martedì 1 marzo 2016

elogio della fragilità

Elogio della fragilità. E del tempo perso

by JLC
muralBambina
di Emilia De Rienzo*
A volte mi sento piccola, ingenua, perdente. Tanti mi dicono che non devo fidarmi, che devo pensare di più a me, che devo difendermi. Difendermi da chi e da che cosa? Da tutti.Vivere allora erigendo muri, sempre in trincea. No, non fa per me. Preferisco il rischio, preferisco come dice Socrate subire un'offesa piuttosto che infliggerla. E nel momento che decido questa linea di condotta, mi sento più tranquilla, vedo la realtà con occhi più sereni.
Capisco allora che l'esigenza di molti di difendersi nasce dalla paura di riconoscere la propria debolezza, la propria fragilità. È così che esibiamo quello che non siamo, un’immagine deformata che cerca disperatamente di affermarsi sugli altri, di opporsi all'incontro con l'altro. Ma a chi può far bene erigere muri per non essere attaccato ancor prima che scoppi una guerra? A chi può far bene perdere la fiducia nella vita e negli altri, sentire intorno a sé un mondo ostile?
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Al contrario è proprio nel riconoscimento dei propri limiti che sta la nostra forza, è proprio dal riconoscimento della nostra debolezza, all'incontro delle nostre fragilità che può iniziare un cammino per costruire vere relazioni, per costruire un mondo migliore. Fragilità non vuol dire sentirsi inferiore, fragilità vuol dire guardare in faccia l’uomo così com'è e in questo riconoscimento trovare la forza di dire No a una società troppo prepotente e arrogante, incurante delle debolezze degli altri, di tutti quelli che come Charlie Brown sanno che la squadra “vince solo se lui non gioca”.
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Ma chi non vuole “vincere” a tutti i costi sa anche “perdere tempo”, chi sa di abitare la fragilità e chi riconosce i suoi limiti sa ascoltare e parlare in dialogo senza prevaricare. Non essere in corsa per vincere una gara, vuol dire essere padroni del proprio tempo: il tempo diventa una categoria della vita, non qualcosa da bruciare nell'autoaffermazione di quel falso sé che non riesce più a distinguere le menzogne che dice e che sente. Non difendersi dagli altri, vuol dire costruire nella propria quotidianità un mondo di pace, vuol direguardarsi dentro per cambiare se stessi e non aver più la pretesa di cambiare gli altri.
“Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza”. (Theodor Adorno)

*  insegnante, vive a Torino, cura un prezioso blog – Pensare in un’ altra luce – e dice di essere piuttosto contenta di fare Comune insieme a molti e molte
JLC | marzo 2, 2016 alle 12:10 am | Etichette: cambiamentoeducareIn evidenzanonviolen

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