domenica 30 giugno 2019

nessuno tocchi Caino

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NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS
La newsletter a cura di Nessuno Tocchi Caino
Questo servizio e' realizzato nell'ambito di un progetto sostenuto dall'Unione Europea. Le opinioni espresse in questa pubblicazione non riflettono necessariamente quelle della Commissione dell'Unione Europea.

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Anno 19 - n. 26 - 29-06-2019 

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : STORICA SENTENZA CONTRO L’ERGASTOLO. SOSTIENI NESSUNO TOCCHI CAINO
2.  NEWS FLASH: LO STATO DELLA PENA DI MORTE NEGLI USA
3.  NEWS FLASH: USA: CHARLES RAY FINCH ESONERATO DAL BRACCIO DELLA MORTE DEL NORTH CAROLINA
4.  NEWS FLASH: PAKISTAN: CONDANNA A MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO
5.  NEWS FLASH: VIETNAM: CONDANNATO INGIUSTAMENTE A MORTE OTTIENE RISARCIMENTO
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : OSTIA: 29 GIUGNO 2019, SUPER EVENTO CALCISTICO DI BENEFICENZA ‘NAZIONALE ITALIANA POETI VS NAZIONALE GIORNALISTI RAI’


STORICA SENTENZA CONTRO L’ERGASTOLO. SOSTIENI NESSUNO TOCCHI CAINO
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ti chiediamo di sostenere le lotte di Nessuno tocchi Caino con la tua iscrizione per l’anno 2019 e con la devoluzione del tuo 5x1000. 

Il 13 giugno 2019, abbiamo ottenuto un nuovo successo e conseguito un altro risultato storico! Con la sentenza Viola contro Italia, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha infatti condannato l’Italia perché l’ergastolo “ostativo”, come disciplinato dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, è contrario all’art 3 della Convenzione europea per i diritti umani che vieta la tortura, i trattamenti e le punizioni inumane e degradanti. 
Secondo la Corte, infatti, l’ergastolo ostativo è una forma di punizione perpetua e incomprimibile che nega il diritto alla speranza, il diritto che deve essere riconosciuto a ogni detenuto, a prescindere dal reato commesso, di potere un giorno – grazie al proprio cambiamento – chiedere di varcare la soglia del carcere ed essere riammesso nella società. È una sentenza molto bella, nella quale abbiamo sentito riecheggiare parole, pensieri, principi che ci hanno animati in questi anni di impegno nella campagna “Spes contra spem”, volta appunto a superare il cieco e assoluto sbarramento alla possibilità di tener conto del cambiamento maturato nel corso della pena. 
Ci sono dei passaggi importanti in questa sentenza – per la quale dobbiamo ringraziare Antonella Mascia, avvocato difensore di Marcello Viola – come quello in cui la Corte ricorda che il rispetto della “dignità umana” non può accettare il “fine pena: mai”, la condanna a una pena fino alla morte, la preclusione di ogni speranza per il condannato di ritornare un giorno alla vita sociale e civile. Ci sono passaggi coraggiosi in questa sentenza come quello in cui si mette in discussione la “collaborazione con la giustizia” quale unico indice di un avvenuto ravvedimento. Per la Corte, infatti, “l’equivalenza tra l’assenza di collaborazione e la presunzione assoluta di pericolosità sociale finisce per non corrispondere al reale percorso rieducativo” di un condannato che rischia per ciò di non potersi mai riscattare: qualsiasi cosa faccia in carcere, il danno arrecato è irrimediabile, la sua pena rimane immutabile, anzi, rischia di aggravarsi con il passare del 
tempo. Insomma, la Corte lo dice a chiare lettere: la personalità del condannato non può restare congelata al momento del reato commesso. 
Nel censurare l’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario che vieta la concessione di benefici penitenziari, misure alternative al carcere e liberazione condizionale ai detenuti che non collaborino con la giustizia, la Corte di Strasburgo ha considerato l’ergastolo “ostativo” un problema strutturale – sono infatti circa 1.200 i detenuti che scontano questo tipo di pena – e ha chiesto all’Italia di modificare la legge, preferibilmente per via legislativa. 
Vedremo se e come interverrà il Parlamento. Intanto, però, sappiamo che la Corte Costituzionale italiana dovrà pronunciarsi su altri casi di ergastolo “ostativo”. Il primo è il caso di Sebastiano Cannizzaro e la notizia positiva è che, nella udienza del 22 ottobre prossimo, Nessuno tocchi Caino, rappresentato dal Prof. Andrea Saccucci, è stato ammesso come parte interveniente. Inoltre, anche il Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite ha deciso di ammettere il nostro ricorso collettivo che è stato sottoscritto da oltre 250 condannati all’ergastolo “ostativo”. 
È tanto quello che abbiamo costruito in pochi anni, dopo il Congresso di Nessuno tocchi Caino che abbiamo tenuto nel carcere di Opera nel dicembre del 2015 e che Marco Pannella aveva voluto fosse intitolato “Spes contra Spem”, il motto di San Paolo nella Lettera ai Romani. È partito tutto da Opera e da Marco che in quel congresso aveva chiamato alla lotta e implorato di essere speranza i condannati a non avere speranza, gli ergastolani che hanno poi risposto ritmando con lui: “C’est n’est qu’un debut, continuons le combat”. 
Quel Congresso è stata anche l’occasione per realizzare con i detenuti e il personale dell’amministrazione penitenziaria il docu-film di Ambrogio Crespi “Spes contra Spem - Liberi dentro” che ha contribuito anch’esso al successo conseguito con la sentenza della CEDU, scritta anche da alcuni dei giudici che hanno visto il docu-film quando è stato proiettato a Strasburgo. 
E poi ci sono stati i Laboratori Spes contra Spem che da ormai quattro anni animiamo nelle sezioni di alta sicurezza di Opera, Parma, Voghera, Rebibbia e Secondigliano, insieme ai condannati all’ergastolo che sono oggi persone diverse rispetto a quelle del reato, prova vivente di quello che ha scritto nella sua sentenza la Corte di Strasburgo: la personalità del condannato non resta fossilizzata per sempre al momento del reato commesso. 
Per spiegare come sia potuto accadere tutto questo e in così poco tempo, non bastano le categorie del diritto, della politica o delle scienze sociali, forse è più esatto richiamare l’esempio di Marco, il modo di pensare, di sentire e di agire che ha connotato la sua vita: cercare di essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, di incarnare la speranza contro ogni speranza, di vivere nel senso e nel modo in cui vuoi che vadano le cose. In questo senso, i condannati all’ergastolo che sono divenuti persone diverse da quelle del reato e che contro ogni speranza sono stati speranza, hanno con ciò liberato oltre che se stessi anche le menti dei giudici di Strasburgo. 
Questa lotta per il pieno riconoscimento del diritto alla speranza nel nostro Paese e nel mondo dobbiamo proseguirla ed estenderla. È lotta volta a superare radicalmente il sistema di pene crudeli, inumane e degradanti, quel perverso gioco di specchi per cui alla violenza e al dolore del delitto debba necessariamente corrispondere la violenza e il dolore del castigo. Su questo sarà centrato il prossimo Congresso di Nessuno tocchi Caino che si svolgerà la metà di dicembre a Opera dove speriamo di vederti e di averti come nostro iscritto per questo straordinario 2019! 

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Puoi leggere la sentenza della CEDU nel caso Viola contro Italia usando il link riportato sotto.

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

LO STATO DELLA PENA DI MORTE NEGLI USA
Un’istantanea sullo stato della pena di morte negli Usa. La “scatta” il Death Penalty Information Center in occasione dell’esecuzione n° 1500 effettuata contro Marion Wilson il 20 giugno 2019. 
Nel 1972, con la sentenza Furman v. Georgia, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale non la pena di morte, ma le leggi con cui nei vari stati veniva regolamentata. 4 anni dopo, con la sentenza Gregg v. Georgia la stessa Corte Suprema considerò sufficienti le modifiche apportate dai vari stati, e diede di nuovo il via libera alle esecuzioni, che ripresero il 17 gennaio 1977 con l’esecuzione di Gary Gilmore, una vicenda che fu al centro di un romanzo all’epoca molto famoso, “The Executioner's Song”, Il canto del boia, di Norman Mailer. Da Gilmore a Wilson, nell’arco di 42 anni, negli Stati Uniti sono state effettuate 1.500 esecuzioni. Lo studio del DPIC ritiene che però, allo stato delle cose, si stiano riproponendo tutti i problemi che nel 1972 portò alla dichiarazione di incostituzionalità delle leggi capitali, e l’esecuzione di Wilson ne è un chiaro esempio. Da tempo la Corte Suprema pone come punto fermo che si debba ricorrere alla pena di mor
te solo per i “peggiori tra i peggiori assassini”. Ancora oggi però la pena capitale è invece arbitraria, perché risente della razza (del criminale e della vittima), della geografia (se un omicidio avviene dove la pena di morte è in vigore o no, o comunque dove i procuratori la perseguono oppure no), dei fattori economici, e della bravura e dedizione degli avvocati. Wilson, ad esempio, non era certo fosse colui che aveva sparato alla vittima, il processo non aveva chiarito a sufficienza se l’omicidio fosse stato compiuto materialmente da lui o dal coimputato Robert Butts (giustiziato nel 2018). Inoltre alcuni analisti avevano notato già all’epoca del processo che il caso era quasi identico ad un omicidio commesso nel 1995 in una contea confinante, quando nell’incertezza su chi avesse materialmente sparato entrambe gli imputati erano stati condannati all’ergastolo senza condizionale e non a morte. Come se non bastasse, all’interno dello stesso caso Butts/Wilson si 
era verificata una forte sproporzione: la pubblica accusa aveva proposto a Wilson un accordo per non essere condannato a morte in cambio di una confessione, e a Butts questo accordo non era stato offerto. Wilson lo aveva rifiutato, e fino all’ultimo giorno della sua vita ha insistito di non essere lui il responsabile dell’omicidio. Al tempo del processo, l’avvocato d’ufficio di Wilson non aveva nessuna esperienza di casi capitali, e in seguito venne anche arrestato. Inoltre Wilson, lungi dall’essere uno tra i “peggiori tra i peggiori”, aveva una chiara storia di traumi e negligenze sin dai tempi dell’infanzia, che i suoi avvocati d’ufficio non approfondirono e non presentarono alla giuria popolare. Inoltre, in quanto uomo di colore, Wilson appartiene a una minoranza che all’interno dei bracci della morte è rappresentata con una forte sproporzione, e il tutto è avvenuto al Sud, ossia quella zona degli Stati Uniti che da sola compie l’80% delle esecuzioni. Un u
lteriore spunto di riflessione offerto dall’approfondimento del DPIC è che la vittima, Donovan Parks, era un agente di custodia fuori servizio. In tutti gli stati dove è in vigore la pena di morte l’uccisione di un membro delle forze dell’ordine è un reato capitale, e però i dati degli ultimi 40 anni, e di 1500 esecuzioni dimostrano che l’uso della pena di morte non rende affatto più sicura la vita degli agenti. Analizzando i dati sugli omicidi stilati annualmente dal FBI (Uniform Crime Report, di cui Nessuno tocchi Caino pubblica ogni anno un riassunto), risulta che 8 tra i 9 stati con la percentuale più bassa di agenti uccisi in servizio non ha la pena di morte, e il 9°, il Wyoming, ha la pena di morte ma da tempo non la usa, e infatti il suo braccio della morte è vuoto. I 4 stati dove la pena di morte è in vigore ma che hanno la percentuale più basse di vittime tra le forze dell’ordine (Nebraska, Oregon, South Dakota, e Wyoming) fanno un uso molto limitato del
la pena di more: nessuno dei 4 stati ha infatti compiuto più di una esecuzione per decennio dal 1976 ad oggi. La 1500a esecuzione avviene in un momento in cui la pena di morte è da tempo in declino. Mentre gli Stati Uniti ci avevano messo sette anni per passare dalla esecuzione 500 alla 1000 (1998/2005), c’è voluto il doppio del tempo, 14 anni, per passare dalla 1000 alla 1500. Meno di 50 condanne a morte sono state imposte in ciascuno degli ultimi quattro anni, e tutte concentrate in pochi stati. Le esecuzioni sono diventate anche sempre più geograficamente isolate. Nel 2018, più della metà di tutte le esecuzioni si sono svolte in Texas e solo otto stati hanno compiuto esecuzioni. Ma se il numero di esecuzioni sta diminuendo, non diminuiscono i problemi. 165 persone sono state “esonerate”, ossia prosciolte dopo una iniziale condanna a morte. Questo significa che una persona viene riconosciuta innocente e scarcerata ogni 9,1 persone giustiziate. Da quando la pena di mort
e è state reintrodotta, più di 200 persone sono state giustiziate ai sensi di leggi che in seguito sono state dichiarate incostituzionali. Ad esempio, prima della sentenza del 2002 che dichiarava incostituzionale giustiziare i portatori di deficit intellettivo (Atkins v. Virginia), almeno 43 persone con disabilità intellettuale erano già state giustiziate. E anche dopo Atkins v. Virginia in Texas è stato usato uno standard di valutazione del deficit intellettivo che ha consentito di giustiziare 20 persone che in altri stati non sarebbe stato possibile giustiziare, e che oggi nemmeno il Texas potrebbe più giustiziare dopo che la legge statale in materia è stata dichiarata incostituzionale nel 2017 con la sentenza Moore v. Texas. Prima del 2005, quando la sentenza Roper v. Simmons lo rese incostituzionale, 22 persone erano state giustiziate per reati compiuti quando ancora erano minorenni. La Florida ha giustiziato 23 persone che erano state condannate utilizzando una legge sul
le attenuanti che in seguito è stata dichiarata incostituzionale, e almeno altre 90 persone sono stete giustiziate in altri stati prima che diventasse incostituzionale applicare le attenuanti solo se direttamente collegate al reato in questione, e non alla storia personale dell’imputato. Altre 11 sono state giustiziate senza l’unanimità della giuria popolare, oggi obbligatoria almeno in parte del processo in tutti gli stati. Anche le esecuzioni più recenti continuano a mostrare problemi: delle 25 persone giustiziate nel 2018, almeno 18 avevano evidenti problemi di salute mentale, di danno cerebrale, di disabilità intellettiva o di traumi infantili cronici. Dei 25, tre hanno accelerato volontariamente l’esecuzione rinunciando ai ricorsi, e un quarto (non compreso nelle 25 esecuzioni) che riteneva che l’iter di esecuzione non fosse sufficientemente rapido si è suicidato. 
(Fonti: DPIC, 24/06/2019)
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USA: CHARLES RAY FINCH ESONERATO DAL BRACCIO DELLA MORTE DEL NORTH CAROLINA
Charles Ray Finch è stato aggiunto il 26 giugno 2019 con il n° 166 alla “lista degli esonerati” del DPIC, ossia la lista delle persone che, dal 1973 ad oggi sono state prima condannate a morte negli Stati Uniti e in un secondo tempo completamente assolte. La “lista degli esonerati” va anche sotto il nome di “Innocence List”. Finch era stato scarcerato il 23 maggio dal braccio della morte del North Carolina su disposizione del giudice federale Terrence Boyle (United States District Court for the Eastern District of North Carolina) che aveva disposto la scarcerazione di Finch, e contestualmente aveva dato 30 giorni di tempo alla pubblica accusa della Wilson County per decidere se ripetere il processo. 
Considerato quanto poco rimanesse valido del vecchio processo, sembrava improbabile che il processo potesse essere ripetuto, e infatti il 14 giugno il Procuratore Distrettuale, senza darne notizia preliminare né alla difesa né alla stampa, ha ritirato tutte le accuse. Finch, che oggi ha 81 anni, nero, venne condannato a morte nel 1976 con l’accusa di aver ucciso Richard Holloman, proprietario di un negozio, durante una rapina il 13 febbraio 1976. 
Nel 1977, la Corte Suprema di stato ridusse la pena in ergastolo in applicazione di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che aveva dichiarato incostituzionale la legge in vigore all’epoca che prevedeva l’obbligatorietà della pena di morte per determinati reati. Il 25 gennaio 2019 la Corte d'Appello del 4° Circuito aveva stabilito all’unanimità che Finch avesse diritto a chiedere l’annullamento del proprio verdetto di colpevolezza, e a tale scopo aveva rinviato il processo alla corte di grado inferiore. Nella sentenza la corte d’appello federale aveva definito l’imputato “actually innocent” (effettivamente innocente), e radicalmente criticato gli elementi di prova contro Finch. All’epoca del primo processo un perito balistico aveva testimoniato che un bossolo di fucile ritrovato all’interno dell’auto di Finch apparteneva all’arma che aveva ucciso la vittima. Nel 2013 una revisione dell’autopsia indicò che la vittima fosse stata uccisa da un 
colpo di pistola, non di fucile, e un perito balistico della polizia confermò che il bossolo ritrovato nell’auto di Finch non poteva essere collegato all’omicidio. Inoltre la corte d’appello aveva “demolito” i 3 confronti ai quali era stato sottoposto Finch. L’imputato infatti era stato mostrato al principale testimone oculare dell’omicidio, Lester Floyd Jones, e ad un testimone secondario, dopo avergli cambiato gli abiti e avergli fatto inossare abiti molto simili a quelli che i testimoni riferivano di aver visto. Inoltre Finch era stata l’unica persona mostrata ai testimoni oculari con indosso gli abiti indicati, mentre gli altri erano vestiti diversamente. Da allora, questo modo di effettuare i riconoscimenti di persona è stato dichiarato incostituzionale. Dopo la sentenza della Corte d’Appello federale, il Procuratore Generale dello Stato, Josh Stein, si era unito agli avvocati di Finch nel chiedere la scarcerazione dell’uomo. Il caso di Finch dal 2001 vien
e seguito dagli avvocati della “Duke Wrongful Convictions Clinic”. Secondo le statistiche del Death Penalty Information Center innocence, il caso di Finch è il 10° su 166 in cui sono serviti oltre 30 anni perché un condannato vedesse riconosciuta la propria innocenza. Tutti questi 10 casi “trentennali” vedevano come imputati uomini di colore. In 18 casi su 166 (più del 10% dei casi) il proscioglimento ha richiesto più di un quarto di secolo. Come già notato il 20 giugno in occasione della esecuzione n° 1500 dal 1977 ad oggi negli Stati Uniti, ogni 9 persone giustiziate, c’è stato un caso di proscioglimento.
(Fonti: DPIC, 26/06/2019)
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PAKISTAN: CONDANNA A MORTE COMMUTATA IN ERGASTOLO
La Corte Suprema pakistana il 21 giugno 2019 ha annullato la condanna a morte emessa nei confronti di un omicida nel 2007, commutando la sentenza in ergastolo.
Un collegio di tre membri, presieduto dal giudice Asif Saeed Khosa e comprendente il giudice Sardar Tariq Masood e il giudice Qazi Mohammad Amin, ha pronunciato il verdetto.
Il detenuto, Karim Nawaz, è stato dichiarato colpevole di aver ucciso sua sorella, suo fratello e una cognata a Mianwali. Un tribunale di primo grado aveva condannato Nawaz a morte sulla base di tre accuse di omicidio e una di terrorismo.
Il condannato si era in seguito riconciliato con la sua famiglia. Successivamente, le tre condanne per omicidio furono ritirate dal tribunale, ma la condanna per terrorismo era stata confermata.
In appello, sia l'Alta corte di Lahore che il tribunale supremo avevano confermato la condanna a morte per terrorismo.
Contro la commutazione della sentenza, il procuratore generale ha detto che il detenuto ha ucciso tre persone e ora chiede aiuto.
Su questo, il giudice presidente ha detto che il crimine sembra essere stato commesso in un impeto di rabbia temporanea.
I giudici della Corte Suprema hanno allora deciso di convertire la pena di morte in ergastolo.
(Fonti: dawn.com, 21/06/2019)
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VIETNAM: CONDANNATO INGIUSTAMENTE A MORTE OTTIENE RISARCIMENTO
Un uomo vietnamita di 82 anni è stato risarcito con 6,7 miliardi di dong (287.500 dollari Usa) per essere stato ingiustamente riconosciuto colpevole e condannato a morte.
Tran Van Them è stato accusato, riconosciuto colpevole e condannato a morte nel 1973 e nel 1974. È stato dichiarato innocente solo nel 2017.
Them, un residente del distretto di Yen Phong nella provincia di Bac Ninh, un'ora a nord-est di Hanoi, ha ottenuto il risarcimento per i 2.000 giorni, o sei anni, trascorsi in carcere e per gli oltre 14.530 giorni da quando è stato rilasciato su cauzione.
Lui e la sua famiglia inizialmente avevano chiesto un risarcimento di 15 miliardi di dong per la sua drammatica vicenda, che includeva due condanne a morte. Dopo lunghi negoziati, hanno accettato meno della metà della loro richiesta, perché "abbiamo aspettato troppo a lungo" e Them "è già troppo vecchio e la sua salute è andata progressivamente peggiorando", ha affermato la famiglia.
Secondo quanto riferito dalla polizia, Them e suo cugino Nguyen Khac Van stavano per acquistare beni nella provincia di Vinh Phu, che ora è stata divisa nelle province di Phu Tho e Vinh Phuc, il 23 giugno 1970.
Mentre dormivano sotto un riparo di fortuna usato da un barbiere di strada durante il giorno, furono aggrediti e derubati. Van fu colpito alla testa e Them fu ferito. Van morì in ospedale più tardi e la polizia concluse che Them avesse commesso la rapina e l’omicido.
Al processo di primo grado nel 1973 fu condannato a morte e la condanna fu confermata nel 1974. Them rifiutò di ammettere la colpevolezza e affermò di essere innocente.
Nel 1976 fu rilasciato dopo che un uomo del posto ammise il crimine. Ma quella persona morì nel 1984, prima che la corte riaprisse il processo.
Poiché gli investigatori non continuarono a indagare sul caso lasciandolo irrisolto, Them presentò una petizione nel 1997, chiedendo alla Corte suprema di rivedere il caso, ma nulla mutò.
Il 6 dicembre 2004, Them presentò un'altra petizione, ma a quel punto i membri del Consiglio di Giustizia della Corte Suprema del Popolo avevano distrutto tutti i file dei processi di prima istanza e di appello. Ciò ha permesso alla polizia di iniziare le indagini di nuovo in linea con i regolamenti.
Undici anni dopo, gli investigatori hanno raccolto prove sufficienti per chiudere il caso e affermare l'innocenza di Them.
L’8 agosto 2016 gli investigatori hanno deciso di chiudere le indagini su Them e la Corte Suprema ha riconosciuto la sua innocenza. Tre giorni dopo, la Corte si è pubblicamente scusata con Them. Nel 2017, la Corte suprema ha cancellato tutti i precedenti penali relativi a Them e ha iniziato a negoziare il risarcimento. (Fonti: vietnaminsider.vn, 22/06/2019)
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I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA


OSTIA: 29 GIUGNO 2019, SUPER EVENTO CALCISTICO DI BENEFICENZA ‘NAZIONALE ITALIANA POETI vs NAZIONALE GIORNALISTI RAI’
Il 29 giugno Ostia e l'Ostiamare ospiteranno, presso il Centro Sportivo "ANCO MARZIO" di Via Amenduni, un meraviglioso evento calcistico benefico, promosso su iniziativa di Michele Gentile e che vedrà la nazionale italiana Poeti scendere in campo contro quella dei Giornalisti Rai. 
L'evento, patrocinato da Nessuno tocchi Caino, sarà incentrato sul tema della "LEGALITA' E GIUSTIZIA SOCIALE" A CARATTERE NAZIONALE, vedrà il suo ricavato andare interamente devoluto all'Ass.LIBERA di Don Ciotti.
Sarà un evento sportivo, ma nel quale ci sarà spazio importante per la musica e per le risate...con la partecipazione straordinaria di GABRIELE MARCONI.
Vi aspettiamo allora, il 29 GIUGNO, dalle ore18, per vivere tutti insieme una fantastica giornata di sport e cultura per la legalità.
info e biglietti (3 euro a ticket)
Mob:3482280622

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