in ogni lettera per capire, conoscere e scolpire dentro di noi il ricordo. E abbiamo scritto il nostro “Alfabeto della Memoria”.
A seguire le lettere esplorate col doppio sguardo, storico e poetico. Vocabolarietto e tautogramma per l’unico sguardo che conta, quello umano.
A
A come aiuto! Ad Auschwitz non voglio andare! Non voglio essere ammazzato non voglio essere annientato. Non avranno la mia anima. ARBEIT MACHT FREI: non è vero, il lavoro non rende liberi gli ebrei ma ci scava l’abisso.
B
B come basta con questa barbarie, dov’è finita la bontà? Partivano dal binario 21 forse non se n’è salvato nessuno. A Birkenau e a Buchenwald c’erano belve con la faccia da uomo, i bambini nelle baracche di notte avevano le speranze rotte.
C
C come ciao casa, chissà se ti rivedrò. Né cibo né carezze né calore, nel campo di concentramento si è perso il cuore. I miei capelli tagliati per terra anche questa è la guerra. Lo so non crescerò non arriverò a maggio, mi hanno detto delle camere a gas ed io prego il Dio del coraggio. Passerò davvero in un camino anche se sono un bambino?
D
D come Dio dov’è? Perché non è qui con me? A Dachau sono deportato e da tutti disprezzato. Qui è tutto disumano dolore e distruzione un’unica disperazione. Nelle docce delle donne sono entrate e non sono più ritornate. Ogni diritto è cancellato e il mio diario è bruciato. Tutto muore ma non il desiderio di essere liberato.
E
E come eccomi: sono ebreo, mi chiamano anche giudeo. Un essere umano come te come puoi fare gli esperimenti su di me?
F
F come figlio alla sua famiglia strappato e chiuso dietro ad un filo spinato, nel fango con la fame e il freddo qualcuno viene fucilato. Führer chiamano il loro capo e nel forno crematorio milioni ne hanno bruciato. Nel fumo denso che saliva la gente in silenzio moriva.
G
G come Giornata della Memoria per ricordare ciò che è accaduto nella seconda guerra mondiale quando grande fu il male. Per ricordare che nessuno va chiuso in un ghetto, nessuno strappato al suo tetto. Che la Gestapo tanta gente arrestava e che un genocidio la Germania preparava. Giudei e gitani ebbero la stessa sorte, alcuni “giusti” li salvarono dalla morte.
H
H come di Hitler ho paura! Come gli handicappati eliminati per questa rovina della razza pura.
Help me!
I
I come chi ha fatto l’indifferente chi non si interessava di niente, chi ignorava ciò che accadeva l’ingiustizia che si commetteva. Internati e in isolamento io, tu, lei a cento a cento. Un incubo tremendo le nostre identità nel vento. Indicibile. Inverno inferno.
L
L come le leggi razziali che mi hanno cancellato come le lacrime che ho versato come le lettere che ho scritto. Chiuso nel lager con i lavori forzati e poi la liberazione degli alleati.
M
M come matricola 34796 ma tu mamma dove sei? Vieni, prendimi per mano chiamami per nome piano piano.
Hans, Magdala, Amos, Edna, Daniel…
Lot, Marisha, Isaac, Sarah, Rah’el… La Memoria di chi siamo chiamateci e per un po’ viviamo.
N
N è il mio nome che si presero il numero che mi lasciarono. Avevamo un nascondiglio ci trovarono, non era per gioco. Qui la notte è nera e lunga non vedono i nostri occhi tristi cade la neve e urlano i nazisti. “Numi numi nim” Fai la ninna, fai la nanna canta canta la mia mamma, prendo forza dalle sue parole scivola dentro un goccio di sole. Qualcuno un giorno negherà...
O
O come orchestra ma qui non c’è festa. In ogni campo ce n’è una copre il suono della sfortuna. Un’orchestra piccolina per placare la paura. Per chi scende dai treni per coprire i suoni della morte dolci e amare sono le note. L’orrore suona più forte il suo concerto d’odio e non è ancora esausto in diretta c’è l’olocausto.
P
P come prigionieri, come popolo da perseguitare, non solo l’ebraico anche il popolo del vento volevano eliminare. Porrajmos, divoramento, lo diciamo. P come propaganda di un popolo superiore e di un altro inferiore.
Q
Q come Questo è stato, meditate…
«Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore». (Primo Levi)
R
R come rastrellamento siamo stati catturati in un momento, requisiti gli oggetti e i beni personali si sono scordati di essere umani. La razza è una menzogna ci mette contro ed è una vergogna. R come ricordo di quella violenza a cui si oppose la resistenza.
S
S come stella a sei punte: la storia di sei milioni di stelle rubate al cielo e spente sul petto di donne, bambini, uomini, anziani. Esclusi dalle scuole catturati dalle SS portati nei campi di sterminio per la selezione e la soluzione finale. Un grande silenzio. Questa è stata la shoah.
S come Shalom aleikem.
T
T come treni merci al posto del bestiame T come Terezin il campo dei bambin T come terrore come tremore come tatuaggio sul braccio T come triangoli colorati per essere distinti e comunque maltrattati: rosso, verde, rosa, marrone, blu, nero… E questo è tutto vero. Quello dei Testimoni di Geova era del colore delle viole e non c’erano più parole.
U
U come uomini… ma che uomini sono se umiliano i loro fratelli se li considerano nemici se li offendono se li uccidono? Che storia è questa qua che distrugge l’umanità?
V
V come le valigie che lasciammo come i vagoni su cui viaggiammo come i vestiti tolti come i nostri pallidi volti come le vittime che diventammo. Erano ebrei novanta su cento la loro verità viaggia nel vento. Un violino suona nel tempo della vita il valzer lento.
Z
Z come zingari, rom e sinti, senza zuppa con la zappa senza una zolletta di zucchero. In cinquecentomila li misero in fila a morire di sicuro con lo Zyklon B, gas a base di cianuro. * maestraDA LEGGERE
A quale età è opportuno cominciare ad affrontare tematiche quali la morte, le persecuzioni e la Shoah? Alcune brevi riflessioni sul ruolo fondamentale svolto dalla scuola e dagli insegnanti
«Questa mattina al semaforo ho gridato 'muto, zingaro di merda'...»
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