TEMA TUTELA BENI CULTURALI E PAESISTICI
Sul bog dei Verdi-liguri, leggo una bella notizia del 30-11-2018: Urbino, a quanto dice
l’autore dell’articolo, è salva dal rischio di vedere il suo patrimonio artistico “alterato”.
Quante volte si è detto che la ricchezza dell’Italia e la sua potenzialità risiedono nel nostro
patrimonio culturale, artistico e paesaggistico? Troppe volte.
Il tema ha quasi raggiunto il livello di “ritornello” per riempire di buoni propositi un’azione di
governo da parte di molti enti pubblici. Personalità della politica e non, volenterose di
afferrare l’opportunità derivante dalla ricchezza del territorio, sono state frenate dalla
mancanza di ritorno immediato delle iniziative proposte o del cambio di colore politico
all’interno di un’amministrazione più interessata ad altro.
Il problema quindi, mi chiedo, dove risiede? Nella mancanza di volontà, capillare e diffusa,
nei confronti della tutela delle ricchezze del territorio o nell’incapacità di saper coniugare
tutela con sviluppo e quindi ritorno economico a favore della cittadinanza stessa.
Dico subito che queste parole non sono un attacco, ma la volontà di fare analisi e di capire
dov’è stato e dov’è il problema, con lo scopo di avvicinarsi ad una soluzione.
Ora, brevemente, illustrerò 5 tipi di opportunità che il territorio chiavarese “regala” ai
propri abitanti, affinchè possano essere utilizzate per giovarne:
1. Colonia Fara;
2. Cittadella del Partini (ex Palazzo di Giustizia);
3. Castello medievale e necropoli preromana;
4. Oasi faunistica del Fiume Entella;
5. Collina delle Grazie - Via Aurelia.
1. Colonia Fara
In origine colonia, poi scuola e, per quasi due decenni, in abbandono, questo capolavoro
dell’architettura italiana è stato recentemente rivitalizzato, attraverso un progetto di
ristrutturazione, in cui progettazione e tutela del bene artistico hanno conosciuto un ottimo
livello di dialettica costruttiva.
Le parti politiche chiavaresi hanno a lungo discusso su cosa fare della ex colonia: renderla un
polo universitario, mantenendo la proprietà pubblica del bene oppure venderla e lasciare al
privato l’iniziativa su come gestire quel bene.
Personalmente avrei condiviso di più la prima opportunità, tuttavia le vicissitudini politiche
locali hanno determinato e fatto propendere per una vendita che, purtroppo, è stata in
realtà svendita.
Ciò che mi preme dire, tuttavia, è che questo bene, benchè non pubblico, è stato restituito
alla cittadinanza in altra forma, rispettosa dell’ambiente circostante e dell’alto livello di
architettura che esprime.
2. Cittadella del Partini (ex Palazzo di Giustizia)
Questo edificio, per centinaia di anni centro della vita politica, amministrativo e giuridica
dell’intero Tigullio ha concluso la sua funzione di palazzo di giustizia, andando a
sovraccaricare quello di Genova.
Attualmente l’edificio è chiuso.
Mi chiedo come sia possibile che un palazzo, nel pieno centro storico della città, ricostruito a
fine ‘800 dallo stesso archietto che ha eretto il palazzo sede del Monte dei Paschi di Siena,
sia vuoto e inutilizzato da anni.
Credo fermamente che, contestualmente, alla dismissione di una struttura storica occorra
assolutamente avere un’alternativa di impiego. La vocazione di quell’edificio è sempre stata
pubblica, quindi, a maggior ragione rispetto alla Colonia Fara, occorre che esso sia restituito
alla cittadinanza come bene pubblico.
Il compito è cercare di porre rimedio al vuoto creatosi non cedendo alla facile tentazione di
delegare al privato, cosa che diventa maggiormente necessaria quando un edificio resta
vuoto a causa dei maggiorati costi di manutenzione per una sua riattivazione.
Un’idea può essere quello di creare una vera e moderna biblioteca per Chiavari e spazi
ristoro, che fungano da nesso tra l’interno e l’esterno e costituiscano un ritorno in termini di
affitti a favore della struttura pubblica dell’edificio. Questa è solo una delle tante possiblità
che ci possono essere, benchè questa mi affascini abbastanza.
3. Castello medievale e necropoli preromana
Due importanti beni architettonici dimenticati e visitati da qualche sporadica visita di
qualche classe di scuola elementare, tanto vicini tanto divisi dal resto del centro storico.
Occorre fare in modo che queste due strutture siano percepite dalla cittadinanza come
vicine e legate alle altre strutture comunali per creare un percorso di visita
omnicomprensivo.
4. Oasi faunistica del Fiume Entella
Debbo dire che in passato c’è stata, seppur lenta, una notevole cura per migliorare la
vivibilità del percorso chiavarese nell’oasi faunistica in questione.
Le recenti alluvioni hanno, tuttavia, distrutto gran parte degli argini, sia sulla sponda
chiavarese che lavagnese: incredibilmente da 4 anni nulla è stato fatto per ripristinarli.
I fondi ricercati per ripristinare lo stato dei luoghi sono sia di tipo regionale che comunitario
e quindi i tempi sono più lunghi e le autorizzazioni per intervenire in queste aree sono
altrettanto lente da ottenere.
Queste non possono e non devono essere delle giustificazioni. Un importante bene
naturalistico come l’oasi dell’Entella non può essere lasciata a se’ stessa, poichè ne va della
sua stessa fruibilità da parte dei cittadini della auspicabile città dell’Entella e della tutela
ambientale stessa.
5. Collina delle Grazie - Via Aurelia
Questa verde spalliera quasi incontaminata, caratterizzata da macchia mediterranea, pini
marittimi, lecci e poche case è sottoposta a vincolo paesaggistico e addirittura monumentale.
Il suo problema più grande è che il terreno del versante, su cui sorge anche la piccola e
spendida chiesa del Santuario delle Grazie del XIII sec., ha un elevato grado di franosità.
Questo tipo di movimento del terreno risulta essere del tutto naturale in un contesto
altrettanto selvaggio e quindi, a parer mio, poco di può fare per fermarlo. Ci sono dei
meccanismi, tuttavia, derivanti dal progresso dell’ingegneria geotecnica che potrebbero
ridurre il fenomeno, ma direi da valutare con attenzione dal punto di vista ecologico.
Sicuramente occorre mettere in sicurezza ciò che di costruito c’è già, ovvero la chiesa sopra
menzionata e altre rare abitazioni, non per altre.
La collina in questione è di proprietà di una fondazione il cui consiglio di amministrazione ha
un carattere prettamente pubblico e ci si augura, tuttavia, che interessi privati, non legati
alla cittadinanza cui è offerta questa fondazione, possano offuscare l’intento e il compito di
preservare quel versante collinare nella sua attuale bellezza.
Quanto sopra detto mi sta molto a cuore, ma non vuole essere solamente una riflessione sulla
mia città, ma vuole essere un invito a ricercare nel proprio contesto esempi simili, per
trovare quella soluzione al problema di cui parlavo all’inizio: coniugare tutela
ambientale-ecologica con un ritorno economico-culturale per la cittadinanza.
Vittorio Baroni
Nessun commento:
Posta un commento