Nessun altro lo farà al posto nostroby JLC |
Siamo d'accordo, vogliamo cambiare il mondo, siamo in tanti e tante ovunque. E cominciassimo dal modo in cui i nostri figli nascono e da come li accudiamo? "Si tratta - scrive Alessia Cintorino, esperta in diritto dell'immigrazione e mamma del Gruppo di auto e mutuo aiuto DonneConLeGonne di Cassibile (Sr) - di informarci, abbattere pregiudizi, sporcarci le mani, scontrarci con un'opinione dominante che mette a tacere o ridicolizza le voci dissonanti, lavorare su noi stessi e le nostre resistenze...". Si tratta di considerare la bambina o il bambino un individuo con bisogni specifici e competenze ben precise, fin da appena nato. Alice Miller, Maria Montessori, Jean Lidloof (quante donne...) possono accompagnarci in questo percorso. "Non si tratta di essere perfetti, né come genitori né come esseri umani... ma di imparare a superare i pregiudizi e le pressioni sociali... di saggiare ogni giorno i propri limiti... riappropriandoci della responsabilità delle nostre scelte. Nessun altro lo farà al posto nostroe, mai come in questo caso, ci sarà qualcuno più appropriato di noi per farlo..."
Laboratorio per il carnevale nello spazio autogestito dell'ex Asilo Filangieri (leggi ancheSpazi comunitari. La lezione di Napoli). Foto tratta dalla pag. fb dell'Asilo
di Alessia Cintorino*
Se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo partire dal modo in cui i nostri figli nascono e da come li accudiamo. C'è poco da fare, volenti o nolenti, si parte da qui.
Così come facciamo la differenza a partire dal modo in cui mangiamo, consumiamo, viaggiamo, la facciamo mettendo in discussione il paradigma dominante in fatto di relazione bambino-adulto e figlio-genitore. Quanto spesso ci confrontiamo con la fatica che comporta cercare di vivere coerentemente con gli ideali che abbiamo? E allora per fare davvero la differenza, nel nostro piccolo, capiamo l'importanza di informarci, abbattere pregiudizi, sporcarci le mani, scontrarci con un'opinione dominante che mette a tacere o ridicolizza le voci dissonanti, lavorare su noi stessi e le nostre resistenze.
Non possiamo, in coscienza, ragionare a compartimenti stagni. Vestire i panni dell'attivista/cittadino con senso civico/ambientalista/vegano,/militante (o quel che sia) per ripiegare su un più o meno inconsapevole "così fan tutti" quando si tratta di bambini.Spesso anche negli ambienti diciamo "con una visione critica della società", la concezione del bambino è sostanzialmente la stessa che si incontra in altri contesti; i capisaldi della cultura dominante in fatto di relazione con i bambini non sono messi in discussione quanto ci si aspetterebbe.
Considerare la bambina o il bambino un individuo con bisogni specifici e competenze ben precise, fin da appena nato (anzi già da dentro la pancia della madre),non è la prassi. Essere pronti ogni giorno a fare del proprio meglio per ascoltare questi bisogni e rispettarli, lo è ancora meno.
Anni di studi ed evidenze scientifiche dimostrano che il neonato sa ciò di cui ha bisogno e se non viene ascoltato lo chiede a gran voce, e non per dar noia o perché viziato; semplicemente perché ha delle precise aspettative biologiche. Se queste aspettative verranno comprese e soddisfatte dalla madre, lui potrà crescere in salute fisica e psichica. Dimostrano, inoltre, che la mamma è competente nel rispondere in modo appropriato ai bisogni di suo figlio, tenendolo con sé di giorno e di notte, allattandolo tutte le volte che il bambino glielo chiederà. Con buona pace dei pregiudizi culturali tramandati dalla notte dei secoli, e delle ferite che tutti noi ci portiamo dietro.
Si pensi, solo per citare alcuni pionieri di studi rivoluzionari, ad Alice Miller, Maria Montessori, Jean Lidloof (tutte donne, che fa sempre piacere), Michel Odent, John Bowlby, John Oldt e l'elenco potrebbe continuare; ma anche alle raccomandazioni degli ultimi trent'anni di Oms-unicef, e dei maggiori organismi internazionali, in fatto di allattamento e alimentazione dei bambini. Poi riflettiamo su quanto teorie illuminati, indicazioni scrupolose e il più elementare buonsenso, siano ogni giorno ignorati o traditi.
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Non si tratta di essere perfetti, né come genitori né come esseri umani. Facciamo i conti con i compromessi ogni ora. L'etica e i valori che ci guidano plasmano il nostro modo di stare al mondo e, nel farlo, veniamo a patti più o meno serenamente con ciò che in quel dato momento possiamo e vogliamo fare. E nemmeno è l'occasione per condannare i genitori, categoria già peraltro vessata da una cultura e una società che non li aiuta.
Si tratta di imparare a superare i pregiudizi e le pressioni sociali e avventurarsi in modi diversi di vivere la relazione con i bambini in generale e i nostri figli in particolare; si tratta di saggiare quotidianamente i propri limiti, senza senso di colpa per quello che non si fa ma con consapevolezza di dove si potrebbe arrivare.
Riappropriandoci della responsabilità delle nostre scelte. Nessun altro lo farà al posto nostro e, mai come in questo caso, ci sarà qualcuno più appropriato di noi per farlo.
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