La Corte di appello di Torino riconosce ai genitori dei bambini il diritto di scegliere tra la refezione scolastica e un pasto domestico da consumare nelle singole scuole nell'orario previsto. In sostanza, si "liberalizza" il tempo della mensa distinguendolo dal servizio. La Rete Commissioni Mensa di Genova considera positiva la rottura del monopolio Comune/aziende ma ritiene che il servizio resti di fatto un momento formativo importante, connesso alla socializzazione e alla “prossimità” con il cibo come elemento di comunanza, condivisione e cultura tra i bambini. Lavorerà, dunque, per ri-pubblicizzare il servizio mensa invertendo il percorso di privatizzazione delle cucine, riavvicinando il cibo ai bambini e garantendo il controllo indipendente che i genitori hanno mostrato di poter avere. Interessante l'apertura del consiglio comunale cittadino per allargare l'utilizzo delle cucine ancora in funzione e lavorare alla creazione di cucine di quartiere in grado di rifornire più scuole
della Rete Commissioni Mense Genova
La Corte di appello di Torino (Sentenza n. 1049 del 21/06/2016) ha accertato il diritto di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico da consumarsi nell'ambito delle singole scuole, e nell'orario destinato alla refezione. La richiesta, avviata al contempo in altri Comuni italiani e portata avanti anche da un'analoga petizione sostenuta dai 5 Stelle in Lombardia, definisce una sorta di liberalizzazione del tempo mensa, distinguendolo dal servizio mensa, ribadendo che sia per i bambini che mangiano pasto mensa, sia per chi mangia pasto da casa, l'assistenza deve essere garantita dal personale docente, senza costi aggiuntivi, essendo momento formativo.
La posizione della Rete Commissioni Mensa di Genova a riguardo, parte prima di tutto dalla considerazione che questa strada è stata inevitabilmente tracciata all'interno di una sorta di ricatto esercitato dalle amministrazioni pubbliche, che di fattoimpongono un servizio/dovere obbligatorio, ovvero quello della scolarizzazione e, al contempo, lo vincolano a obblighi di assunzione di sottoservizi privati come le mense esternalizzate. Per lo più di bassa qualità e alti costi, senza possibilità di scelta né di discussione, con difficoltà di esercizio di ogni forma di controllo e caricandoli, poi, di altri costi, quelli indiretti, per altro riversati sulle famiglie e non sulla collettività come invece accade nell'ambito, per esempio, di quelli connessi alla salute.
La Rete Commissioni Mensa ritiene che il servizio mensa costruisca di fatto un momento formativo importante e connesso tanto alla socializzazione quanto alla“prossimità” con il cibo come elemento di comunanza, condivisione e cultura tra i bambini. Intende quindi lavorare per ri-pubblicizzare il servizio mensa invertendo il percorso di privatizzazione delle cucine, riavvicinando il cibo ai bambini in un contesto di scuola pubblica più articolato di una pura liberalizzazione delle scelte individuali. E volendo garantire nel tempo l'insostituibile ruolo di controllo indipendente che i genitori/commissari mensa hanno mostrato di avere, qui come in moltissime altre parti del paese.
In questo senso, la Rete ha ascoltato le aperture dell'Assessore Boero che in Consiglio Comunale ha di recente ripreso le nostre proposte per allargare l'utilizzo delle cucine ancora in funzione e lavorare per la creazione di cucine di quartiere in grado di rifornire più scuole.
E intende restare su questo percorso.
In sintesi: bene la rottura del monopolio Comune/aziende, ma questo resta per noi un passo importante, non certo un punto di arrivo.
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