lunedì 4 gennaio 2016

su Rodari

L’anno nuovo e l’orecchio acerbo

by maomao comune
In una delle sue poesie più amate, Gianni Rodari lo dice con la consueta favolosa semplicità: c’è una scuola grande come il mondo, ci insegnano maestri e professori ma anche avvocati, muratori, giornali, cartelli stradali, temporali, stelle. Di imparare, in quelle stanze oceaniche, non si finisce mai. Magari anche la  Fantastica (di Novalis ma tanto cara a Rodari), sì più o meno l'immaginazione creativa, o l’arte di inventare il racconto di quel che potrebbe già esistere ma non esiste (o noi non ri-conosciamo) ancora. Insomma i mondi nuovi, come diciamo spesso su queste pagine. Però bisogna saper imparare ad ascoltare, ci vuole un certo orecchio. Forse è proprio di una nuova grammatica della fantasia “rodariana” che avremmo bisogno per cominciare a sfogliare le pagine dell'anno che comincia oggi, tenendo bene a mente che quel che ci opprime, come quel che ci libera, dipende da noi
storia_cultura_rodari_2

di Gianni Rodari
L'anno nuovo
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo:
per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Gianni-Rodari-poesie-Natale
Un signore maturo con un orecchio acerbo
Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e potermi studiare il fenomeno per benino.
Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?
Rispose gentilmente: – Dica pure che sono vecchio
di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire.
Ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.
Capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.
Così disse il signore con un orecchio acerbo quel
giorno, sul diretto Capranica-Viterbo.
(Un signore maturo con un orecchio acerbo
in Parole per giocare, Manzuoli, Firenze, 1979)

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