martedì 3 febbraio 2015

esperienze di commercio equo e solidale in Italia e a Napoli

Sei ore a Napoli, da “O’Pappece”

by benicomuni
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 di Alberto Castagnola
Prima di Natale sono stato invitato a Napoli per partecipare alla presentazione del libro Dicette 'O Pappece. Racconta la storia di una delle più antiche botteghe del commercio equo e solidalenota a Napoli e in tutto il comparto dell’economia alternativa per averecon molta fatica inserito nelle economie urbane del Mezzogiorno i prodotti provenienti dai paesi del Sud del mondo, acquistati e rivenduti a condizioni ben diverse dallo sfruttamento intensivo delle imprese multinazionali. Ancora oggi quelli di 'O Pappece non hanno una vita facile, ma sono tuttora vivaci partecipanti del movimento alternativo e solidale.
Il nome che venne scelto all’inizio della loro attività (come sembra lontano il 1994), rivela la loro limpida conoscenza delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare, coscienza sottolineata con una ironia degna del migliore spirito partenopeo, “O’Pappece, il testardo protagonista di un famoso detto locale: “Dcette o’ pappece ‘nfaccia ‘a noce: damme tiempo ca te spertoso”. Si tratta di una rievocazione dell’animaletto che con lentezza è capace di forare il duro guscio per raggiungere il gheriglio.
Il posto che ospitava la festa è situato nel cuore del centro storico, a pochi passi da Forcella, dalla Chiesa di San Gregorio Armeno e dall’ingresso di Napoli sotterranea,dove oggi sono finalmente visitabili i resti delle costruzioni collocate al centro dell’accampamento romano. È l’antico Asilo Filangeri, oggi attraversato da molte delle attività sociali e alternative espresse dalla città (leggi anche Mettere in comune saperi, sogni e mezzi).
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Per raggiungerlo ho attraversato una delle strade, poco più di un lungo vicolo, dove sono concentrate le botteghe artigiane che lavorano tutto l’anno ai presepi, alle casette illuminate e agli infiniti personaggi che la fantasia locale ha saputo collocare nel luogo e nel momento più sacro della religione cattolica. Diecine e diecine di botteghe, ognuna con qualche caratteristica particolare: la stalla della Natività può essere collocata vicino ai ruderi svettanti di un tempio diroccato, le case del villaggio ospitano artigiani impegnati nei lavori manuali più antichi, i pastori sono ritratti nelle pose più stanche e umane, alcuni gruppi sono mobili, con una piccola spina elettrica nascosta che perpetua i gesti del falegname oppure del fornaio. Non mancava un presepe con tutti i giocatori della squadra del cuore, gli azzurri invincibili della fantasia popolare. La strada era affollata oltre l’immaginabile, con adulti e bambini impegnati a completare il loro presepe familiare comprando del sughero, del muschio o qualche personaggio essenziale.
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Nell’ora che ho impiegato a insinuarmi nella folla mi sono convinto che l’ateo più indurito, il camorrista più spietato, il politico più spregiudicato, a Napoli conservino in un recesso nascosto del loro immaginario la visione infantile di un presepe, questa memoria che attraversa i secoli mantenendo intatta la sua capacità evocativa, forse sempre meno legata al sacro religioso, sempre più connessa alla natura, al mistero della nascita, e a mille legami che collegano alla terra e agli infiniti mestieri di uomini e donne.
Uscito dalla folla già con molta nostalgia, ho trovato la sede e i primi amici impegnati nell’organizzazione. Nel mio angolo ho assistito, partecipe e divertito, al solito arrivo trafelato di diecine di persone di ogni età con sporte e scatoloni che nel giro di mezz’orahanno trasformato una stanza spoglia in una sala accogliente, con bandiere, cibarie e vini, pronti per la festa. Anche le prime copie del libro, costato quattro anni di lavoro, sono arrivate all’ultimo minuto, accolte con sollievo e commozione. La presentazione, semplicissima, ha visto solo pochi interventi, compreso quello del giovanissimo editore della Marotta e Cafiero, che dalla loro sede di Scampia hanno già prodotto oltre sessanta volumi di poesie e narrativa e su temi molto avanzati di impegno sociale e politico (tra cui il nostro Vie di fuga di Paolo Cacciari). Tenendo conto dell’atmosfera, mi sono limitato a ricordare l’importanza dell’economia solidale in periodi di crisi, il ruolo che ogni gruppo di base può svolgere diffondendo principi e valori in netta opposizione al sistema dominante, e la necessità e l’urgenza di rendere coscienti ampie fasce di popolazioni degli incombenti problemi ambientali.
6131140_333750La sorpresa è giunta verso la fine, quando il folto pubblico, bambini in testa, già fremeva per dare l’avvio alla festa. L’editore ha infatti ripreso la parola e ha fatto vedere senza aprirla una scatola di cartone che misurava al massimo trenta centimetri nei lati più lunghi, dicendo che  conteneva diecine di doni. Stimolata al massimo la curiosità, ha spiegato che era in vendita a dieci euro per poter raccogliere seimila euro che servivano per acquistare un trattore usato per la loro fattoria, che forma parte integrante dell’equilibrio economico anche della casa editrice. A suo dire, la scatola conteneva tre film, quattro video, non so quanti libri, alcune mostre e vari spettacoli nonché una serie di prodotti a prezzi scontati e così via. Malgrado avessi un fretta terribile per non perdere l’ultimo treno per Roma, ho acquistato la mia quota di trattore e mi sono dileguato mentre la festa incominciava.
10419598_902073573165509_3855212341085234377_nPer fortuna sulle scale ho incrociato sei studentesse di relazioni internazionali, il cui professore era impegnato nella bottega, che mi hanno rapidamente guidato fuori dal dedalo di stradette fino alla stazione. Ma l’esperienza non era ancora conclusa. Nello scompartimento vi erano cinque tifosi del Napoli, che passavano due notti in treno per vedere la loro squadra in azione a Torino. Dai loro discorsi traspariva una passione priva di dubbi, semplice e profonda insieme, pagata con sforzi fisici ed economici non indifferenti, un altro spezzone di vita piena di significati e gioie, mentre dietro le squadre non fanno che crescere gli interessi economici illimitati e le corruttele infinite.
Credo che uno stesso impegno, una pulita coscienza del valore delle attività umane e il tenace perseguimento di valori tradizionali a Napoli uniscano ancora oggi gli attivisti dell’economia alternativa, gli artigiani dei presepi e i tifosi che realmente amano una squadra. Sono anche sicuro che in poche ore, quel pomeriggio, ho assaporato il mio natale, quello più vero e profondo, senza consumismi sfrenati e a contatto con livelli di umanità reale molto elevati.

* Economista e obiettore di crescita, è animatore di reti di economia solidale. Tra i suoi libri, «La fine del liberismo» (Carta) e «Il mercato della salute. Diritto alla vita tra interessi, speculazioni, piraterie» (scritto con Maurizio Rossi per Emi)Comune non è solo il sito in cui pubblica i suoi articoli, ma è la community a cui dedica ogni settimana tempo e creatività.

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