a cura delle Redazione
Il 21 maggio si è svolto a Savona presso i locali de “Il Labirinto” il primo incontro sulla maternità surrogata, un tema di attualità e di una certa complessità che è stato dibattuto in cerchio per consentire ad ognuna e ognuno di esprimere il proprio punto di vista in uno scambio perfettamente orizzontale. La pratica della maternità surrogata non è nuova; si pensi solo alla Madonna, la quale vergine avrebbe accettato di portare in grembo il figlio di Dio, oppure ad Abramo il quale, non potendo avere figli da Sara, si è rivolto alla capacità feconda della serva. E si deve tener conto che nelle famiglie più benestanti questo fenomeno in passato è stato abbastanza diffuso. Ma il tema ha acceso, a differenza della Legge 40 sulla fecondazione assistita, una discussione intensa fra donne e femministe.
Riportiamo qui alcune questioni emerse durante il vivace e ben riuscito incontro: sia i motivi che stanno portando all’istituzione di questo diritto, sia i punti nevralgici del fenomeno. Prima di tutto sono state prese in considerazione le cause per cui questo fenomeno sta emergendo con forza oggi nell’opinione pubblica e nel mondo femminile. Le cause sono diverse e concatenate, un combinato di più fattori, tra cui la fine del patriarcato e il suo riproporsi in varie forme; il trionfo del liberismo per cui tutto è oggetto di contratto e commerciabile; il “dirittismo” per cui tutti abbiamo diritto a tutto perché esistono gli individui con i loro desideri che automaticamente si trasformano in diritti, anche a scapito di altri; la tecnoscienza che abbinata al denaro riesce a rendere possibile ciò che prima non era possibile.
Il fenomeno è letto durante l’incontro prima di tutto come attacco alla libertà femminile, anche se non senza contraddizioni e contradditori, ci si chiede ad esempio perché sono proprio le donne a fare questa richiesta ad altre donne e ci si pone il problema di differenziare i concetti di libertà, liberismo e liberazione lanciando e lasciando aperte entrambe le questioni; ma quali sono altri aspetti significativi di questo attacco emersi e maggiormente affrontati, quali le posizioni che se ne discostano anche se lievemente, quali le eventuali contraddizioni?
L’argomentazione “contro” si concentra sul fatto che con la maternità surrogata si assiste all’interruzione e quindi alla demolizione della relazione materna e alla sua sostituzione con una maternità di diritto commerciale, la quale lascia la maternità naturale all’utero affittato, creando una forte scissione tra natura e cultura. I nascituri vengono così al mondo con la programmazione dell’interruzione della relazione materna con nefaste conseguenze sul loro percorso di crescita.
La madre è sostituibile (per cause di forze maggiori) ma la relazione materna no. Questo tipo di relazione è significativa in quanto il bambino fa un enorme lavoro performativo nei confronti della madre o chi per essa, la quale “corrispondendo” dà il via ad una comunicazione che è come una danza, un dialogo tonico che tiene conto del linguaggio corporeo. Inoltre la madre fa un lavoro simbolico perché mette il bambino nell’ordine dei parlanti. E c’è infine una relazione importante con la creatura bambina: il sapere che la figlia è dello stesso sesso della madre, e a sua volta della nonna, dà il senso dell’autorità femminile. Con l’interruzione della relazione materna si interrompe anche il continuum materno nella genealogia femminile necessario perché la donna possa costituirsi come individuo libero. Si dice durante l’incontro che le femmine hanno il compito principale nella riproduzione e prendere atto delle possibilità del suo essere donna è fondamento di libertà.
E’ stata inoltre toccata la questione del corpo femminile come oggetto, in particolare dell’utero e della fecondità femminile nelle transazioni commerciali. Il problema nasce soprattutto per il fatto che la questione viene presentata come un percorso per l’attuazione di principi liberali. Schiavismo, si è più volte detto. O anche nazismo per l’uso selezionato del materiale umano che se ne fa. Il capitalismo oggi ripropone queste mostruosità ripulito come una prassi praticabile e correntemente accettata. Ma rimane il problema di quando nasce un bambino down o con dei problemi psico-fisici, a questo punto cosa succede? Inoltre in questa oggettivizzazione non si parla mai di amore. Chi porta è solo uno strumento senza sentimenti e la donna può arrivare a fare violenza su di sé per non amarlo.
Si è parlato diffusamente anche di competenza. Ovvero del fatto che la mamma si ritrova, appena nasce il figlio, “naturalmente” competente in materia di cura. Nel libro di Maria Luisa Muraro, L’Anima del corpo, l’autrice riporta la testimonianza di un uomo, il quale afferma di vedere sua moglie già preparata in tema di maternità rispetto a se stesso. Qui si è passati dal considerare la donna più adatta per natura al ruolo di genitrice al fatto che in verità non tutte le madri lo sono, al fatto che anche gli omosessuali con una componente femminile molto forte appaiono particolarmente portati alla cura materna/paterna, lasciando quindi lo spazio a più interpretazioni e anche a diversi nodi da sciogliere.
Il tema più articolato per punti di vista è stato quello del diritto. Appurato che la proibizione non è una strada perseguibile, perché l’esperienza insegna che non solo gli aspiranti genitori hanno la possibilità di rivolgersi all’estero, ma anche che il proibizionismo acuisce le problematiche, rimane la questione di come questo non tenga conto della differenza sessuale. La differenza sessuale è stata oggetto di diritto si, ma deve diventare soggetto di diritto. Che la differenza femminile cominci a fare diritto non sta scritto nella nostra costituzione che anzi con l’articolo 3 rimuove la differenza tra i sessi. Non si può pensare alla maternità surrogata come un fattore di parità e parificazione, perché vi è di natura un’asimmetria tra la fecondità maschile e quella femminile da cui non si può prescindere. Addirittura questo tipo di problematiche dovrebbero essere sottratte al diritto: le donne dovrebbero porsi al di sopra di esso cioè dovrebbero porsi in quel livello dell’iscrizione nell’ordine simbolico e sociale che è l’indisponibile.
La discussione è arrivata fino al constatare un bisogno di istituzione del diritto del bambino. Con la maternità surrogata si presta attenzione al diritto dell’adulto dimenticando quali conseguenze possa avere sui bambini, praticamente ridotti ad oggetto da questa pratica. Con la maternità surrogata si ignorerebbe l’affettività e il sentimento, come abbiamo all’inizio accennato, come la costruzione della personalità e della soggettività del bambino. Si è parlato di “creare dei mostri” intendendo che il bambino può subire dei traumi psicologici dovuti all’interruzione programmata del suo rapporto con l’origine, al fatto cioè che la madre naturale lo abbia avuto in gestazione e partorito senza sentimento e lo abbia poi “abbandonato”. Qui la comparazione con l’adozione per cui i figli adottati tendono ad andare a ricercare le proprie origini. Questo aspetto ha portato poi con sé un discorso sulla legge sulle adozioni, un desiderio di alcune di modificarla perché il percorso di adozione sia più accessibile per permettere ai bambini di essere accolti in maniera veloce dai genitori. Qui si apre anche uno spiraglio per le coppie omosessuali, ma il desiderio di genitorialità, si dice, non dovrebbe svolgersi comunque a dismisura. C’è una incapacità totale di elaborazione del lutto nel senso dell’impossibilità di avere figli naturalmente, c’è una mancanza di cultura in questo senso su cui si dovrebbe lavorare.
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giovedì 2 giugno 2016
un bellissimo dibattito
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