mercoledì 5 agosto 2015

giochiamo con la pace

Dai, giochiamo alla pace!

by JLC
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Foto tratta dalla pagina facebook di Luciana Bertinato
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di Marco Geronimi Stoll*
Ho scoperto un giocattolaio e varie insegnanti che giocano alla pace. Ogni giocattolaio sa una cosa importante. Che se c’è la guerra, la fantasia infantile sa raccogliere un ramo secco che diventa un fucile con cui bum bum ammazzo tutti i nemici.
Che se vedo il lavoro femminile accudisco alla mia bambola, la lavo e le cucio i vestitini, ma appena le donne devono diventare gnocche-TV-style e allora ecco che con la stessa agilità mentale metto alla Barbie la minigonna rosa piena di luccichini nell’attesa di quando sarò anch’io una vertiginosa adolescente di plastica.
Che se il papà tutto il giorno sta sul computer e la mamma la sera sta alla TV, prendo la mia tavoletta e ci faccio cose che voi adulti neanche immaginate.
È formidabile, questa capacità della mente giovane di impossessarsi di simboli e grammatiche: i bambini sono tutti geni; il problema sono gli ingredienti.
È così che nonostante l’elasticità dell’intelligenza umana di generazione in generazione perdurano le alienazioni, i pregiudizi, le frustrazioni e le nevrosi: il Dna c’entra poco.
I nostri figli vedono il mondo lacerato da guerre e disperazione, ma lo vedono alla Tv mentre abitano questo limbo preservato dalle bombe e sono figli (almeno quelli italiani) dell’unica generazione della storia che la guerra non l’ha subita direttamente. Che mondo stanno costruendo nella loro mente? o meglio: che mondo si costruisce nella mente originale di ciascuno delle decine di milioni di bambini europei?
La scuola è per sua natura il luogo dove questo immaginario affluisce e si rimette in gioco con nuovi ingredienti più saggi. La scuola può dare un senso agli ingredienti spurii, contribuire a un po’ di decontaminazione e aggiungere stimoli universali ed etici: liberare dall’ideologico e aprire all’ideale. Gli ideali umani per tutti ci sono, eccome: ad esempio i valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Ad esempio spiegando che “io” non è il contrario di “noi”: il contrario di “noi” è solo.
Gli insegnanti spesso ci provano. Oddio: anche la scuola ha la stessa storia di adattamento all’ambiente, ma imposto dall’alto e non sorgente dal basso. In un’Italia di braccianti “coltivava” forza lavoro abbastanza capace di leggere e far di conto per l’agricoltura latifondista; in un’Italia in guerra: libro e moschetto, inni e ginnastica; nel boom economico era la fabbrica che generava operai ma bocciando, così selezionava tecnici abili e obbedienti per una classe media di massa.
Il paradosso è che mentre il bambino diventa adulto, il mondo cambia; quindi in ogni epoca e longitudine ci hanno plasmato l’uomo cercando di adattarlo al potere… che c’era prima.
Nell’Italia del post-terziario-avanzato voilà questa sedicente “buona scuola” neonozionistica ed individualista: la cultura a progetto, l’intelligenza parasubordinata, l’insegnamento a procedura-standard con parametri di produzione minimi garantiti e “verificabili”. Il maestro come capetto di un call center sorvegliato a sua volta dal preside manager. Paradosso dei paradossi: in quest’ultima puntata italica il mondo è già cambiatoprima della riforma; ma questo è solo il lato grottesco di un problema generale.
Con queste premesse quando ho scoperto la Carovana dei Pacifici me ne sono innamorato. Un giocattolaio, Roberto Papetti, ha costruito un percorso che passa da Mario Lodi e usa una poesia di Borges per un lavoro illuminante, semplice, intrigante a cui qualsiasi classe può partecipare. Ne ho scoperto l’esistenza aiutando Lo-Faccio-Bene-Cinefest a preparare il Festival delle Alternative Possibili (in Calabria dal 4 al 7 settembre). Loro saranno al festival il 6, e con loro l’Asilo Nel Bosco di Ostia. Li ho ritrovati suComune. Ne ha parlato anche Tullio De Mauro in questo articolo su InternazionaleHo avuto piacere a leggere C’è speranza se accade @ della rete di cooperazione educativa. In questo articolo di La Vita Scolastica e in questo loro stampato ripubblicato sul web dall’editore Giunti ecco vari approfondimenti.
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* Studioso del pensiero creativo, autore di libri e cdrom sulla creatività dei gruppi e sul ruolo delle arti nell’educazione, coautore di trasmissioni televisive, Marco Geronimi Stoll ha insegnato e collaborato con diverse università occupandosi di comunicazione. Si definisce, tra le altre cose, pubblicitario disertore: negli ultimi anni ha sperimentato (con successo) varie soluzioni a basso costo per fare pubblicità etica al mondo non profit e alle aziende della decrescita (smarketing). Il suo sito è geronimi.it
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DA VEDERE
Costruiamo i Pacifici! Con Roberto Papetti

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