sabato 22 dicembre 2018

su cop 24




COP24

La COP24 è terminata e il bilancio dei risultati è non soddisfacente. Ciò che la Conferenza ha fornito è uno strumento di attuazione dell’accordo di Parigi del 2015: in esso sono raccolti meccanismi tecnici di misurazione e contenimento delle emissioni in atmosfera. Ciò è sicuramente un dato positivo, tuttavia il vero problema è stato l’ignorare parzialmente lo studio eseguito dalla commissione ONU per l’analisi degli scenari futuri. In essa è stato esplicitato un tempo massimo di risposta da parte delle nazioni per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, per evitare danni incalcolabili all’ambiente e alle economie mondiali. Decisioni in merito a questa analisi, condotta da climatologi di livello mondiale, sono state rimandate alle prossime conferenze, in primis a quella del 2019 che si terrà in Cile. Purtroppo ragioni locali hanno quindi impedito di dare pieno compimento alle possibilità d’iniziativa di questa conferenza 2018. Il tempo è poco ormai. Ci si chiede anche quale può essere l’impatto delle iniziative prese, visto che la più grande potenza economica, gli Stati Uniti d’America, si è ritirata dall’accordo di Parigi, ma credo che, per il bene della popolazione mondiale, non ci si tirerà indietro da sforzi ancora maggiori.

LʼUnione Europea, nel suo complesso, ha visto un importante miglioramento delle performances relative alla lotta allʼinquinamento, mentre lʼItalia ha subito un declassamento.
Per il nostro paese, la lotta allʼinquinamento ha portato minimi benefici, in rapporto percentuale, rispetto agli anni precedenti, colpevole la mancanza di una politica energetica e climatica vera e propria.

Incredibile come lʼottava economia mondiale non abbia una politica duratura nel tempo relativa alla gestione delle risorse energetiche e al controllo dei cambiamenti climatici.
La gestione del problema-clima sottostà alle volontà di imprenditori e potentati, a “danno” dei quali potrebbero essere rivolte politiche più stringenti: la parola “danno”, a parer mio, dovrebbe essere sostituita con “opportunità”.
Spesso, la mancanza di formazione tecnica, di volontà imprenditoriale e incentivi da parte statale determinano quanto affermato prima.
Il caso FCA, che in Italia è stata risparmiata dallʼecotassa sulle utilitarie, altro non è che una concessione da parte governativa verso un forte gruppo imprenditoriale. Ci si stupisce di come un governo, formato largamente da forze 5stelle, che riconoscevano nella tutela dellʼambiente uno dei loro 5 pilastri, abbiano avallato una concessione così importante.
Molte persone hanno riposto in loro speranza, in merito a questi temi, tuttavia pare sia stato solo fumo negli occhi.

A livello regionale, in Liguria, occorre trasmettere il messaggio che cʼè una forza politica ambientalista, vicina alle realtà imprenditoriali e alle dinamiche, anche sociali, sulle quali una nuova politica ecologista andrebbe ad incidere, per trasformare il timore del “danno” in occasione di “opportunità di crescita”.
Si potrà e dovrà coinvolgere e collaborare con vari settori, non cercando mai lo scontro, ma un confronto proficuo e costruttivo. A questo proposito, mi sembra unʼoccasione di crescita appoggio ottenuto dai Verdi da parte di Italia in Comune.

Vittorio Baroni

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