giovedì 25 maggio 2017
pubblichiamo con molti dubbi
Cari Amici,
non temete:'¡no pasarà!
Il fermento che ha creato il decreto sui vaccini testimonia quanti interessi si muovano in questo ambito.
I piani coinvolti e su cui si può ragionare sono molteplici: scientifico-medico, politico-giurisdizionale, emotivo...
Tralasciando qui le ragioni scientifico-mediche dei 'pro' e dei 'contro' vaccini, alla cui composizione si stanno adoperando in pochi per giungere ad una serena considerazione dell'applicazione di questa terapia; noi vorremmo qui argomentare sulla necessità di un decreto che propone il trattamento sanitario obbligatorio all'intera popolazione, stile allevamento intensivo, vista la massificazione cui si sta andando incontro nelle città, così come nelle scuole, 'ancora' in assenza di qualsiasi epidemia che metta in pericolo la popolazione.
Lo stile dittatoriale del provvedimento ci allontana dall'immagine di repubblica democratica cui dovremmo aderire...ed è proprio in questi momenti che il Maestro Falco, il mio maestro delle elementari, ci direbbe che va esercitato il nostro diritto-dovere alla democrazia, senza star lì a 'mugugnare' che non ce n'é, che fanno quello che vogliono, che intanto non serve a niente... e continuare così a fomentare l'impotenza e la paura.
Così come difenderemmo il diritto di coloro che vogliono vaccinare i loro figli, se solo per ventura (lasciatemi sognare....) venisse fuori che no, non servono a nulla, se non per rimpinguare le casse delle aziende farmaceutiche. La vaccinazione, per chi ci crede, è un diritto: va tutelato. Gratuito e seguito dai medici fino all'età da loro decisa.
È solo questo che ci permette di guardarci tutti in faccia e continuare a camminare sullo stesso marciapiede. È questa la democrazia.
Ora: noi non faremo vaccinare i nostri figli per paura di multe, ancorché salate, ancorché non le si riesca a pagare...Così come chi crede bene farli vaccinare farebbe un putiferio se cominciassero a chiedere loro migliaia di euro per riuscire a 'coprire' i loro figli dai diversi virus.
Inoltre dei genitori stimolati a difendere i propri diritti vorranno diffondere sempre più le loro preoccupazioni su questa pratica ed il passa parola fra mamme è il miglior tam-tam dall'età della pietra... i padri non sono da meno! Vogliono forse che inaspriamo un clima di sfiducia? Accomodatevi! La paura inasprisce i toni ed un genitore che ha paura per il proprio figlio...mostra i denti. C'é poco da fare: a noi italiani poi... 'piezz' e core'! Non è una questione politica: la salute dei nostri figli è più importante dell'istruzione, perché senza la prima, la seconda non esiste (e se non lo sanno i genitori dei bambini autistici, malati, degenti negli ospedali...). Senza stare a fare tante storie.
I nostri figli, 'benché' non vaccinati, sono sani, hanno fatto morbillo e varicella e, grazie al Cielo, non hanno conosciuto medicinali allopatici o antibiotici. Quest'ultimo anno neanche una febbre (e si che due giorni a casa ci stavano anche bene...).
A pensarci bene i pidocchi, nei primi anni di scuola, sono stati un male ben più penoso per noi, che non tutti i virus citati dal decreto. Perché non proporre allora una rasatura perfetta a tutti gli studenti, stile Auschwitz? Via il '68, basta capelloni, l'epidemia è reale: s'impone la rasatura scolastica! Ma certo uno stato in cui un giudice toglie la patria potestà ad un padre di religione islamica che impone il taglio dei capelli alla figlia adolescente perché si rifiuta di portare il velo a scuola, non può essere lo stesso che impone un trattamento sanitario obbligatorio a tutta la popolazione, senza possibilità di esercitare l'obiezione di coscienza.
Lo stesso stile dittatoriale del provvedimento fa pensare che i nostri dubbi, più che premurarsi di toglierceli, vengano messi a tacere per adempiere a dei patti che 'lo stato italiano' (minuscolo, ma proprio minuscolo in questo caso) ha sottoscritto come capofila della diffusione della 'salutare' pratica della vaccinazione con gli stati 'alleati' durante il mandato di Obama; o a quelli con le industrie farmaceutiche. In uno stato democratico non è con la paura e l'imposizione, ma con la persuasione, che si compongono le divergenze.
Non temete: ¡no pasarà!
veganierranti
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