COP24
La
COP24 è
terminata
e
il bilancio dei risultati è non soddisfacente.
Ciò
che la Conferenza ha fornito è uno strumento di attuazione
dell’accordo di Parigi del 2015: in esso sono raccolti meccanismi
tecnici di misurazione e contenimento delle emissioni in atmosfera.
Ciò
è sicuramente un dato positivo, tuttavia il vero problema è stato
l’ignorare parzialmente lo studio eseguito dalla commissione ONU
per l’analisi degli scenari futuri. In
essa è stato esplicitato un tempo massimo di risposta da parte delle
nazioni per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, per evitare
danni incalcolabili all’ambiente e alle economie mondiali.
Decisioni
in merito a questa analisi, condotta da climatologi di livello
mondiale, sono state rimandate alle prossime conferenze, in primis a
quella del 2019 che si terrà in Cile. Purtroppo
ragioni locali hanno quindi impedito di dare pieno compimento alle
possibilità d’iniziativa di questa conferenza 2018. Il tempo è
poco ormai. Ci
si chiede anche quale può essere l’impatto delle iniziative prese,
visto che la più grande potenza economica, gli Stati Uniti
d’America, si è ritirata dall’accordo di Parigi, ma credo che,
per il bene della popolazione mondiale, non ci si tirerà indietro da
sforzi ancora maggiori.
LʼUnione
Europea,
nel suo
complesso,
ha
visto un
importante
miglioramento
delle
performances
relative
alla
lotta
allʼinquinamento,
mentre
lʼItalia
ha
subito un
declassamento.
Per
il nostro paese,
la
lotta
allʼinquinamento
ha
portato
minimi
benefici,
in rapporto
percentuale,
rispetto agli
anni
precedenti, colpevole la
mancanza
di una
politica
energetica
e climatica
vera
e
propria.
Incredibile
come lʼottava
economia
mondiale
non
abbia
una
politica
duratura
nel
tempo relativa
alla
gestione
delle risorse
energetiche
e al
controllo
dei
cambiamenti
climatici.
La
gestione del problema-clima
sottostà
alle
volontà
di
imprenditori
e potentati,
a
“danno”
dei quali
potrebbero
essere rivolte
politiche
più stringenti: la
parola
“danno”,
a
parer
mio,
dovrebbe
essere sostituita
con
“opportunità”.
Spesso,
la
mancanza
di
formazione
tecnica,
di
volontà
imprenditoriale
e
incentivi
da
parte
statale
determinano
quanto
affermato
prima.
Il
caso
FCA,
che in Italia
è
stata
risparmiata
dallʼecotassa
sulle
utilitarie,
altro
non è
che
una
concessione da
parte
governativa
verso un
forte
gruppo imprenditoriale.
Ci
si stupisce di come un
governo,
formato
largamente
da
forze
5stelle,
che
riconoscevano
nella
tutela
dellʼambiente
uno dei loro 5
pilastri,
abbiano
avallato
una
concessione così
importante.
Molte
persone hanno
riposto
in
loro speranza,
in merito a
questi
temi, tuttavia
pare
sia
stato
solo fumo
negli occhi.
A
livello regionale,
in Liguria,
occorre
trasmettere
il
messaggio
che cʼè una
forza
politica
ambientalista,
vicina
alle
realtà
imprenditoriali
e
alle
dinamiche,
anche
sociali,
sulle quali
una
nuova
politica
ecologista
andrebbe
ad
incidere, per trasformare
il
timore del “danno”
in
occasione
di “opportunità
di
crescita”.
Si
potrà
e dovrà
coinvolgere
e
collaborare
con vari
settori,
non cercando
mai
lo
scontro,
ma
un confronto
proficuo
e costruttivo. A
questo
proposito, mi sembra
unʼoccasione
di crescita
lʼappoggio
ottenuto dai
Verdi
da
parte
di Italia
in
Comune.
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