È un Valico irrespirabile Scavi con l'incubo amianto
L'alta velocità in Liguria
IL PASSAGGIO DEI GIOVI I lavori dovrebbero essere terminati nel2020, ma sembra un' impresa impossibile: troppi minerali altamente tossici nelle rocce e nessun luogo idoneo per lo smaltimento
dal fatto di lunedi 1 febbraio 2016
IL PASSAGGIO DEI GIOVI I lavori dovrebbero essere terminati nel2020, ma sembra un' impresa impossibile: troppi minerali altamente tossici nelle rocce e nessun luogo idoneo per lo smaltimento
dal fatto di lunedi 1 febbraio 2016
Genova
risotilo, anfibolo, actinolite: parole che solo a pronunciarle incutono timore. Figuriamoci a respirarle. Sono tutti minerali: i primi due sono ricercati per la sua loro bassa conducibilità termica, ma è la terza parola, actinolite, che ha il sinonimo più minaccioso: asbesto. Tradotto: amianto, come gli altri due. Le fibre di questi tre minerali abbondano nelle rocce della Liguria, dove la serpentinite, no-men omeri, striscia neanche troppo latente sotto la parete montuosa. Lo si è sempre saputo, eppure questo non è bastato - e non basta ora, che la situazione è ancor più evidente - ad accantonare il progetto di un tracciato di 53 chilometri (37 dei quali da scavare sotto le montagne) dove dovrebbe passare l'Alta Velocità: Il Terzo Valico dei Giovi. UN'OPERA ritenuta "strategica" allafine del 2001, quando il Cipe la inseri nella Legge obiettivo insieme con altre di "preminente interesse nazionale". Tra accordi di programma, Conferenze dei servizi e aggiornamenti di progetti, il via libera definitivo arrivò il 29 marzo 2006. Quattro anni dopo, il Cipe approvò l'avvio del-larealizzazione di sei lotti e nel 2011 fu firmato l'atto integrativo tra Rfi e il Cociv, divenuto general contractor del Terzo Valico. Cociv sta per "Consorzio collegamenti integrati veloci" ed è guidato (per il 64%)
da Salini Impregilo. Ha sede nella stessa Genova e conta -recita il sito - oltre mille unità lavorative. Il trattato ha un tetto di spesa, fissato dallo stesso Cipe: sei miliardi e duecento milioni di euro. Europei, quindi pubblici. Cioè anche nostri. Una cifra che potrebbe ben presto essere scavalcata.
Oltre dieci anni solo per far partire i lavori (2012) e da allora soltanto otto - sulla carta - per ultimarli: il termine di consegna dovrebbe essere il 2020. Dovrebbe, perché a quattro anni dalla scadenza è tutto fermo. I lavori, osteggiati dalla popolazione proprio per l'amianto, si erano già bloccati una volta nel 2013, quando il Cociv aveva dovuto licenziare alcune ditte nel cantiere di Arquata Scrivia. Il Consorzio è obbligato ad eseguire il "60% delle opere civili affidando i lavori con procedura di gara ad evidenza pubblica comunitaria". Il restante 40% viene realizzato invece dallo stesso Cociv o da ditte chiamate a trattativa privata.
A ROSICARE ulteriore tempo al limite del 2020 ci si è messo, guarda un po', proprio l'amianto. Il 22 luglio scorso, anche dopo le numerose segnalazioni dei cittadini preoccupati, il Consorzio ha bloccato i lavori nel cantiere di Cravasco, alle porte di Genova. Le fibre disperse nell'aria non rendevano sicuro lo scavo.Piccola parentesi: l'asbestosi, patologia che porta a morte certa, deriva dall'inalazione di fibre di amianto, che si depositano nei polmoni, e si manifesta fino a vent'anni dopo. Non esiste un riferimento normativo che
stabilisca il limite accettabile di fibre disperse nell'aria, ma l'Organizzazione mondiale della Sanità ha fissato la soglia di una fibra per litro. Parametro utilizzato dall'Arpa Liguria anche per il Terzo Valico.
Il problema è che le rilevazioni a Cravasco vengono eseguite con costanza solo dallo stesso Cociv (all'interno della galleria) e saltuariamente dall'Arpa. L'Agenzia, infatti, a luglio ha posto le sue centraline, una volta ogni tanto e per otto ore, all'esterno dell'area e solo dafine agosto ha dato supporto alla Asl all'interno. L'Arpa garantisce anche di controllare a campione le analisi eseguite dal Cociv, che ha invece incaricato dei monitoraggi l'Università di Genova. Proprio da questi monitoraggi, a luglio è emerso che la percentuale di fibre in galleria era ben oltre il limite dell'Oms e quindi, nonostante le protezione individuali, i lavori sono stati fermati.
SI PONGONO dunque alcuni dubbi, banalmente di buon senso. Se la quantità di fibre presente all'interno della galleria è altissima e al di fuori del vasto cantiere è "consentita", dove finiscono i minerali pericolosi? E poi, fuori dalla galleria ma sempre all'interno del cantiere, cosa hanno respirato operai e operatori di polizia?
Già, perché esiste un caso nel caso. La Digos ha il compito di vigilare sulla sicurezza dei cantieri, per prevenire eventuali sabotaggi o segnalare la presenza dei No Tav. Gli agenti sono entrati spesso nell'area di Cravasco, ben prima che i lavori venissero bloccati. A loro la Questura non ha
fornito alcun dispositivo di sicurezza, ma pettorine e caschi
di proprietà del Cociv sarebbero stati loro consegnati da un sovrintendente della stessa Digos. Quando, il 11 agosto, la questione è esplosa, il sindacato di polizia Siap ha chiesto lumi al Questore e al dirigente Digos circa la salute degli operatori. In ambito sindacale, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza devono essere messi al corrente di eventuali pericoli e i datori di lavoro hanno l'obbligo di fornire i dati necessari. In quell'occasione, non il dirigente della Digos (preposto a farlo), ma quello della sezione informativa dello stesso ufficio, si era limitato a "rassicurare" verbalmente gli agenti sulla base di mai esibiti (finora) dati dell'Arpa! Risultato: il quadro sindacale del Siap interno alla Digos è stato sottoposto a un richiamo scritto e trasferito. L'assistente capo turberebbe! ambiente. Ora sul tavolo del giudice del lavoroèarrivatounricorsoper comportamento antisindacale e un altro, gerarchico, deve essere esaminato dal capo del-laPolizia. "Usciamo dal Medio Evo", la richiesta del segretario provinciale del Siap, Roberto Traverso, che ha firmato il ricorso. Se le cose rimanessero invariate, si consoliderebbe invecelapessimasensa-zione che chi denuncia paga.
I LAVORI, dicevamo, sono ancora fermi. Il 22 gennaio il Cociv ha sospeso due bandi di gara, del valore di 245 e 293 milioni di euro e relativi ai lotti di Cravasco e Val Lemme (Piemonte). E anche la seconda fase di sperimentazione -15 cicli - non ha dato gli esiti sperati. I tempi si allungano e i costi lievitano. Se smaltire un metro cubo di terra costa 5 euro, liberarsi di un metro cubo di amianto ne costa 150, che diventano 250 se il materiale va portato all'estero, non avendo
la Liguria discariche adeguate. Il governo ha nominato il nuovo commissario, Iolanda Romano, architetto e docente di mediazione dei conflitti alla Sorbona. Nel suo curriculum, oltre a essere a capo di "Avventura urbana" (progettazione partecipata delle opere pub-
bliche), vanta un voto per Matteo Renzi alle primarie del Pd. "L'ascolto e la partecipazione sono utili, ma l'opera deve andare avanti", ha dichiarato. "L'opera deve andare avanti solo nel rispetto della sostenibilità ambientale e della salute di lavoratori e cittadini - le fa
eco Fabio Marante, segretario generale della Fillea Cgil di Genova -. E invece noi siamo profondamente preoccupati. Non solo: se i costi lieviteranno si porrà anche un problema di sostenibilità finanziaria". Intanto crisotilo, anfibolo, ac-tinolite restano li a guardare.
risotilo, anfibolo, actinolite: parole che solo a pronunciarle incutono timore. Figuriamoci a respirarle. Sono tutti minerali: i primi due sono ricercati per la sua loro bassa conducibilità termica, ma è la terza parola, actinolite, che ha il sinonimo più minaccioso: asbesto. Tradotto: amianto, come gli altri due. Le fibre di questi tre minerali abbondano nelle rocce della Liguria, dove la serpentinite, no-men omeri, striscia neanche troppo latente sotto la parete montuosa. Lo si è sempre saputo, eppure questo non è bastato - e non basta ora, che la situazione è ancor più evidente - ad accantonare il progetto di un tracciato di 53 chilometri (37 dei quali da scavare sotto le montagne) dove dovrebbe passare l'Alta Velocità: Il Terzo Valico dei Giovi. UN'OPERA ritenuta "strategica" allafine del 2001, quando il Cipe la inseri nella Legge obiettivo insieme con altre di "preminente interesse nazionale". Tra accordi di programma, Conferenze dei servizi e aggiornamenti di progetti, il via libera definitivo arrivò il 29 marzo 2006. Quattro anni dopo, il Cipe approvò l'avvio del-larealizzazione di sei lotti e nel 2011 fu firmato l'atto integrativo tra Rfi e il Cociv, divenuto general contractor del Terzo Valico. Cociv sta per "Consorzio collegamenti integrati veloci" ed è guidato (per il 64%)
da Salini Impregilo. Ha sede nella stessa Genova e conta -recita il sito - oltre mille unità lavorative. Il trattato ha un tetto di spesa, fissato dallo stesso Cipe: sei miliardi e duecento milioni di euro. Europei, quindi pubblici. Cioè anche nostri. Una cifra che potrebbe ben presto essere scavalcata.
Oltre dieci anni solo per far partire i lavori (2012) e da allora soltanto otto - sulla carta - per ultimarli: il termine di consegna dovrebbe essere il 2020. Dovrebbe, perché a quattro anni dalla scadenza è tutto fermo. I lavori, osteggiati dalla popolazione proprio per l'amianto, si erano già bloccati una volta nel 2013, quando il Cociv aveva dovuto licenziare alcune ditte nel cantiere di Arquata Scrivia. Il Consorzio è obbligato ad eseguire il "60% delle opere civili affidando i lavori con procedura di gara ad evidenza pubblica comunitaria". Il restante 40% viene realizzato invece dallo stesso Cociv o da ditte chiamate a trattativa privata.
A ROSICARE ulteriore tempo al limite del 2020 ci si è messo, guarda un po', proprio l'amianto. Il 22 luglio scorso, anche dopo le numerose segnalazioni dei cittadini preoccupati, il Consorzio ha bloccato i lavori nel cantiere di Cravasco, alle porte di Genova. Le fibre disperse nell'aria non rendevano sicuro lo scavo.Piccola parentesi: l'asbestosi, patologia che porta a morte certa, deriva dall'inalazione di fibre di amianto, che si depositano nei polmoni, e si manifesta fino a vent'anni dopo. Non esiste un riferimento normativo che
stabilisca il limite accettabile di fibre disperse nell'aria, ma l'Organizzazione mondiale della Sanità ha fissato la soglia di una fibra per litro. Parametro utilizzato dall'Arpa Liguria anche per il Terzo Valico.
Il problema è che le rilevazioni a Cravasco vengono eseguite con costanza solo dallo stesso Cociv (all'interno della galleria) e saltuariamente dall'Arpa. L'Agenzia, infatti, a luglio ha posto le sue centraline, una volta ogni tanto e per otto ore, all'esterno dell'area e solo dafine agosto ha dato supporto alla Asl all'interno. L'Arpa garantisce anche di controllare a campione le analisi eseguite dal Cociv, che ha invece incaricato dei monitoraggi l'Università di Genova. Proprio da questi monitoraggi, a luglio è emerso che la percentuale di fibre in galleria era ben oltre il limite dell'Oms e quindi, nonostante le protezione individuali, i lavori sono stati fermati.
SI PONGONO dunque alcuni dubbi, banalmente di buon senso. Se la quantità di fibre presente all'interno della galleria è altissima e al di fuori del vasto cantiere è "consentita", dove finiscono i minerali pericolosi? E poi, fuori dalla galleria ma sempre all'interno del cantiere, cosa hanno respirato operai e operatori di polizia?
Già, perché esiste un caso nel caso. La Digos ha il compito di vigilare sulla sicurezza dei cantieri, per prevenire eventuali sabotaggi o segnalare la presenza dei No Tav. Gli agenti sono entrati spesso nell'area di Cravasco, ben prima che i lavori venissero bloccati. A loro la Questura non ha
fornito alcun dispositivo di sicurezza, ma pettorine e caschi
di proprietà del Cociv sarebbero stati loro consegnati da un sovrintendente della stessa Digos. Quando, il 11 agosto, la questione è esplosa, il sindacato di polizia Siap ha chiesto lumi al Questore e al dirigente Digos circa la salute degli operatori. In ambito sindacale, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza devono essere messi al corrente di eventuali pericoli e i datori di lavoro hanno l'obbligo di fornire i dati necessari. In quell'occasione, non il dirigente della Digos (preposto a farlo), ma quello della sezione informativa dello stesso ufficio, si era limitato a "rassicurare" verbalmente gli agenti sulla base di mai esibiti (finora) dati dell'Arpa! Risultato: il quadro sindacale del Siap interno alla Digos è stato sottoposto a un richiamo scritto e trasferito. L'assistente capo turberebbe! ambiente. Ora sul tavolo del giudice del lavoroèarrivatounricorsoper comportamento antisindacale e un altro, gerarchico, deve essere esaminato dal capo del-laPolizia. "Usciamo dal Medio Evo", la richiesta del segretario provinciale del Siap, Roberto Traverso, che ha firmato il ricorso. Se le cose rimanessero invariate, si consoliderebbe invecelapessimasensa-zione che chi denuncia paga.
I LAVORI, dicevamo, sono ancora fermi. Il 22 gennaio il Cociv ha sospeso due bandi di gara, del valore di 245 e 293 milioni di euro e relativi ai lotti di Cravasco e Val Lemme (Piemonte). E anche la seconda fase di sperimentazione -15 cicli - non ha dato gli esiti sperati. I tempi si allungano e i costi lievitano. Se smaltire un metro cubo di terra costa 5 euro, liberarsi di un metro cubo di amianto ne costa 150, che diventano 250 se il materiale va portato all'estero, non avendo
la Liguria discariche adeguate. Il governo ha nominato il nuovo commissario, Iolanda Romano, architetto e docente di mediazione dei conflitti alla Sorbona. Nel suo curriculum, oltre a essere a capo di "Avventura urbana" (progettazione partecipata delle opere pub-
bliche), vanta un voto per Matteo Renzi alle primarie del Pd. "L'ascolto e la partecipazione sono utili, ma l'opera deve andare avanti", ha dichiarato. "L'opera deve andare avanti solo nel rispetto della sostenibilità ambientale e della salute di lavoratori e cittadini - le fa
eco Fabio Marante, segretario generale della Fillea Cgil di Genova -. E invece noi siamo profondamente preoccupati. Non solo: se i costi lieviteranno si porrà anche un problema di sostenibilità finanziaria". Intanto crisotilo, anfibolo, ac-tinolite restano li a guardare.
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Inviato da: "ANDREA AGOSTINI" <lonanoda@tin.it>
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