Fereggiano, nuove ombre di 'ndrangheta
LA MESSA IN SICUREZZA AFFIDATA ALL'EMILIANA COSEAM, CHE LA "GIRO" A UNA DITTA GENOVESE
Fereggiano, nuove ombre di 'ndrangheta
Scoperte collusioni con la mafia per l'azienda che doveva intervenire nel 2011
Fereggiano, nuove ombre di 'ndrangheta
Scoperte collusioni con la mafia per l'azienda che doveva intervenire nel 2011
dal secoloxix di mercoledi 3 febbraio 2015
MARCO GRASSO
UN'OMBRA inquietante si allunga sugli interventi di messa in sicurezza del torrente Fereggiano compiuti fino al 2011. L'azienda che si aggiudicò alcuni lavori, la modenese Consorzio Stabile Coseam, viene citata nelle carte della recente inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia Romagna. Nel mirino dei pm emiliani c'è un bando da lOOmila euro per alcuni lavori nel comune di Finale Emilia, successivi al terremoto del maggio 2012. Coseam vince la gara ma poi affida il subappalto a un'impresa collusa con la malavita calabrese, i cui titolari sono stati arrestati pochi giorni fa dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. La stessa capofila di Modena la ritroviamo in uno degli appalti più delicati (e criticati) realizzati a Genova negli ultimi anni: la nuova copertura della parte alta del rio che, poco dopo la conclusione del restyling esonderà e provocherà sei morti nel corso dell'alluvione del 2011.
Il progetto viene portato a termine al tempo sotto la supervisione dell'allora commissario straordinario Claudio Burlando. Anche in questo caso Coseam ottiene la commessa (8 milioni di euro) ma non se ne occupa direttamente. Il cantiere
di fatto viene gestito dalla Co-spef, piccola azienda di costruzioni il cui proprietario, Antonio Furfaro, impresario di origine calabrese, era stato inserito in passato in una black-list dell'antimafiagenovese. Ed era definito in una vecchia inchiesta sulla criminalità organizzata sotto la Lanterna «vicino» al superboss Antonio Rampino, capo assoluto delle cosche calabresi a Genova per più di qua-rant'anni.
Per orientarsi in questa vicenda bisogna ritornare a una settimana fa, quando la Dda bolognese dà il via all'operazione "Aemilia", un colpo assestato ai clan che controllavano appalti ed elezioni politiche nella regione: 117 arresti, oltre 200 indagati, politici collusi, uomini delle forze dell'ordine indagati. Le indagini coinvolgono anche alcune fra le più importanti imprese emiliane, sospettate di pesanti collusioni, come la Bianchini Costruzioni. Il capo-stipute, Augusto, è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i magistrati era corteggiato dalle 'ndrine per i suoi rapporti con il mondo delle cooperative e della pubblica amministrazione. Sono proprio i rapporti con la Bianchini Costruzioni a far finire sotto i riflettori dei pm il Consorzio Stabile Coseam. In particolare, scrivono gli investigatori, «veniva concordata, con l'aiuto di un geometra e la redazione e l'utilizzo di un documento Sai (Stato Avanzamento Lavori) maggiorato rispetto alla reale entità dei lavori per l'ampliamento del cimitero di Finale Emilia, che la
stessa Bianchini aveva ottenuto in subappalto dal Consorzio Stabile Coseam di Modena, allo scopo di ottenere dalla stazione appaltante (Comune di Finale Emilia) la prestabilita cifra di lOOmila euro, nonostante le opere realizzate fino a quel momento ammontassero a circa 83mila euro». Tutta l'operazione, per i pm, giova alle cosche, che si nascondono dietro alla ditta emiliana: «Attraverso l'assegnazione di appalti pubblici alle imprese riconducibili a Bianchini Augusto (quindi anche della modenese Coseam che aveva già fatto affari in via Fereggiano a Genova), si favoriva in generale il più saldo radicamento del potere criminale dell'associazione mafiosa in settori economici e imprenditoriali tradizionalmente da essa controllati, allo scopo di attuare una metodica infiltrazione negli appalti e conseguire un ingiusto profitto». Dall'Emilia a Genova il canovaccio sembra ripetersi ed è oggi all'esame dell'Antimafia genovese. Sotto i riflettori degli inquirenti ci sono i rapporti fra le varie ditte che hanno concorso alla realizzazione della copertura del Fereggiano e il sistema dei subappalti. Il nome della Cospef era già finito in un dossier dell'Antimafia per i massimi ribassi offerti nel corso delle aste.
grasso@ilsecoloxix.it
Il progetto viene portato a termine al tempo sotto la supervisione dell'allora commissario straordinario Claudio Burlando. Anche in questo caso Coseam ottiene la commessa (8 milioni di euro) ma non se ne occupa direttamente. Il cantiere
di fatto viene gestito dalla Co-spef, piccola azienda di costruzioni il cui proprietario, Antonio Furfaro, impresario di origine calabrese, era stato inserito in passato in una black-list dell'antimafiagenovese. Ed era definito in una vecchia inchiesta sulla criminalità organizzata sotto la Lanterna «vicino» al superboss Antonio Rampino, capo assoluto delle cosche calabresi a Genova per più di qua-rant'anni.
Per orientarsi in questa vicenda bisogna ritornare a una settimana fa, quando la Dda bolognese dà il via all'operazione "Aemilia", un colpo assestato ai clan che controllavano appalti ed elezioni politiche nella regione: 117 arresti, oltre 200 indagati, politici collusi, uomini delle forze dell'ordine indagati. Le indagini coinvolgono anche alcune fra le più importanti imprese emiliane, sospettate di pesanti collusioni, come la Bianchini Costruzioni. Il capo-stipute, Augusto, è stato arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i magistrati era corteggiato dalle 'ndrine per i suoi rapporti con il mondo delle cooperative e della pubblica amministrazione. Sono proprio i rapporti con la Bianchini Costruzioni a far finire sotto i riflettori dei pm il Consorzio Stabile Coseam. In particolare, scrivono gli investigatori, «veniva concordata, con l'aiuto di un geometra e la redazione e l'utilizzo di un documento Sai (Stato Avanzamento Lavori) maggiorato rispetto alla reale entità dei lavori per l'ampliamento del cimitero di Finale Emilia, che la
stessa Bianchini aveva ottenuto in subappalto dal Consorzio Stabile Coseam di Modena, allo scopo di ottenere dalla stazione appaltante (Comune di Finale Emilia) la prestabilita cifra di lOOmila euro, nonostante le opere realizzate fino a quel momento ammontassero a circa 83mila euro». Tutta l'operazione, per i pm, giova alle cosche, che si nascondono dietro alla ditta emiliana: «Attraverso l'assegnazione di appalti pubblici alle imprese riconducibili a Bianchini Augusto (quindi anche della modenese Coseam che aveva già fatto affari in via Fereggiano a Genova), si favoriva in generale il più saldo radicamento del potere criminale dell'associazione mafiosa in settori economici e imprenditoriali tradizionalmente da essa controllati, allo scopo di attuare una metodica infiltrazione negli appalti e conseguire un ingiusto profitto». Dall'Emilia a Genova il canovaccio sembra ripetersi ed è oggi all'esame dell'Antimafia genovese. Sotto i riflettori degli inquirenti ci sono i rapporti fra le varie ditte che hanno concorso alla realizzazione della copertura del Fereggiano e il sistema dei subappalti. Il nome della Cospef era già finito in un dossier dell'Antimafia per i massimi ribassi offerti nel corso delle aste.
grasso@ilsecoloxix.it
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