mercoledì 30 settembre 2015

Civati ha fallito forse dovrebbe ragionare un momento.L'appoggio dei verdi convinto ma defilato

Civati e i referendum, cronaca di un flop annunciato

Politica
Pippo Civati, fondatore del movimento 'Possibile', durante l'apertura della convention Politicamp 2015 intitolata "Possibile un nuovo mondo", alla Limonaia di Villa Strozzi, Firenze, 17 luglio 2015. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI
Le firme raccolte non sono sufficienti, a causa di una carenza organizzativa sottovalutata in partenza. Ma Possibile porta comunque a casa qualcosa…
Le difficoltà erano note dall’inizio e sono quelle che preoccupano sempre i promotori dei referendum: la necessità di un’organizzazione capillare, la coincidenza del clou della campagna per la raccolta delle firme con i mesi estivi, la scarsa copertura mediatica, la difficoltà a mobilitare le persone. Anche quando i temi sono tra quelli che più hanno suscitato clamore nei mesi precedenti (Jobs Act, Buona Scuola, Italicum, trivellazioni a mare). Eppure, il traguardo delle 500mila firme è stato raggiunto più volte in passato, tanto da indurre qualcuno a chiedere perfino di innalzare quella soglia, per evitare l’organizzazione di consultazioni referendarie già predestinate a non raggiungere il numero di votanti necessario a sancirne la validità.
Pippo Civati si è fermato ben prima delle urne, non riuscendo nemmeno a presentare i moduli firmati in Cassazione entro oggi, termine fissato dalla legge. Possibile nasce così non certo sotto i migliori auspici, mancando il suo primo obiettivo politico. Perché, dunque, questa scelta?
C’è stata una sottovalutazione sul piano organizzativo? “Eravamo convinti di poterci riuscire”, conferma ancora oggi Thomas Castangia, componente del comitato organizzativo del movimento civatiano. Riuscire, però, non significa solo raccogliere materialmente le firme valide, ma anche sopperire alle difficoltà nel rapporto con i comuni e far arrivare i moduli in tempo per la consegna in Cassazione. Esattamente i problemi riscontrati da Possibile.
Qualche banchetto non basta: servono un’organizzazione capillare e persone con un’adeguata esperienza alle spalle (la partecipazione del gruppo civatiano alla raccolta firme anti-Porcellum nel 2011 fu marginale). E non guasterebbe anche qualche testimonial importante. Tutto ciò è mancato, determinando l’insuccesso di oggi.
Come scrive lo stesso Civati nel suo blog, però, “il risultato spesso sta nel percorso e non nell’obiettivo”. E l’invito che rivolge ai suoi è chiaro: “Dobbiamo fissare nelle nostre menti i volti delle centinaia di migliaia di persone che sono venute a firmare. Perché le rivedremo tutte nella prossima battaglia”. Più che ai referendum in sé, quindi, la campagna di questi mesi è servita adare un lancio a un movimento (“altrimenti avremmo solo perso due mesi”, ammette Castangia) il cui futuro è tutto da scrivere.
I moduli raccolti costituiscono anche un consistente database di contatti che – entro certi limiti, dettati dalla liberatoria sulla privacy – potranno essere utilizzati in futuro. Da questo punto di vista, è sintomatica la presenza tra i dati richiesti ai firmatari anche dell’indirizzo e-mail, in realtà non necessario per la convalida della sottoscrizione dei quesiti.
Ma i big data raccolti valgono – nell’idea dei civatiani – più dell’immagine del fallimento che inevitabilmente sarà trasmessa dai media tra oggi e domani, per poi sparire rapidamente, travolta da mille altri avvenimenti più importanti.

Pomezia:esempio del governo grillino?

A Pomezia il buon governo a Cinque stelle è tutto un bluff. Ecco perché

M5S
fucci
Fabio Fucci sindaco di Pomezia è considerato un esempio di buon governo del M5S ma la verità è un’altra
Quattro milioni di euro. No sono 7. Macché sono 2. Non è la tombola natalizia né il Monopoli, ma parliamo dei numeri che sono stati fatti circolare sul bilancio del Comune di Pomezia amministrato dal sindaco Cinque stelle, Fabio Fucci.  Era aprile quando sul blog di Beppe Grillo compariva un post tutto dedicato alla buona amministrazione di Fucci. Lo stesso sindaco decantava con modestia “il miracolo” che stava realizzando vantandosi di aver chiuso il bilancio con un sostanzioso avanzo.
Fucci, addirittura, in puro stile marzulliano, si poneva una domanda e si dava una risposta: “Come ci siamo riusciti? In linea di principio è bastato portare COMPETENZA ed ONESTA’ alla guida della città. Oggi a Pomezia governano persone dedite al bene comune che lavorano per la città e, soprattutto, senza RUBARE i soldi dei cittadini”. Scritto così, con le maiuscole e i grassetti per esaltare l’impresa.
Peccato che sicuramente sul bilancio sia mancata proprio o l’onestà o la competenza visto che il messaggio decantato ai quattro venti non era aderente alla realtà e le cifre risultavano diverse.
Per comprendere bene questa storia dobbiamo fare attenzione alle date: l’approvazione del bilancio consuntivo è stata fatta al 31 dicembre 2014. Non passano nemmeno 24 ore e il 1 gennaio del 2015 la somma misteriosamente si dimezza.
Cattura deliberaInfatti con la delibera n.103 del 2015, la giunta è costretta a rivedere i conti fatti. Viene così ufficializzato un riaccertamento straordinario dei residui al 1 gennaio 2015, in ottemperanza dell’ Art3, comma 7 , Dlgs. n. 118/2011 sulla variazione dei bilanci e i 4 milioni diventano 2.
Un gioco di prestigio che permette a Fucci e alla giunta pentastellata di ottenere visibilità e plausi dai vertici del M5S.
Così il messaggio mediatico passa, si diffonde e prende piede facendo assurgere Fucci a eroe grillino della buona amministrazione. Complice dell’investitura l’intercettazione dell’inchiesta “Mafia capitale”  in cui Buzzi definiva l’amministratore “incorruttibile”.


CatturaMa sui numeri  del bilancio la confusione è tanta, così tanta che lo stesso Luigi di Maio sbaglia e su un post di facebook arriva a parlare addirittura di  7 milioni di euro di attivo che sommati ai 200 milioni di debiti citati nel post arriverebbero all’improbabile somma di + 207 milioni di euro con un esercizio e mezzo di bilancio. Insomma cifre da pallottoliere impazzito.
Numeri che per i dem sono stati raggiunti grazie agli 80 milioni di euro della Cassa Depositi e Prestiti ottenuti proprio dal Pd. Soldi che hanno consentito liquidità e premesso di riordinare i conti. “Proprio così – ci spiega Danilo Risi, segretario dei Giovani democratici di Pomezia – quegli 80 milioni di prestito hanno permesso alla giunta grillina di riorganizzare il bilancio di competenza, oltretutto, a nostro avviso, sono stati utilizzati in difformità di legge. Per questo il consigliere comunale dem Omero Schiumarini ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.”
Una figura, quella di Fucci, che si è fatta notare, anche per l’intolleranza alla stampa e alla critica o alla semplice presenza dell’opposizione in giro per la struttura comunale. Solo l’ultimo episodio risale a ieri con la decisione dei consiglieri di minoranza di rivolgersi ai carabinieri protestando per il nuovo regolamento di accesso.
Le nuove procedure del comune di Pomezia, infatti,  prevedono l’identificazione al gabbiotto con documento e la consegna di un pass “visitatori” e non quello specifico per i consiglieri che di fatto impedisce agli stessi di espletare al meglio il proprio ruolo. Rimane ai “disonori” della cronaca l’allontanamento il 24 luglio scorso di due giornaliste, sempre dal palazzo comunale, che avevano l’accredito per seguire un incontro del sindaco e sono state fatte uscire senza una valida motivazione.
Utile ricordare dopo la protesta dell’ Associazione stampa romana la scelta di Fucci del silenzio stampa fino ad agosto che si giustificava dicendo che “non esistono categorie con particolari privilegi. I giornalisti non hanno maggiori diritti degli altri cittadini: di conseguenza possono accedere agli uffici comunali esclusivamente se invitati o su appuntamento. Annuncio che presto saranno installate due nuove bacheche comunali – una in piazza Indipendenza e una in piazza Italia – che l’Amministrazione utilizzerà per informare direttamente e senza intermediari i cittadini”.
“Fino a quel giorno – dichiara il primo cittadino – le comunicazioni dell’Amministrazione saranno veicolate esclusivamente attraverso i canali istituzionali (sito, facebook, twitter). La stampa potrà servirsi di questi per svolgere il proprio lavoro”.
“Una vergogna che i consiglieri comunali e la stampa non possano svolgere le proprie funzioni – commenta Risi del Pd, che ci spiega: “E” un modo, questo, di controllare qualsiasi movimento all’interno del palazzo comunale. Mi chiedo: di cosa ha paura Fucci?”.

ponte sullo stretto:una toppa peggiore del buco

Ponte sullo Stretto: quella brutta e costosa copia dell’Eurotunnel

Esperto di trasporti e ambiente
Stretto di Messina; foto di © Elio Colavolpe / Emblema
Se un treno impiega tre ore da Messina a Palermo (232 km) e 2,45 minuti da Siracusa a Messina (180 km), è assolutamente inutile fare il ponte ferroviario sullo stretto per ridurre di qualche decina di  minuti la percorrenza verso la Calabria e il Continente.
Sarebbe invece utile, sulla rete ferroviaria siciliana e calabrese, un potenziamento, una velocizzazione e un miglioramento del materiale rotabile utilizzato. A cosa serve accorciare i tempi di attraversamento dello stretto con un ponte costosissimo, di dubbia realizzazione tecnica e privo della domanda di traffico che ne giustifichi la sua discussa realizzazione? E’ tutto da spiegare e il ministro Angelino Alfano, promotore del rilancio di questa nuova grande opera (solo ferroviaria) non ci pensa neppure.
Nell’ultimo ventennio i passeggeri ferroviari sullo Stretto sono calati enormemente, mentre il traffico merci è crollato (come è crollato su tutta la rete del centro-sud Italia). Nel frattempo il traffico aereolow cost (passeggeri) dei Tir (merci) e il cabotaggio marittimo (merci e passeggeri) dalla Sicilia è cresciuto notevolmente. Attualmente sullo stretto da Messina a Villa S.Giovanni si è passati da una ventina di treni nord-sud (Sicilia) a qualche treno giornaliero.
Le navi in linea tra Scilla e Cariddi da quattro sono diventate una al giorno. La domanda di traffico ha cambiato completamente volto.  L’assalto al treno da Milano, Torino e Roma degli anni sessanta  non è che un ricordo. Da una parte le FS hanno tagliato  i cosiddetti treni universali, a favore dell’Alta Velocità, dall’altra il ponte non sembra assolutamente in grado  di reggere il confronto con  una seria analisi della domanda e un’analisi tra costi e benefici.
A chi chiede la brutta copia mediterranea dell’Eurotunnel, va ricordato che il governo inglese non ha speso una sterlina pubblica per la sua realizzazione, e che  i due grandi mercati collegati, quello della Gran Bretagna  e del nord Europa, non sono paragonabili a quello del sud Italia. Le grandi opere sono un’arma spuntata per il rilancio dell’economia, non solo per il sud, ma anche per il nord. Il comparto dei trasporti non ha tanto bisogno di infrastrutture quanto di modelli di esercizio competitivi e di essere liberato, come nel caso di porti, aeroporti e municipalizzate, da gestioni inefficienti e clientelari per togliere il controllo discrezionale della politica.

antimafia:i tristi attacchi grillini a Don Ciotti e a Libera

Antimafia, a Ostia scontro M5S-Sabella. Don Ciotti: “Qualche grillino sta dall’altra parte”

Antimafia, a Ostia scontro M5S-Sabella. Don Ciotti: “Qualche grillino sta dall’altra parte”
Mafie

Dopo la pubblicazione del dossier con le pesanti accuse a Libera è scontro aperto nel X Municipio tra i grillini e l'assessore alla legalità di Roma Alfonso Sabella: post sul blog e dettagliate lettere aperte. L'ex pm: "E' una palude". Il sacerdote: "Nel Movimento di Grillo ci sono delle persone eccezionali, ma c'è anche qualcuno che per altri giochi e interessi sta dall'altra parte"
Un botta e risposta duro e articolato, un dossier finito sui giornali e poi parzialmente sconfessato dagli stessi autori, e una polemica al veleno che ogni giorno si arricchisce di un nuovo tassello. È quello che sta succedendo ad Ostia negli ultimi giorni: parti in causa sono Libera, il Movimento 5 Stelle locale e l’ex magistrato antimafia Alfonso Sabella. Il casus belli è rappresentato da una bozza di un dossier, pubblicata dal quotidianoIl Tempo, nel quale i grillini lanciano accuse pesantissime all’associazione fondata da don Luigi Ciotti. Prima tra tutte quella di avere ottenuto in concessione la gestione di una spiaggia sul lungomare di Ostia senza bando pubblico. Accuse gravi, che potrebbero avere ripercussioni sulla “alleanza” M5S-Liberasancita in nome della battaglia per il reddito di cittadinanza, e che oggi hanno suscitato la reazione del sacerdote antimafia. “C’è qualcuno che ha scritto che si è rotto l’idillio tra Libera e Movimento 5 Stelle: non c’è stato mai un idillio ma forme di collaborazione su dei temi che devono coinvolgere tutti. La mia ferita e sofferenza è vedere che subentrano altri giochi e interessi”, ha detto don Ciotti, che poi ha replicato direttamente sul caso Ostia: “Nel Movimento 5 Stelle ci sono delle persone eccezionali, ragazzi svegli, intelligenti, appassionati ma c’è anche qualcuno che per altri giochi e interessi sta dall’altra parte. Questi non devono andare ad umiliare una battaglia per il reddito di dignità che ha bisogno che tutte le forze si mettano insieme per raggiungere l’obiettivo di uguaglianza, diritti e dignità di tutte le persone”. Parole che arrivano praticamente nel day after di un altro durissimo scontro: quello che ha visto i grillini entrare in polemica conAlfonso Sabella, l’ex pm nominato da Ignazio Marino assessore alla legalità del comune di Roma, subito dopo l’esplosione del casoMafia capitale.
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“Sabella ha praticamente appeso la toga al chiodo e da diverso tempo si diverte a fare il politicante da bar”, l’accusa rilanciata dal blog di Beppe Grillo. Il motivo? L’intervento dell’ex pm nella polemica su Ostia (dove il sindaco l’ha nominato commissario) in difesa di Libera, in cui sottolinea l’esistenza di un conflitto d’interesse tra esponenti 5 stelle e quella concessione balneare. “Ostia è una palude e  i grillini sono troppo impegnati ad autocompiacersi della loro onestà e presunta superiorità etica senza guardare oltre”, dice l’ex pm, autore di una lunga e dettagliata lettera aperta in replica al post del blog di Grillo. 
“Dei 71 stabilimenti e spiagge libere dove c’erano irregolarità i 5 Stelle si sono preoccupati solo di quella gestita da Libera”E’ l’accusa di Sabella, smentita, però, dai grillini sul blog di Grillo: “Il M5S Ostia il 3 marzo scorso ha presentato un ordine del giorno in cui elencava le irregolarità su tutte le spiagge del litorale romano a firma del consigliere Paolo Ferrara. Sabella ovviamente lo ricevette e, vogliamo augurarci, lo lesse. Oggi però sembra essersene dimenticato”. Ma l’assessore ha replicato: “Non ho visto il documento all’epoca (il mio mandato è iniziato il 18 marzo). In ogni caso non me ne sarebbe fregato assolutamente nulla di vederlo perché quelle irregolarità io non mi sono limitato solo a elencarle ma le ho anche accertate, verificate e, lo so che vi sembra strano, pure sanzionate”. E Sabella ha poi attaccato l’ex consigliere che non avrebbe dato seguito alle sue segnalazioni: “Ma Ferrara non è un appartenente alla Guardia di Finanza e dunque sottoposto all’obbligo di denuncia?”.
“Il M5S non è contro Libera, ma contro l’illegalità”Dopo il report pubblicato da il Tempo, i 5 Stelle si sono giustificati dicendo che la loro azione non era mirata contro l’associazione ma solo un tentativo di avere trasparenza. “Di recente abbiamo presentato un’interrogazione dove chiediamo di fare chiarezza in merito ad alcuni articoli di giornale che parlano di irregolarità rilevate all’interno della ‘Spiaggia Libera-SPQR’, data in concessione all’Ati (Associazione territoriale d’impresa), composta da Uisp Roma e Libera”. Sabella ha ribattuto: “Prendo atto ma mi spiegate perché presentate un’interpellanza solo ed esclusivamente sulle sanzioni applicate a Libera e chiedete, addirittura, la revoca solo ed esclusivamente dell’assegnazione della spiaggia a Libera e ve ne state zitti zitti su tutti gli altri concessionari dispiagge, chioschi e stabilimenti plurimultati?”.
L’incontro tra i 5 Stelle e le sigle sindacali delle associazioni balneariAl centro dello scontro anche un incontro tra i rappresentanti dei tanto contestati stabilimenti balneari e i 5 stelle, poi rilanciato sulle pagine fb dei parlamentari. “Quell’incontro si svolse il 25 giugno alla luce del sole e fu diffuso dai canali istituzionali del Movimento. Per amor di cronaca, è dunque bene ricordare che tre giorni prima di noi era stato proprio Sabella ad incontrare le stesse sigle sindacali di Ostia”. E Sabella: “Sì anch’io l’ho fatto ma alla luce del sole per pervenire, nell’interesse comune, a un abbattimento condiviso del lungomuro e non di sera, per ragioni politiche (che mi piacerebbe tanto conoscere), a casa loro (a proposito non ve ne siete accorti che non era proprio casa loro ma una struttura pubblica del Coni di cui taluno di costoro deteneva stranamente le chiavi?). E soprattutto non ho scritto l’indomani sulla mia pagina Fb, come ha fatto la vostra on. Carla Ruocco “ieri sono stata ad Ostia, con gli attivisti del Movimento Cinque Stelle di Roma Municipio 10, per parlare con gli imprenditori onesti’. Me coj…i, si direbbe a Roma”.
I 5 Stelle accusano poi Sabella di aver detto: “Roma non è mafiosa, ma è corrotta”, come se le due cose fossero completamente sconnesse“Da magistrato dovrebbe andare a rileggersi il parere dei Ros”. Accusa respinta: “Ho sempre detto che Roma non è una città mafiosa ma è soprattutto una città corrotta. Ho detto anche che a Roma le mafie, anche quelle più tradizionali, esistono eccome e ho sempre sostenuto che Mafia capitale è un’associazione di tipo mafioso a norma di art. 416 bis c.p.. A proposito a Palermo non guardavo i santini (quanto piace pure a voi folklorizzare la mafia! Ma da che parte state veramente?) ma qualche centinaio di morti ammazzati all’anno, qualche bambino sciolto nell’acido e qualche tratto di autostrada o pezzo di quartiere che saltava in aria portandosi via altre vite umane e, mentre voi vivevate sereni nella bambagia, stanavo e arrestavo i responsabili, li facevo condannare a centinaia di ergastoli e migliaia di anni di galera, sequestravo i loro beni e i loro missili terra aria e vivevo, necessariamente solo come un cane, sotto sacchi di sabbia e lastre d’acciaio blindate”.
“Il 5 Stelle Ferrara è amico dell’ex gestore della spiaggia di Libera”Il vero nodo dello scontro, però, è rappresentato dal conflitto d’interessi adombrato dall’ex pm sul 5 Stelle Ferrara, lo stesso che aveva chiesto il ritiro della concessione solo per il lido gestito da Libera. “Ferrara – ha detto Sabella – è amico del Sig. Bocchini tanto che ne ha celebrato le nozze come consigliere di Municipio . E non lo dico io ma lo sa tutta Ostia e lo dice, anzi lo diceva, lui stesso sulla sua pagina Facebook l’altro ieri, 25 settembre,  “Sposare un conoscente – scriveva -, amico e compagno di scuola che abbia avuto piccoli precedenti…”. Poi però, il 27 settembre, sul Tempo ha affermato: ‘Lo conosco ma non è un mio amico’. Ma hanno litigato giusto ieri mattina? I vecchi politici erano più “scafati” e avevano modi migliori per scaricare al momento opportuno l’amico divenuto in qualche modo scomodo”. Ma perché il pentastellato dovrebbe nascondere l’amicizia con Bocchini? Solo per piccoli procedimenti penali?  “Bocchini – ha continuato Sabella – era giusto giusto il precedente gestore della spiaggia Ammanusa che è stata poi assegnata a UISP e Libera perché si è accertato che Bocchini aveva precedenti penali, anche specifici (occupazione abusiva di beni demaniali), e nemmeno dichiarati”. Da parte sua, il consigliere pentastellato Ferrara ha replicato con un’intervista al Tempo (la stessa in cui nega l’amicizia con Bocchini): “Querelo Sabella, non può dire che ho un interesse personale solo perché ho celebrato il matrimonio di una persona: con questo principio, Sabella dovrebbe contestare anche il prete che ha sposato Totò Riina“. Paragone infelice visto che il sacerdote che sposò Riina eradon Agostino Coppola, indicato come il “prete della mafia”, finito più volte a processo e poi condannato a tredici anni per un sequestro di persona.