COMUNICATO STAMPA
Savona, 26/01/2017
OGGETTO: “ILVA Football Club”-Il
filo rosso che lega Savona a Taranto- Il lavoro senza la salute.
Nel nome di Alexander Langer, uno dei
fondatori del movimento Verde italiano, gli ecologisti savonesi
accolgono l'invito a partecipare all'incontro con il giornalista e
scrittore Fulvio Colucci, vincitore del “Premio Ilari Alpi” 1995.
Venerdì 27 gennaio alle ore 18.00,
presso la Libreria UBIK, Colucci, che scrive su “La Gazzetta del
Mezzogiorno” parlerà del suo libro “ILVA Football Club”,insieme
a Danilo Bruno dell' Agorà “Alexander Langer” di Savona.
L'autore, nato nel quartiere Tamburi di
Taranto, dopo il sequestro dell'ILVA per disastro ambientale sente
il dovere di ricordare il padre, morto di cancro, come tutti i
componenti della squadra di calcio che giocava all'ombra delle
ciminiere. Protagonisti del “calcio operaio”negli anni 70, uccisi
dalle polveri che respiravano sul terreno di gioco e nei reparti
dell'acciaieria.
L'incontro avverrà grazie alla
collaborazione con la “Rete Savonese Fermiamo il Carbone” che,
insieme a “Ecologisti e Civici” intende ragionare su quello che
si può fare per difendersi dai veleni ambientali e costruire un
futuro migliore per tutti.
Anche Savona per molti anni ha vissuto
una vicenda simile a quella di Taranto.
Tra le tante persone che attraversano
ogni giorno “Corso Evaristo Tardy e Stefano Benech” quanti sanno
che l'industria siderurgica savonese sorse proprio nel lontano 1861
per iniziativa di questi due imprenditori? L'azienda già nel 1875
impiegava 700 operai e si ampliò spianando i 27 mila metri quadrati
di terreno tra il Priamar e il molo S. Erasmo. “Siderurgica”,
“ILVA”, “Italsider”, “Nuova Omsav”– nel tempo tanti
nomi per una fabbrica che giunse poi alla chiusura definitiva nel
1994.
In tutti quegli anni di “sviluppo
economico” anche a Savona “molto fumo delle ciminiere significava
molto lavoro”; nonostante già nei primi anni del '900 sul giornale
socialista “Il Diritto” esistesse una rubrica :“La galera
dell'ILVA”, nella quale venivano riportati tutti i danni e le
numerose cause di morte che gli operai savonesi subivano per quelle
pericolose lavorazioni.
Nel 1961 l' ILVA si spostò a Taranto
sotto il nome di Italsider e divenne il polo siderurgico più
importante d'Italia, con 11.600 occupati. L'azienda nel 1995 passò
al “Gruppo Riva” con le tristi conseguenze che tutti ormai ben
conosciamo.
Sofferenze e disastri ambientali che,
prima a Savona poi a Taranto, si sarebbero potute evitare? Oggi le
nuove tecnologie per la produzione dell'acciaio offrono risposte
incoraggianti già sperimentate in Europa. I sistemi di produzione
industriale“Corex” e “Finex” riducono del 90% le sostanze
tossiche e del 98% la contaminazione dell'acqua.
Gli impianti già realizzati dalla
“Siemens” sono in grado di ridurre le diossine del 97% e le
polveri sottili del 90% (tecnologia “MEROS”-Maximized Emission
Reduction of Sintering- adottata anche dall'impresa siderurgica
austriaca “Vaus Alpine”). Quindi un futuro vivibile anche per
Taranto è possibile applicando nuovi metodi per produrre acciaio.
Nel libro di Colucci un appello per non
ripetere gli errori del passato: “Con i ragazzi parlavamo di vita.
Oggi sembra incredibile visto il disastro ambientale, i morti, le
malattie, le verità sull'inquinamento, il dramma del LAVORO SENZA LA
SALUTE”.
Il Portavoce dei “Verdi” della
provincia di Savona,
Gabriello Castellazzi
Nessun commento:
Posta un commento