sabato 26 marzo 2016

una valanga di pace

Possiamo formare una #ValangaDiPace

by Comune Info
Tutto era cominciato con un tweet, non si è mai saputo chi lo avesse preparato ma quel che conta è che il messaggio riuscì a propagarsi in modo esponenziale, una valanga. E quando alla fine di giugno, trascorsi i tre mesi di preparativi, arrivò finalmente il giorno indicato, le persone uscirono di casa e raggiunsero il confine più vicno. C'erano i contadini con le zappe e ragazzi coi tamburi, c'erano le famiglie... Portavano seghe, forbici e ogni altro utensile adatto a tagliare il filo spinato e ad abbattere i muri della fortezza. Quel giorno l'Europa è cambiata
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foto deia.com
di Gustavo Duch
Accadde un giorno alla fine di giugno del 2016.
Più o meno tutto cominciò ad essere pianificato tre mesi prima, quando la situazione alle frontiere dell’Europa era sempre più insostenibileIl governo dell’Unione Europeanon solo non dava segni di solidarietà con le migliaia di persone che cercavano rifugio dalle guerre e dalla fame ma, in un patto machiavellico con la Turchiaaveva deciso di espellere chi aveva già attraversato le frontiere.
E iniziò nel modo in cui oggi iniziano molte cose: con un tweet. E sebbene non si sia mai saputo chi lo aveva preparato, il tweet, in pochi giorni, andò moltiplicandosi in modo esponenziale.
Il messaggio era chiaro: Formiamo una Valanga di Pace. Apriamo le frontiere.#ValangaDiPace e rimandava a un link contenente un documento con una serie diistruzioni.
1. Che questo messaggio venga tradotto in quante più lingue possibile e che si distribuisca ovunque, che pervada tutto, che sia un’onda di audacia.
2. Cerca il gruppo a te più vicino. A tale scopo, pensa alla frontiera più prossima, alla recinzione o al muro dove desideri agire. Con il corrispondente hashtag, come #idomeni #melilla #Sandiego, sarà facile localizzare compagne e compagni.
3. Organizzare, in gruppi grandi o piccoli, riunioni nelle piazze del quartiere, nei villaggi, là dove sia più agevole; dimostreremo la nostra capacità di autogestione. L’impegno, il coraggio e l’organizzazione saranno la chiave.
4. Bisogna valutare bene il materiale necessarioPiccoli esplosivi, pinze per tagliare il filo spinato, martelli, caschi, saldatrici...Bisogna calcolare il percorso e quanto si impiega per arrivare alla frontiera.
6. Preparare comunicati stampa, cercare spazio nei mezzi di comunicazione, con tutto ciò che è possibile: non ci nasconderemo, al contrario, sarà un’azione il più possibile pubblica e conosciuta.
7. Vogliamo che ne vengano a conoscenza i governi, i partiti politici, le istituzioni nazionali e internazionali e, naturalmente, le forze dell’ordine di ogni paese.
8. Ed essere preparati; insieme fisseremo una data.
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All'inizio il messaggio e la sua proposta furono fatti circolare dai gruppi anticapitalisti, dalle organizzazioni di base, dai movimenti pacifisti, dalle associazioni di quartiere, dai collettivi di sfrattati dalle loro case, dalle ONG di emergenza e umanitarie, dai gruppi femministi, dai gruppi di mutuo sostegno, ma in poco tempo si fece largo in tutti gli strati della società, sia in Europa che altrove.
In effetti i mezzi di comunicazione iniziarono a parlarne quando si resero conto che tutto era molto serio, che c’erano già numerosi gruppi che si erano riuniti, che i messaggi di incoraggiamento si diffondevano rapidamente. Che #ValangaDiPace era un graffito che decorava tutto.
La classe politica tardò a reagire ma alla fine decise di affrontare quella mobilitazione che stava assumendo grandi dimensioni, che si stava globalizzando. Come al solito, e come se fosse una parola d’ordine universale, la risposta di tutti i governi fu la stessa: “Non pensate neppure di agire perché ci vedremmo obbligati a usare la violenza”. Tuttavia, vedendo che le minacce non calmavano gli animi ma suscitavano l'effetto contrario, in alcuni paesi si intrapresero dei negoziati. Non offrirono però, neanche lontanamente, quello che milioni di esseri umani avevano già fatto proprio.
E così accadde.
rafal olbinski
immagine tratt da poeti viandanti facebook
Quel giorno, alla fine di giugno del 2016, come era previsto, le persone uscirono dalle loro case, i contadini con le zappe, gruppi di ragazzi che intonavano musica al ritmo di tamburi, intere famiglie brandendo forbici, seghe e qualsiasi altro utensile utile per raggiungere l’obiettivo. Una valanga di pace che da dentro le frontiere, dai privilegi di un presunto primo mondo o mondo ricco, con decisione recise tutte le recinzioni e abbatté tutti i muri che li separavano da quelli, di fronte a loro, che aspettavano con la fame, il fango e la pioggia nel corpo.
E riuscirono a guardarsi negli occhi.

Pubblicato sul blog Palabre-ando  con il titolo #AvalanchaDePaz

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