giovedì 1 ottobre 2015

allerta ma non solo

Sistema di Allerta Meteo e interventi necessari sil territorio, l'opinione dei Verdi

Alcuni interventi e opere necessari per evitare il peggio nel quadro di un sistema che vede un'allerta emanata da un sistema in fase di modifica

Sistema di allerta meteo in cambiamento ” e in questo quadro complicato la preoccupazione dei Verdi Liguri che spiegano “In queste ore in cui la Regione si affanna a comunicare che il sistema di allerta della Protezione Civile, pur segnalato tra i migliori in Italia dal ministero competente,cambierà tutto; la RAI regionale  ha deciso di appoggiarsi ad una struttura seria e di grande importanza basata principalmente sul volontariato scientifico per la gestione del meteo regionale. In questo quadro confuso noi Verdi esprimiamo ancora una volta la nostra profonda preoccupazione “.
Quale il pericolo? “ In primo luogo crediamo che i sistemi di protezione civile debbano mutare ed essere adeguati al sistema dei cambiamenti climatici in atto (ovviamente bisognerebbe parlare di vero e proprio mutamento di sistema di crescita economica ma il discorso si farebbe troppo lungo e complesso) ma soprattutto occorre affrontare il problema dei corsi d'acqua sia di quelli maggiori sia degli affluenti con corretta pianificazione di bacino.”
Alcuni interventi sarebbero necessari sul territorio per fare in modo di ridurre il pericolo, infatti aggiungono  “Noi Verdi infatti riteniamo che vi siano opere indispensabili da realizzare e demolizioni da effettuare onde evitare situazioni di pericolo per i territori e soprattutto in una situazione come quella ligure dove vi è un suolo estremamente fragile e franoso.”
Non solo, infatti “Ribadiamo ancora una volta che sia essenziale una politica di sostegno all'agricoltura soprattutto per il suo valore di manutenzione territoriale costante così come è necessaria una legge, che fermi il consumo del suolo tramite il blocco delle continue cementificazioni a favore di una logica di recupero dell'esistente e soprattutto di diminuzione dei volumi costruiti”.
Concludono i Verdi” Noi pensiamo infine che sia necessario avviare i lavori di ripulitura della vegetazione che ostruisce i corsi d'acqua e soprattutto quella degli affluenti affinche'  finalmente la Liguria in caso di forti piogge non corra gravi rischi e soprattutto non vi siano vittime come è accaduto purtroppo spesso negli ultimi anni”.

migranti:perchè partono?

Perché partono? Il lato oscuro dell’immigrazione di oggi

Scritto il 25/09/2015 da 
Capovolgiamo la ‘questione immigrazione’: smettiamo di chiederci perché tanti migranti arrivano in Italia e invece chiediamoci perché partono dal loro paese. Come trovare una risposta? Ascoltando la storia di chi giunge sulle nostre coste.
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Ci siamo mai chiesti quali sono le motivazioni che portano oggigiorno migliaia di stranieri sulle nostre rive? Le grandi migrazioni del passato erano conseguenza della ricerca di lavoro, benessere e della fuga da situazioni di carestia e povertà. Una scelta da parte degli individui di muoversi verso altri lidi. Sarà proprio così anche questa volta?

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L’unico modo per scoprirlo è tanto facile quanto immediato: ascoltare la voce dei migranti e chiedere loro perché sono arrivati in Italia. Provando a parlare con loro, molti miti e maldicenze si sarebbero già spente come un fiammifero acceso in riva al mare e spento in un secondo dalla forza lieve del venticello. Per farlo, vi racconto la storia di un ragazzo del Mali, che ho avuto piacere di incontrare in un centro di accoglienza nel Biellese, del quale come a lui promesso non dirò il nome. Tale estratto è preso (con qualche modifica) dal diario del Biellese Che Cambia, 21esima tappa.

“Lui è dovuto scappare dalla sua terra. Era rappresentante di un’associazione studentesca, che non era favorevole alla dittatura presente nel Mali. Molti suoi amici vennero fucilati per questo. Lui fu solo ferito, ma dovette scappare dal suo paese. Arrivò sino in Libia, dove venne imprigionato senza motivo dopo aver passato alcuni mesi sereni. Fu poi obbligato a partire per l’Italia, passando dalla camera di un carcere ad un barcone in mezzo alle onde.

Ci spiega come vi siano due vie per giungere in Italia. La prima, quella che conosciamo, si basa su una scelta volontaria del migrante che paga uno scafista per raggiungere la nostra nazione. La seconda via, della quale non si parla e bisognerebbe chiedersi il perché, è invece obbligata: il migrante contro la sua volontà viene preso di forza e portato nel Bel Paese. Il motivo, secondo quel che ci racconta il ragazzo maliano, è dato dal fatto che organizzazioni locali a sfondo religioso forzano l’emigrazione verso l’Europa per creare subbuglio sociale e politico nel nostro continente. Direi che lo stanno facendo bene.

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Nel viaggio pensava ormai di morire, dopo tre giorni in mare il motore della nave si è rotto. Grazie all’intervento dei soccorritori italiani è riuscito a salvarsi. Ha un sorriso contagioso. Ringrazia l’Italia che l’ha accolto. Spera di ottenere il permesso di soggiorno per poter finire i suoi studi in Economia. Nel tempo libero legge il dizionario. Nel mentre arrivano diversi ragazzi al tavolo, alcuni di loro giocano a dama. Uno di essi veste un cappotto invernale, nonostante la temperatura sia superiore ai trenta gradi. Ci racconta del ramadan, della sua religione, dell’analfabetismo in Mali che raggiunge picchi dell’80%. Il motto dell’associazione studentesca cui faceva parte è “Osare è lottare, osare è vincere”.

Avete capito? Una buona percentuale dell’emigrazione verso l’Italia non si basa su una scelta volontaria dell’individuo alla ricerca di lavoro, felicità e tranquillità così come è stato per noi italiani anni fa. Un’ organizzazione manovra a tavolino il movimento di vite umane, che vengono prima imprigionate e poi mandate in Europa per creare scompiglio nel nostro continente. Non ci sentiamo ora tutti un po’ più stupidi? A lottare e litigare internamente per qualcosa che è creato ad hoc da qualcun altro? Perché non vogliamo realizzare tutto ciò e a livello comunitario prendere delle decisioni sagge in merito, rispettando e accogliendo sempre e comunque la persona umana in quanto tale?

Pochi media hanno avuto il coraggio di raccontare questa situazione . Dovrebbe essere la prima cosa che si fa quando si parla di immigrazione. Molti politici, però, non avrebbero più magliette da mostrare in TV contro queste persone. Dobbiamo utilizzare il nostro tempo, italiani e europei, per meglio progettare e strutturare una accoglienza sana quanto arricchente per tutti. Tutto ciò per evitare una fine come quella della storia di Tano, l’amico di Luis Sepúlveda. Davanti a diversi bicchieri di vino, infatti, l’autore cileno dovette con dispiacere rispondere sì quando Tano gli chiese se era vero che in Europa gli immigrati venivano maltrattati.


- See more at: http://www.italiachecambia.org/2015/09/lato-oscuro-immigrazione/#sthash.cIKXbu7n.dpuf

verità e giustizia per gli studenti messicani scomparsi.un appello di Amnesty International

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Ciao Danilo,
quella che stai per leggere è la storia di madri e padri messicani che da oltre un anno cercano i loro figli, lottando contro menzogne e impunità.
Sono i genitori degli studenti che, il 26 settembre 2014, si stavano recando a Città del Messico per partecipare a una manifestazione quando a Iguala, lapolizia municipale spara contro i loro autobus, uccide sei persone e arresta 43 ragazzi.
Di loro non si sa più nulla.
Sono vittima di sparizione forzata. Desaparecidos.
Il governo ha cercato di convincere il mondo che sono stati rapiti dai narcotrafficanti e bruciati in una discarica, spostando l’attenzione da altri possibili filoni d’indagine, in particolare sul ruolo avuto dall’esercito e dalle agenzie di sicurezza.
Amnesty International è al fianco di queste madri e questi padri che lottano perché vi sia verità e giustizia.
Grazie

Annunziata Marinari
Responsabile campagne
Amnesty International Italia
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il campo e le sue mille sfaccettature

Il campo e le sue mille sfaccettature

by JLC
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Volti di Ventimiglia. Foto di Emanuela Lava
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di Emanuela Lava
La cucina in cui per quattro mesi abbiamo cucinato assieme mischiando culture e sapori, il tavolone sul quale ogni mattina si faceva colazione e ci si radunava per leggere le solite terribili notizie sui quotidiani, l'infermeria dove abbiamo imparato un poco di più a prenderci cura gli uni degli altri, il piazzale dove abbiamo suonato cantato manifestato abbracciandoci stretti, l'ufficio che ha ospitato workshop legali, lezioni di lingua, interminabili stesure di comunicati, l'area tende che in questi mesi ha visto liti furiose, flirt, momenti di sconforto e di euforia, gente arrivare, gente partire.
Il border su cui abbiamo battuto sassi per ore ed ore chiedendo libertà, gli scogli che urlano resistenza.
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Mercoledì le ruspe hanno abbattuto tutto quello che potevano abbattere, tutto quello che abbiamo costruito in quattro mesi, tutto quello che le persone ci hanno donato, tutto quello che gli shabab ("giovani" ndr) avevano e non hanno potuto recuperare. Vedere quella che è stata la nostra casa trascinata in tanti pezzettini è una lancia dritta al cuore maabbiamo vinto comunque. Ci siamo cercati gli uni con gli altri fino alla fine e quando ci siamo trovati siamo tornati forti, fortissimi, quello che abbiamo creato per davvero in quattro mesi, nessuna ruspa potrà distruggerlo (leggi anche Abdellah ha due anni in meno di me, con le foto di Emanuela Lava ndr).
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Io non sono libera se un mio fratello non è libero, quindi si ricomincia, da qui.
We are not going back!
JLC | ottobre 1, 2015 alle 9:10

verdi e manutenzione territoriale

Verdi Liguria: “Stop al consumo di suolo, pulizia torrenti e manutenzione del territorio”

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    In queste ore in cui la Regione si affanna a comunicare che il sistema di allerta della Protezione Civile, pur segnalato tra i migliori in Italia dal ministero competente, cambierà tutto; la Rai regionale ha deciso di appoggiarsi ad una struttura seria e di grande importanza basata principalmente sul volontariato scientifico per la gestione del meteo regionale. In questo quadro confuso noi Verdi esprimiamo ancora una volta la nostra profonda preoccupazione.
    In primo luogo crediamo che i sistemi di protezione civile debbano mutare ed essere adeguati al sistema dei cambiamenti climatici in atto (ovviamente bisognerebbe parlare di vero e proprio mutamento di sistema di crescita economica ma il discorso si farebbe troppo lungo e complesso) ma soprattutto occorre affrontare il problema dei corsi d’acqua sia di quelli maggiori sia degli affluenti con corretta pianificazione di bacino.
    Noi Verdi infatti riteniamo che vi siano opere indispensabili da realizzare e demolizioni da effettuare onde evitare situazioni di pericolo per i territori e soprattutto in una situazione come quella ligure dove vi è un suolo estremamente fragile e franoso. Ribadiamo ancora una volta che sia essenziale una politica di sostegno all’agricoltura soprattutto per il suo valore di manutenzione territoriale costante così come è necessaria una legge, che fermi il consumo del suolo tramite il blocco delle continue cementificazioni a favore di una logica di recupero dell’esistente e soprattutto di diminuzione dei volumi costruiti.
    Noi pensiamo infine che sia necessario avviare i lavori di ripulitura della vegetazione che ostruisce i corsi d’acqua e soprattutto quella degli affluenti affinché finalmente la Liguria in caso di forti piogge non corra gravi rischi e soprattutto non vi siano vittime come è accaduto purtroppo spesso negli ultimi anni.
    Lia Giribone-co-portavoce regionale dei Verdi
    Sebastiano Sciortino co-portavoce regionale dei Verdi
    Danilo Bruno-consigliere federale dei Verdi
    Angelo Spanò-portavoce dei verdi dell’area metropolitana genovese

    aggiornamenti sul bitume e Savona

    Savona, 30 settembre 2015
    26 settembre 2015. In Sala rossa si è tenuta la Conferenza stampa organizzata dal “Coordinamento No bitume” (Noi per Savona, M5S, API, Gruppo misto e Savona Porto Elettrico). Il pubblico è molto numeroso. Sono presenti i rappresentanti di giornali locali e on line. E’ assente Rai 3, nonostante abbia garantito la presenza.
    La riunione è stata indetta per fare il punto della situazione. A tutt’oggi da parte della Regione, della Provincia o del Comune non ci sono state prese di posizione nette contro il deposito di bitume nel porto di Savona. E’ invece fondamentale che il Comune annulli il documento con cui l’ufficio Urbanistica ha dato l’assenso al progetto. E’ cioè necessario un nuovo atto (delibera di Giunta o determina del dirigente) che azzeri quella decisione.
    All’inizio della riunione il dott. Angelo Zoia illustra il progetto della BIT e descrive, con file e filmati, le criticità legate a un’attività di tal genere. Relazione molto interessante e molto apprezzata dal pubblico. Si possono vedere immagini e testi sulla pagina Facebook di “Savona Porto Elettrico”.
    Da parte del Coordinamento si sottolinea l’inconsistenza delle azioni intraprese sino ad ora da parte degli Enti interessati. C’è il rischio che si trascini il tutto per mesi, sperando che i Cittadini si distraggano, per arrivare alle prossime elezioni senza un nulla di fatto. Si chiede perciò una Delibera di indirizzo della Giunta che revochi, in via di autotutela, la determina del funzionario (l’atto di assenso). Il Coordinamento prenderà contatto con il Segretario generale, dott.ssa Bacciu, per presentare la richiesta. Si sottolinea l’alto numero di deroghe (almeno 9) di cui ha goduto il progetto BIT. Soprattutto grazie a tutte queste facilitazioni il progetto è andato avanti. Viene citata una Sentenza del TAR Lazio che dà ragione a un Comune che ha annullato una propria precedente delibera.
    Anche gli interventi del pubblico sono importanti, perché sollevano numerosi problemi legati non solo al bitume, oggetto dell’incontro odierno, ma legati alla vita della Città, in particolare alla partecipazione dei Cittadini alla vita politica, dimensione che è sparita con la chiusura delle Circoscrizioni. Viene anche chiesto provocatoriamente a quante deroghe un progetto abbia diritto.
    Il Coordinamento riunirà i Cittadini periodicamente, per tenerli informati sull’evolversi della vicenda bitume. Non si deve assolutamente abbassare la guardia!
    Vi informo infine che il 24 settembre , nella V Commissione del Consiglio Regionale, il consigliere Pastorino (Rete a Sinistra) ha chiesto “lo stato di attuazione degli impegni assunti dalla Giunta regionale circa l’installazione del deposito di bitume nel Comune di Savona”.
    Cari saluti.

    Daniela Pongiglione (per il Coordinamento NO bitume) 

    una idea per la terza età

    In pensione con la street art. Bombolette, pennelli e gomitoli. Ecco la new wave dell’arte pubblica, reinventata dagli anziani. Outsider per davvero


    Una street art di Lisbona, gruppo LATA 65 - foto via thisiscolossal.com
    Una street art di Lisbona, gruppo LATA 65 – foto via thisiscolossal.com
    POTERE AGLI OVER 65. DA LISBONA LA CREW DEI NONNI STREET
    Se la street art nasce, per definizione, come linguaggio nemico dei cliché, niente di strano che finisca, a un certo punto, per smantellare pure i propri. La street art come fenomeno giovane, underground, ribelle, eternamente adolescenziale? Anche, ma non solo.
    La nuova frontiera internazionale non teme l’old style. E non si parla qui di vecchie glorie della graffiti culture. I “nonni”, in questo caso, sono nonni per davvero. Gente comune, avanti con l’età, che per caso, per hobby, per incoscienza o volontà, si riscopre nei panni di artista di strada.
    A Lisbona è nata LATA 65 (che sta per “potere 65”), associazione non profit che si occupa di formare crew di anziani, pronti ad apprendere i segreti del mestiere: stencil, sticker, pennelli e bombolette, per un’esplosione di tag e disegni disseminati in angoli grigi di città. Ognuno seguendo il proprio estro, le proprie passioni, contro ogni preconcetto diffuso: il vecchietto brontolone, allergico ad ogni forma di creatività irregolare, è già storia passata. Quando dici essere “outsider”, nel senso di art brut ma pure di controcorrente.
    L’iniziativa è subito balzata alle cronache, anche grazie al bel lavoro di comunicazione, cominciando dall’irresistibile logo, per proseguire con la linea di t-shirt e shopper, fino alla forte presenza sui social. Insomma, gli street-grandparents portoghesi sono già delle seguitissime star.
    Le installazioni urbane delle artiste di Souters Stomers, Scozia
    Le installazioni urbane delle artiste di Souters Stormers, Scozia
    NON PIÙ SCIARPE MA ARREDI URBANI. ARTE PUBBLICA ALL’UNCINETTO
    E a proposito di crew, spostandosi in Scozia, ci si imbatte in un gruppetto tutto al femminile, amazzoni creative e battagliere, che in qualche caso superano i cent’anni d’età. C’è Grace Brett, ad esempio, classe 1911, nonna di sei nipoti. Hobby particolari? Fare la maglia, incontrandosi con le amiche in un club, il Souter Stormers. Che c’entra la street art? C’entra  eccome, nella sua veste meno tradizionalista, sostituendo ad acrilici e gli spray altri materiali. Tipo ferri, gomitoli, uncinetto.
    Grace e le sue compagne d’avventure metropolitane hanno infatti deciso che fare coperte, sciarpe e maglioni non era più gratificante. Bisognava passare a qualcosa di più radicale. Così, tra le città di Selkirk, Ettrickbridge e Yarrow, in Scozia, le nonne tessitrici hanno iniziato a progettare il restyling dell’arredo urbano: panchine, pali della luce, ringhiere, cabine telefoniche… Tutto cucito a maglia, con colori accesi o pastello, per una serie di deliziosi rivestimenti adornati da fiori, pupazzi, macchinine, farfalle o intricati patchwork astratti. Iniziativa interamente “illegale”, come nella migliore tradizione: l’azione parte dal basso e segue logiche indipendenti. Risultato? Sorprendente. E non tanto o non solo per l’età delle protagoniste, dotate di spirito iniziativa e d’infinito slancio, ma  proprio per la qualità dei manufatti e per l’efficacia del progetto.
    Una scalinata dipinta dai Pittori Anonimi del Trullo
    Una scalinata dipinta dai Pittori Anonimi del Trullo
    LA GLORIOSA STORIA DEL TRULLO. PITTORI E POETI CONTRO IL DEGRADO URBANO
    A Roma, nel quartiere popolare del Trullo, un gruppo di cittadini sta riscrivendo la storia del posto: da periferia povera e degradata a exemplum politico-culturale. Protestare sì, ma in modo pacifico e soprattutto costruttivo. Cambiando le cose. Qui sono nati tempo fa i Poeti del Trullo, che con la loro street poetry hanno tracciato linee d’ironia, lirismo ed intimismo fra le piazze ed i palazzi. E qui sono nati, nel 2014, anche i Pittori Anonimi del Trullo. Giovani writer? Macché. Un gruppo di pensionati, tra cui degli ex muratori, coordinati dal leader Mario D’Amico. Tutta gente over 60 che al loro quartiere ha voluto regalare un volto nuovo.
    I muri delle case popolari sono così sbocciati di colori, fra monocromi accesi e geometrie armoniose, qualche volta in sinergia con i componimenti dei Poeti e con i muri di street artisti veri, uno su tutti Solo, artista attivissimo sulla scena romana, che al Trullo c’è nato, 33 anni fa.
    Innesti intergenerazionali, per una vera e propria ‘presa in cura’: i Pittori del Trullo dipingono, ma al contempo ripristinano gli intonaci, puliscono, sistemano le aiuole. E intanto il piccolo nucleo originario di allarga, coinvolgendo residenti, giovani, volontari e volenterosi. A chiamarli, per degli interventi di riqualificazione creativa, sono persino certe scuole di Roma: là dove il Comune non arriva, ci pensa questo team di creativi un po’ âgé, energici come nemmeno a vent’anni.
    Anežka Kašpárková
    Anežka Kašpárková
    ANEŽKA E LA PITTURA. FARE WALL PAINTING A NOVANT’ANNI
    Andando verso l’Est Europa, fino a Louka, nel sud della Repubblica Ceca, ci si imbatte in Anežka Kašpárková, 87 anni, una vita passata a occuparsi di casa, lavoro e famiglia, per poi – in età di pensione –  scoprire la pittura e la decorazione. Sacro fuoco esploso all’improvviso e mai spento. Fino al punto da farne una missione. Anežka ha deciso di mettere al servizio del paese il suo tempo e il suo talento. Ed ecco che Louka è diventato un grande cantiere in progress, con un’immagine coordinata e uno stile omogeneo. È lei, la nonna pittrice, a decorare le pareti di bianche di casette ed edifici vari con delicati ramage floreali, usando una stessa cifra e un medesimo colore: blu oltremare, sintesi formale e finezza del segno, per dei decori che richiamano le classiche porcellane provenzali. Anche in questo caso iniziativa totalmente spontanea, accolta con gioia dalla comunità.
    Così, fra street art, arte pubblica e outsider art, questo esercito di talentuosi e attempati dilettanti racconta un altro modo per vivere gli spazi comuni. E soprattutto, per essere anziani, oltre l’odiosa condizione di marginalità: protagonisti zelanti della vita cittadina, con una valanga di storie da raccontare. E soprattutto da scrivere, alla faccia dell’età.
    – Helga Marsala

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