venerdì 25 marzo 2016

i nostri eroi

Da clandestini a soggetti. Ecco i nostri eroi

by maomao comune
Uno straordinario antidoto alla noia e alla condanna a vivere nel luogo, nella condizione e nel contesto culturale identitario in cui si nasce negando la libertà di muoversi. Che altro si può chiedere a un libro per ragazzi?Clandestiniuscito nel 2013 per le Edizioni Corsareha molte rilevanti virtù. La prima ci è parsa il fatto che Filippo, Pepe e B 52, i protagonisti, lottano contro un destino che li vuole vittime in balia di eventi decisi da altri, per diventare soggetti pieni. Soggetti non solo capaci di far scelte decisive per la propria esistenza e quella della comunità ma ribelli in movimento, eroi di un popolo animale, certo antropomorfizzato ma anche oppresso, in modo esplicito, dagli umani. Grande o piccolo che sia, il lettore non può non sentirsi parte di quel popolo, pur comprendendo di non potergli appartenere. Nella migliore delle ipotesi, potrà infatti solo rifiutare un'indifferenza complice sui lager-laboratori. Le righe di introduzione che Valentina Paravano e Valerio Tassara hanno scritto nel regalare ai lettori diComune il Rap della libertà e quattro ampi stralci di questo prezioso racconto parlano chiaro: nella grande, eterna metropoli non si può lottare da soli
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L'immagine di copertina di "Clandestini", disegnata da Maria Cristina Costa. Il libro, pubblicato da Edizioni Corsare nel 2013, nasce come soggetto per un lungometraggio di animazione ancora da realizzare.
di Valerio Tassara e Valentina Paravano
Tre animali con una forte individualità vengono spinti dalla risacca del destino nella grande eterna metropoli, Roma. Qui fanno amicizia anzi sono costretti a restare uniti pur di difendersi dalla spietata lotta per la sopravvivenza che si scatena in ogni grande città.
I tre animaletti, una cavia fuggita da un laboratorioun furetto snob e abbandonato dai padroni ricchi, un cincillà immigrato dal Sudamerica con ambizioni da rapper e un problema di balbuzie, hanno in comune una storia di disagio e sono tutti non autoctoni rispetto all’ambiente in cui si trovano, sono dei clandestini appunto.
Vengono da una situazione di disagio, sono in una situazione di disagio e l’unico obiettivo che hanno è quello di migliorare la propria condizione. Ma nella grande metropoli è difficile lottare da soli e così solo quando decidono di unirsi e di mettersi in gioco non per i propri interessi ma per quelli della comunità che li ha accolti si trasformano in protagonisti della loro storia, passando, loro malgrado, da clandestini ad eroi.
Come a dire che in ogni individuo si cela la possibilità di tirare fuori il meglio di sé quando si dedica ad una causa di bene comune.
Abbiamo pensato questa storia in particolare per i preadolescenti con lo scopo di allenarli a confrontarsi con un mondo nuovo. La storia risale al 2012 e quindi prima dello scatenarsi dei grandi flussi migratori, ma in un periodo in cui il tema dell’integrazione era già importante. L’evento che ha ispirato la storia è stato un fatto di cronaca nel quale un padre e un figlio, per un futile motivo, hanno picchiato selvaggiamente un ragazzo nero di seconda generazione fino ad ucciderlo.
Sentivamo l’urgenza di parlare ai ragazzi, convinti che in seguito sarebbe stato troppo tardi.
… in volo…
Nel cielo azzurro di Roma un gabbiano vola alto in cerca di cibo. Sorvola i resti del Palatino, i Fori, le mura, gli archi antichi migliaia di anni, i tetti dei palazzi umbertini, le cupole barocche. Su, su, sempre più su. Accosta verso il picco più alto del Colosseo ma, trovandolo occupato da una famiglia di cornacchie, vira all’improvviso verso la verde striscia di platani che segna il corso del Tevere. In lontananza il Cupolone della Basilica di San Pietro si erge imponente.
L’ occhio vigile del gabbiano è alla ricerca di qualche bocconcino, perché, si sa, Roma è generosa. Infatti, al contrario dei turisti sempre più attenti a non lasciare avanzi di pranzo o rimasugli in giro, dai romani ci si aspetta sempre qualcosa di buono. Che so? Una tovaglia sgrullata da un balcone con un pezzo di formaggio dentro; un avanzo di pizza gettato a terra con fare indifferente; o, meglio ancora, un cassonetto della spazzatura lasciato aperto. Insomma Roma è piena di buoni motivi per venirci da ogni parte del mondo a piantare radici e metter su famiglia.
Il gabbiano, avido rapace, finalmente si posa imperioso sul campanile al centro dell’isola Tiberina, l’isola sul fiume, porta principale del regno degli animali di città, dove cielo, terra, acqua e sottosuolo comunicano tra loro. Ma ecco che, laggiù, sul lungotevere, un ragazzotto, diretto a passo svelto forse all’università, getta con destrezzamezzo panino verso l’argine del fiume“Generosa gioventù!”, pensa il gabbiano spiccando il volo, ma, appena a metà della caduta del panino, una rondine si impadronisce del succulento bocconcino. Poi, volteggiando, va a nascondersi tra le fronde di un platano per godersi il frutto della rapina. Il suo arrivo, però, allerta le decine di piccioni che ogni giorno stazionano sotto lo stesso albero in attesa di qualche turista e che, come per un accordo segreto tra loro, si alzano contemporaneamente in volo facendo un frastuono di ali che spaventata la rondine. Questa apre il becco e il panino le cade a terra. A questo punto uno scoiattolo, prima che i piccioni planino sul maltolto, esce lesto lesto dalla sua tana nel tronco, allunga una zampa, afferra il pane, apre la bocca e… ZAC! Prima che il bocconcino giunga a destinazione, un gatto romano de Roma glielo strappa con una zampata e se lo porta in un vicoletto. Ma un cane, sfuggito al guinzaglio del padrone, si lancia contro di lui, costretto, mala sorte, a gettare via il panino e a rintanarsi giusto in tempo sotto una macchina.Nonostante il gran salto del cane, il paninolanciato dal gatto vola di nuovo verso il fiume e volteggiando nell’aria precipita verso l’argine.
Un istante prima di finire in acqua, viene intercettato dal gabbiano che non vuole farselo scappare per la seconda volta e comincia a battere le ali come un forsennato. Sa che deve arrivare prima che i pesci se lo portino sottacqua e, se arriverà in tempo, oggi può trasformarsi nel suo giorno fortunato: si papperà panino e pesci.
Mentre si lancia come un missile verso la meta, il gabbiano vede topi, nutrie, anatre e ranocchie uscire da ogni dove e correre alla caccia del panino e, nell’acqua, i pesci saltellare per la gioia di quel dono che sta per piovere dal cielo. Tutti in disperata corsa per essere i primi ad acciuffare il mezzo panino che, per la velocità impressa dalla caduta, si divide in più parti, ognuna con una traiettoria diversa: fetta di sopra, fetta di sotto, prosciutto e mozzarella, la prima a finire a terra per via del peso.
Il gabbiano, volatile imbattibile e allenato qual è, in pochi istanti, recupera tre pezzi su quattro e si alza di nuovo in volo, gettando uno sguardo di scherno ai terrestri, topi e nutrie, che si litigano il pezzetto di mozzarella. Mentre si allontana con senso di trionfo, rimane ancora una volta stupito e incantato ad osservare questa ragnatela di uomini e animali, macchine ed emozioni, elementi naturali e antichità storiche che è Roma, in cui le diversità si tengono insieme grazie ad una linea invisibile, impossibile da comprendere con la ragione, che unisce e armonizza e fa sentire tutti parte di una vita più grande.
Il gabbiano è costretto a distogliersi da questi pensieri quando all’improvviso un corvo gli fa scoppiare davanti un palloncino sfuggito a chissà quale mano. La trappola funziona: il gabbiano molla la presa e il bocconcino precipita di nuovo. Entrambi gli uccelli si lanciano in picchiata ma, mentre perdono tempo a beccarsi l’un l’altro, il sospirato bottino finisce dritto diritto accanto a un marciapiede e viene immediatamente inghiottito dalle eliche di un camioncino addetto alla pulizia della strade, che lascia i due contendenti a becco asciutto.
Forse, non è poi così facile piantare radici e metter su famiglia a Roma
Forse è vero che questa città è diventata come tutte le altre grandi metropoli.
Capitolo 7
- Ora capisco perché nessuno ci voleva venire! Dobbiamo essere pazzi a seguirti in questa missione! - dice Pepe staccando l’orecchio da una finestrella del laboratorio.
- Già, questi sono suoni infernali, amico. – aggiunge preoccupato Filippo. - Sei sicuro che vuoi entrare là dentro?
- Io do una mano a te, tu dai una mano a me.
- E tutti diamo una mano a tuo fratello… - lo interrompe Filippo.
- A quest’ora staresti ancora a smaltire i fumi dell’ alcool.– fa B rivolto a Pepe - E poi, quando lo conoscerai, capirai cha sarà valsa la pena fare tutta questa ginnastica. -
Intanto la cavia, poco più in alto, armeggia per violare il filtro del tubo dell’aria condizionata ed entrare nel laboratorio.
- Non capisco quale sia il problema. – interviene Filippo - In primis, probabilmente bastava suonare al campanello. Sono sicuro che una volta che mi fossi presentato non ci sarebbe stato nessun problema. E poi che sarà mai questo laboratorio? Una specie di pensionato per meno fortunati. Lo dico io, gli umani sono sempre pieni di buoni sentimenti!
B54 si ferma e per un attimo lo guarda, poi guarda Pepe che a sua volta ricambia lo sguardo perplesso. Hanno sicuramente trovato il tipo giusto per il loro piano, quello molto molto stupido.
Senti un po’, sottospecie di pinguino, non ti viene mai in mente che gli umani potrebbero non avere sempre dei sentimenti proprio del tutto… umani?!
Tu parli cosi perché non hai mai avuto un padrone. Ti capisco, poverino, sei un senza-padrone… Me ne parlavano spesso quando ero in allevamento di questi poveri sfortunati destinati a vivere senza amore, abbandonati in chissà quale gabbia… Pensa che la mia padroncina mandava sempre qualcosa al mio vecchio allevamento per casi come il tuo…
B54 lo squadra, sta per perdere la pazienza.
- Casi come il mio, eh?!
Improvvisamente la piastrina che B54 ha al collo si illumina per qualche secondo in maniera intermittente.
- Ehi, ma cosa è stato? - dice Pepe.
- Non lo so, sarà meglio sbrigarci. - dice B54 con uno sguardo preoccupatissimo e senza perdere tempo si rimette a rosicchiare l’ultimo lembo di plastica per rendere accessibile il condotto.
- Pepe, tu rimani qua a fare da palo. Tu, signorino, vieni con me.
- Ma lo ritenete proprio opportuno? Non mi sembra il modo migliore di andare a trovare un amico.
- Ci vuoi tornare a casa ?
- Beh, si!
- Quando torneremo nella tana, studieremo tutte le carte della città e troveremo sicuramente casa tua. - gli dice B54 mentendo clamorosamente.
- In tal caso andiamo. A tutti è chiesto di compiere atti eroici almeno una volta nella vita.. Come diceva Napoleone prima di partire per Trafalgar… o forse mi sbaglio.
Nell’oscurità del laboratorio regna il silenzio più totale interrotto solo dai lamenti degli animali chiusi nelle gabbie.
B54 e Filippo avanzano in punta dei piedi.
- SHH, silenzio, sottospecie di volpino! – fa B a Filippo che involontariamente urta la gamba di un tavolinetto.
- Vai a vedere in quegli schedari e cerca esperimento TAT.
B si dirige direttamente nell’area delle cavie destinate all’esperimento finale, ma qualcosa è cambiato: AZ non è più al suo posto.
- Maledizione! Dove lo hanno messo? - pensa a voce alta.
- TAT come tatuaggio? Tata? Tattile? Ma non potremmo semplicemente provare a chiedere aiuto? – fa il furetto.
Non ti azzardare ad aprir bocca, io vado a vedere nella stanza della tortura.
- Dio che nomi! Sembra di stare al Grand Hotel dell’horror!
- Ricorda: esperimento TAT. E muoviti lentamente e in silenzio! – gli intima B. Poi si avvia verso la porta del laboratorio che introduce alla stanza degli esperimenti, sfidando il battito del suo cuore che avrà raggiunto le mille pulsazioni al secondo. Improvvisamente la piastrina che ha al collo inizia a brillare in maniera intermittente, diventando, man mano che B avanza, sempre più luminosa.
- Sì, certo… lentamente e in silenzio. Non mi sembra che la compagnia qui sia proprio allegra: dormono tutti. - pensa Filippo a voce alta, mentre, in piedi su una sedia, inizia a scartabellare negli schedari. Intanto una scimmia, in una gabbia vicino a lui, gli fa scivolare una zampa sotto la giacca.
B54 osserva la piastrina senza capire cosa stia succedendo. Più avanza verso la stanza più la luce si fa intensa.
Arrivato alla porta la apre senza far rumore. La stanza è completamente asettica: al centro un lettino con una grande lampada sopra, sullo sfondo mensole con macchinari e molti attrezzi dall’aspetto orribile. Siringhe e altri strumenti, ancora sporchi, danno l’idea che qualcosa si sia appena compiuto.
Sul lettino, illuminato da un potente fascio di luce, B54 riconosce la gabbia di AZ8. La piastrina si illumina con maggiore persistenza.
B54, con il cuore in gola, si avvicina al lettino e dalla sua bocca esce un lieve mormorio: “AZ ci sei?”
Dalla gabbia nessuna risposta, nessun movimento.
B54 chiama di nuovo sperando che AZ si affacci da quella parte di gabbia distinguibile alla sua visuale dal basso. Ma AZ non risponde. Allora B54 si fa coraggio. AZ lo ha salvato, ora è il suo turno di andare fino in fondo e liberare il suo compagno di sventura, suo fratello… Con il cuore che combatte contro le peggiori previsioni della mente si fa più vicino, la piastrina lampeggia impazzita, salta sul lettino e, finalmente, vede AZ voltato di spalle nella parte più estrema della sua gabbia.
Il cuore di B esplode di gioia. “Vittoria! Andiamo a casa!”- pensa. – AZ, sono venuto a liberarti!
Ma AZ sembra non aver sentito la voce di B che si avvicina alla gabbia. La cavia impugna le sbarre per attirare l’attenzione del fratello forse diventato sordo per chissà quale motivo o esperimento.
AZ, rispondimi! Mi senti? Sono venuto a portarti via! - grida B mentre la piastrina sia accende e si spegne in maniera potente e decisa.
Bravo, B54! Finalmente ce l’ hai fatta, ti stavo aspettando. -risponde con voce profonda e cavernosa AZ8.
- Vieni, non abbiamo tanto tempo.
- Hai ragione, B. Le chiavi della gabbia sono su quel mobile dietro di te.
B nota qualcosa di strano in lui. Gli dà ancora le spalle, il suo corpo è diverso, più forte, sembra scosso da un tremolio simile a quei suoi terribili effetti collaterali. B54 ha un presentimento, ma si lancia a prendere le chiavi.
Nella stanza attigua Filippo continua a frugare tra le carte.
- Beati loro! Non vedo l’ora di farmi un sonno come questi qua, magari nel mio letto.
La scimmietta indiscreta prende a giocare con i bottoni della giacca di Filippo che vede scintillare nell’oscurità. Il furetto inconsapevole va avanti con la sua ricerca.
- Dunque, dunque… esperimento TAT. Vediamo un po’.. Ah, eccolo! Qui c’è scritto AZ8… … B54 … TITO… Boh! Ma che significa questo TAT???
Per capire meglio estrae due fogli con il nome di AZ8 e B54. Su ciascuno c’è un disegno con due linee attorcigliate punteggiate da tanti pallini colorati che sicuramente indicano qualcosa, ma Filippo, pur curioso e attento, proprio non riesce a capire cosa.
- Ehi, ma che diavolo succede? - dice Filippo accorgendosi improvvisamente di una leggera pressione sotto la giacca. Infila la zampa e stringe la mano della scimmia. Tira uno, tira l’altra alla fine la scimmia molla e libera la sua che esce dalla giacca e appare allo sguardo stupito di Filippo.
- Oh, mio Dio! Ho una mano in più e non è la mia!!! – grida spaventato.
La scimmia, usando anche l’altra mano, lo afferra e lo blocca con una stretta decisa mentre la prima si appropria dei due fogli.
Il furetto sconvolto riesce a liberarsi, ma fa cadere la gabbia della scimmia e, urlando, corre verso la stanza della tortura.
Prese le chiavi, B torna davanti alla gabbia di AZ8. Ora la piastrina è completamente accesa.
- Siamo una piccola banda, sai? – dice la cavia armeggiando con la serratura – - Sono contento di vedere che anche la tua resistenza indomita abbia funzionato. Ora potremo liberare anche gli altri, non credi? Devi vedere che gruppo di mattacchioni ho messo insieme per venire a prenderti!
Ha appena aperto la porta della gabbia, quando dall’altra stanza arriva il frastuono provocato da Filippo. AZ finalmente si volta. – Oh, no! Il furetto! – esclama B guardando in direzione della porta.
Poi getta un’occhiata al fratello e si accorge che il muso di AZ è diverso, trasfigurato da un’espressione di cattiveria pura e orribile. B nota le cicatrici sul cranio, i fili dei punti ancora da tagliare, e immediatamente capisce che qualcosa non va. In quel mentre irrompe Filippo in preda al panico.
AZ, capendo di essere stato scoperto, si lancia verso B e, con un ruggito che sembra provenire dalla viscere della terra, tenta disperatamente di uscire dalla gabbia. B54 fa appena in tempo a richiudere la serratura e si allontana di qualche passo ritrovandosi faccia a faccia con il fratello ormai trasformato in qualcos’altro.
- AZ, fratello mio… - dice tremando per l’angoscia.
Apri questa porta, bastardo! – risponde il prigioniero emettendo dalla bocca una strana bava.
Maledetti, che ti hanno fatto?!
- Aprimi, affinché il destino si compia!! Lasciami uscire, piccolo topo ingrato!
B54, con un’immensa tristezza nello sguardo, cerca di riprendere in mano la situazione. Ha davanti a sé gli occhi trasfigurati dall’odio di AZ e Filippo, contro una parete, completamente paralizzato dalla paura. Sente avvicinarsi rapidi i passi degli umani, allertati dai rumori, vede le luci accendersi e decide di fuggire.
- Apri questa gabbia!!! - urla AZ rabbioso.
B54 getta lontano le chiavi,
- Mi dispiace, fratello. Addio...
Afferra il furetto e scappa con lui per la stessa via da cui sono entrati, rimettendo a posto il filtro dell’aria condizionata. Pochi istanti dopo gli umani fanno ingresso nella stanza.
Dopo una fuga a perdifiato, B54 entra con i “soci” nella sua tana e sbarra la porta dall’interno.
- MA COS’ERA QUELLA COSA?!! - grida Filippo ancora terrorizzato.
- PFF, PANT, PFFF… Credo proprio… PFF PFF… che tu ci debba una spiegazione. - dice Pepe.
B si volta verso i suoi amici, distrutti dalla stanchezza e appoggiati alla prima cosa capitatagli a tiro.
- Ok! - dichiara - Credo di potervi spiegare, PFUI, PFUI… ma prima lasciatemi preparare qualcosa di rilassante.
- Andiamo, B. PFFF… Siamo ancora sotto shock! Dicci che cosa c’è là dentro… PFUI…Perché non abbiamo liberato tuo fratello?
- D’accordo. - risponde B affaccendandosi con i suoi alambicchi - Quella cosa orribile è mio fratello AZ8, evidentemente dopo essere stato sottoposto alla fase finale dell’esperimento.
- Esperimento?! Fase finale!??
- A me sembrava un mostro feroce! – esclama Filippo - Solo sui libri di dinosauri ho visto roba del genere.
- Almeno sei riuscito a leggere qualcosa? – risponde acido B.
- Non molto, nella scheda TAT c’erano questi fogli con tanti puntini colorati e poi c’era il tuo nome quello di AZ e quello di un certo Tito…
- Scheda TAT!? - chiede Pepe.
Sì, l’esperimento TAT, qualcosa che gli umani stanno portando avanti per chissà quale fine. – risponde deciso B - Qualcosa che io e AZ volevamo scoprire insieme.
- Ma Tito non è quello dell’isola sul fiume?
- Già. perché c’è anche il suo nome?
- E tu che c’entri con lui?
- Non lo so.
- Non posso credere che anche tu avresti potuto fare la stessa fine di tuo fratello. - dice Pepe.
AZ8 non è cattivo, sicuramente è sotto l’effetto di droghe e chissà cos’altro.
- Beh, certo non sembrava interessato a socializzare! - ironizza Filippo, B lo guarda con una punta di stizza, poi abbassa lo sguardo.
- Già… Credo che ora sia diventato la “cosa” che gli umani volevano.
- Vuoi dire che lo hanno trasformato? – dice, spalancando gli occhi, Filippo.
- Sicuro, quello non è il “mio” AZ8. Quello là dentro non può essere mio fratello…
- Qualunque cosa sia non puoi farci più nulla. – conclude Pepe.
I tre rimangono in silenzio.
- Beh, - irrompe Filippo - A me non dispiacerebbe essere trasformato. Credete che sarebbero d’accordo a farmi diventare umano? Credo che non avrebbero problemi ad accettarmi, io sono già praticamente umano!
- Trasformarsi?! Un momento, forse c’è ancora una possibilità! Questa! – esclama B sollevando la medaglietta che porta al collo.
- Di che parli? – fa Pepe.
- Ma certo! Svelto, signorino, leggimi questa scritta. – dice B porgendo la piastrina a Filippo. - Questo è l’antidoto per l’esperimento TAT. Posso salvare mio fratello!
Il furetto osserva con attenzione la piastrina.
Mi spiace, B. – dice scuotendo la testa. - Sono formule chimiche….
- Ma la chimica non è una cosa da umani? – fa Pepe. – Lascia stare quei poveracci e pensa a salvare te stesso… –
- Proprio tu mi vieni a dire queste cose Perché non capisci? AZ è l’unica cosa che rimane della mia famiglia e, se salvo lui, posso liberare anche gli altri. Dai, Filippo, sforzati di leggere… -
Il furetto torna ad osservare la medaglietta.
- Uhm, posso solo dirti alcuni elementi… 33AS dovrebbe essere arsenico. Se ben ricordo, un potente veleno.
- Ma dove le troverai tutte queste cose? – domanda Pepe.
- Al laboratorio! – esclama B.
- Sei pazzo, hombre.
- Fra l’altro lì dentro è successa una cosa strana: la mia piastrina si accendeva ogni volta mi avvicinavo a lui. Voglio capire meglio.
B finisce di preparare una pozione.
- Prendete, questa bevanda vi aiuterà a rilassare i muscoli. - dice B passandogli delle tazze bollenti.
- Non so B, sei tu che conosci quel posto misterioso. – dice Pepe - Forse potremmo riprovare ad entrare, spaccare tutto, liberare tutti e…e..e… Che ne dite?
- No, Pepe, così non ce la possiamo fare
- Forse, se tornassimo là dentro, potrei chiedere che mi trasformino in un giovane uomo biondo… Io adoro i capelli biondi!
Poi ripensando alla scimmia Filippo esce dal suo incantesimo.
- Un momento! Io là dentro non ci metto più piede! Sono sicuro che, una volta trovata la mia famiglia, loro potranno intercedere per il tuo povero fratello… Sai, fra umani è sempre meglio….
- … Sì certo una “famiglia” di umani. – risponde cinico B - La stessa specie che mi ha fatto queste. – dice, indicando le cicatrici.
- Caro mio, non tutti gli umani sono uguali!
- Ma certo! Quando mi presenterai quelli diversi, ti crederò. Nel frattempo stai attento ad arrivarci con la giacchetta tutta intera dalla tua famiglia…
- Possibile che non c’è nessuno che può aiutarci? – dice Pepe – Ma cosa hai messo qua dentro? – aggiunge sbadigliando.
- E’ solo una tisana. – risponde la cavia ridendo
Forse potremo cercare aiuto all’isola sul fiume. Che ne dici? Lì di sicuro troveremo qualcuno disposto ad aiutarci.
- Ehi, ehi, ma quale isola sul fiume! Io devo andare a casa, a casa mia! I miei padroni mi aspettano e voi mi portate prima a fare un giretto all’inferno, poi mi offrite una bevanda rilassante, infine volete deportarmi in non so che posto! Ma, insomma, non avete una famiglia? Una casa, un gruppo, un branco, qualcuno che vi aspetta??!
I tre si stendono per riposare.
- Beh, io non posso mica tornare da mia madre per dirle che suo marito si è fatto una altra famiglia. Così ora, mentre mio padre ne ha due, io non ne ho neanche una. Sigh! – sospira il cincillà.
- Per me AZ è tutta la mia famiglia. Che posso fare se non provare a salvarlo? Devo assolutamente produrre l’antidoto.
- Beh, mi dispiace per voi, ma io ho una casa piena di amore che mi aspetta e una vita piena di meraviglie appena mi ritroveranno. Chissà quanto sono preoccupati!
- Se pensi davvero che quella sia la tua famiglia, credo sia giusto che continui a cercarla. YAWWNN! Che sonno!
- YAWWNN! Sì, proseguirò alla ricerca dei miei amati padroncini.
- D’accordo, allora domani ognuno per la sua strada, Buonanotte. – dice B spegnendo la luce.
- Buonanotte.
- Buenas noche.
E tutti e tre, girandosi dall’altra parte, prima di abbandonarsi al sonno pensano: “Meglio solo che con questi due poveracci.”
Il profilo della città si staglia sul blu intenso e limpido del cielo notturno, illuminato da stelle brillanti e da una rassicurante mezza luna. Roma è una culla che sembra proteggere tutti con quelle forme scomposte, dolci e tondeggianti, delle cupole e dei tetti dei palazzi antichi.
Lontano, dove la città diventa periferia, con il favore delle tenebre, nello stesso edificio in cui poche ore prima si sono intrufolati i tre clandestini si apre una porta che dà sulla strada.
Un uomo esce con una gabbia, attraversa la strada e si avvicina a uno scolo per l’acqua. Appoggia la gabbia a terra e, prima di aprirla, dice: “Prendili!”.
Allontanandosi con uno scatto dalla gabbia, AZ8 si ferma un istante vicino al chiusino.
Annusa l’aria, puntando il naso in tutte le direzioni. Forse cerca di riconoscere il profumo della nuova libertà. Poi rivolge uno sguardo all’umano come in cerca di un ordine, come in attesa di qualcosa. Finché gli arriva il segnale e sulla sua testa, in prossimità delle cicatrici, compare un leggero bagliore intermittente.
Il riflesso di un lampione fa brillare i suoi occhi: ora sa cosa fare. Si tuffa nelle fogne.
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PARTE SECONDA
Capitolo 7
- Señorita, rivederla è come aprire gli occhi per la prima volta!
- Ehm, grazie, lei è molto galante… – risponde Milla arrossendo – Come avete trovato la casa?
I tre, puntuali, sono davanti al “banco accoglienza cittadini del mondo”.
- Perfetta! Grazie ancora dell’aiuto. - risponde B54.
- Certo, quella circolare così piena! – aggiunge Filippo.
Signor Filippo, – risponde con prontezza la topina - qui all’isola sul fiume ci facciamo un vanto di avere circa cento specie diverse che convivono in pace e siamo sempre pronti ad accoglierne di nuove.
- Ah, si? Allora forse avrete anche la specie degli “impulsivi”. - dice Filippo lanciando un sguardo di traverso a B.
- Molto divertente, signor Filippo. Ma ora andiamo, voglio subito mostrarvi la prima attività di volontariato che vi permetterà di ottenere la cittadinanza.
Mentre si avviano, Columbus si avvicina con discrezione a B54.
- Ha trovato la strada che cercava, signor B? -
- Sì, non avrò problemi con i miei bagni notturni! – dice facendogli ‘occhiolino.
I quattro escono in gruppo lasciando Columbus in ufficio.
- Da questa parte, prego. - dice Milla ai tre che la seguono fiduciosi sull’argine del fiume. Pepe si fa ardito e le si affianca.
Com’è la vita nel tuo paese, Pepe? gli chiede Milla passando al tu.
Io vengo dall’Ecuador: tanti colori, tanta musica e tanta povertà! Io soy un appassionato de musica rap… un giorno diventerò un grande cantante!
Filippo e B54 rimangono indietro. Il furetto, a un tratto, si ferma e solleva un brandello di rete da pesca che mostra alla cavia.
- Ehi, B, guarda che ho trovato! Potrei farmi un’amaca con questa.
B54, cercando di mantenere il controllo, lo guarda con aria canzonatoria.
- E certo, il signorino si fa l’amaca! E noi dove andremo a dormire? Piuttosto, se lo vedi, prendi qualche recipiente, pezzi di stoffa per fare delle coperte… - dice B continuando a camminare.
Filippo si ferma a bofonchiare da solo.
- Straccioni! Guarda dove sono finito e con chi mi tocca passare le vacanze! Me ne infischio di quello che pensi tu, pezzente. Io l’amaca la voglio e me la faccio!
B54 si volta e lo prende in giro.
- Allora, signorino… hai finito di parlare da solo?
Filippo, pieno di stizza, continua a parlare tra sé mentre riprende lentamente a camminare.
- Resisti, Filippo. Devi solo resistere. Ormai i tuoi si saranno accorti del terribile incidente che ti è capitato e presto verranno a cercarti. Non possono essere partiti per la Costa Azzurra senza il loro tesoro, no? -
Pepe e Milla, più avanti, si siedono ad aspettarli e li osservano divertiti.
- Come sono buffi i tuoi amici! – ride la topolina.
- Già. Hanno passato tutta la notte a litigare. Filippo è insopportabile, non sta zitto un momento e, finché B54 non è caduto in trance, ha continuato a lamentarsi perché faceva freddo e aveva fame. Ha blaterato tutto il tempo che siamo insensibili e che lui non è stato mai trattato così e che gli umani qua, gli umani là. Quando ha sentito parlare per l’ennesima volta degli umani, B54 gli si è avventato contro come una furia, ma mentre gli planava addosso si è paralizzato e ha cominciato a dire cose strane…
- Tipo? – chiede Milla sorridendo.
- Che ne so, diceva di aver visto cose inimmaginabili. Topi trasformati in lombrichi, ratti volanti, ha detto perfino di aver visto le piante camminare…
- Poverino! Ma perché è così?
- E’ scappato da un laboratorio di vivisezione.
- Chissà quanto ha sofferto! Comunque meno male che ora è qui. Ma tu che ci fai a Roma? -
Pepe diventa serio e, pur trattenendosi, comincia a balbettare come gli accade sempre quando è emozionato.
-Ce… ce… cerco mio padre. Si chia… chiama U-U-Ulisse. E’ partito due anni fa. Diceva di voler venire in Europa per fare fortuna, è un musicista come me. Doveva venirci a prendere, ma non abbiamo mai avuto sue notizie. A Quito ho dieci fratelli più piccoli e mia madre. E’ stata dura lasciarli. Ma che potevo fare? Mia madre pensa che papà sia in pericolo, io, invece, credo che si sia cacciato in qualche casino… -
- Capisco… Anch’io sono cresciuta quasi senza genitori. Mia madre è morta quando ero piccola e mio padre… Beh, mio padre fa un lavoro difficile. Non lo vedo quasi mai…
- E con chi vivi?
- Con i miei nonni, che sono il… - Milla si blocca appena in tempo per non fargli capire che è la nipote del re.
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Clandestini e letteratura in un altro tempo. Andrea Camilleri prova la maglietta Clandestino di "Carta"
PARTE TERZA
Capitolo 4
Nonna Ginevra si sta preparando per la serata di gala le sue damigelle le girano intorno come farfalle operose nell’arduo lavoro di trasformare la nonna, ancorché in forma e giovanile, in una regina.
Le damigelle mostrano vesti, collane, biancheria; avanzano con le ceste delle innumerevoli scarpe, e poi ancora corpetti, profumi, anelli. Ognuna attenta a svolgere bene il proprio compito, si preparano al momento finale, quello più bello, l’istante in cui la damigella più anziana poserà la corona sulla testa della regina.
Di queste amiche e fidate collaboratrici la regina sa vita morte e miracoli e spesso le aiuta sia dispensando con delicatezza consigli sia in maniera più diretta e loro, che apprezzano queste premure, la ricambiano trattandola come fosse una madre.
Sapendo che Ginevra, per temperamento e carattere, mal si dispone alle formalità della vestizione e dei doveri regali, nonostante non si lamenti mai, la riempiono di attenzioni e di chiacchiere cercando di rendere più allegri possibili questi momenti.
Lei accetta di buon grado consapevole del fatto che essere regina vuol dire ben altro che vestiti e merletti, essere regina vuol dire essere pronti a sacrificare tutto pur di fare la cosa più giusta per il proprio popolo.
- Maestà, che gioia vedere di nuovo di nuovo vostro figlio. - dice Olga, la prima damigella
- Sì, sembra ieri quando veniva a mangiare pane e marmellata nella mia tana… - aggiunge Ines, la più anziana.
- E quanto è bello! - chiosa Sandrina, la più giovane, finendo di cucire l’ orlo del vestito.
- Che sfacciata! Ti pare questo il modo di parlare del tuo principe? – la riprende Ines.
- Lasciala stare. – sorride Matilde - Ha ragione, mio figlio è proprio bello, ma vorrei che fosse ugualmente fortunato. – prosegue con un sospiro mentre sono tutte affaccendate intorno a lei.
- Non dite così, maestà. La vostra è una bellissima famiglia.
- Parlate bene, voi, ma sapete benissimo che ogni volta che Tito torna da un viaggio è come se fosse resuscitato.
- Maestà, quello che fa vostro figlio è motivo di onore per tutto il suo popolo.
- Avete ragione, ma io vorrei solo che fosse felice.
- Tutti lo desideriamo e preghiamo affinché ciò accada.
- Non potrei mai perdonarmi di aver avuto una vita più felice di lui. – sospira ancora la regina.
- Certo, lei è stata baciata dalla fortuna di avere un grande amore. Tito, invece, da quando ha perso Matilde, non si è mai voluto risposare.
- Non le ha mai confidato se ha incontrato un'altra? – chiede maliziosa Sandrina.
- Macché! Non sembra neppure interessato all’argomento.
- Non è facile dimenticare un grande amore, maestà. – interviene Olga.
- Già, erano così innamorati!
- Noi l’abbiamo amata tutte! – dichiara Ines.
- Come poteva essere altrimenti? – dice Ginevra asciugandosi una lacrima. - Matilde era davvero speciale. Ricordate, che scalpore suscitò quando Tito decise di sposare questa topolina senza nessuna discendenza reale lasciandoci tutti di stucco? A Ottavio stava per venire un infarto quando si presentò a corte con lei! – ride divertita la regina.
- Già, una giovane trovatella incastrata dentro una trappola nella quale aveva resistito per ore. Da quando lui l’ha liberata, lei non lo ha lasciato un solo momento, lo seguiva ovunque con tutti quei cuccioli che raccoglieva dalla strada e si portava sempre dietro.
- Che banda erano! – commenta Ines.
La stanza si riempie di risate. Lo sguardo di Ginevra si vela di nuovo di malinconia.
- Lei lo seguiva in tutte le sue spedizioni fino a che non venne catturata di nuovo e lo ha lasciato per sempre.
- Già, con tutti i piccolini, tranne Milla che venne a stare con noi.
Nella stanza cala di nuovo il silenzio, improvvisamente rotto dalla voce di Sandrina: “Secondo lei, maestà, se Tito dovesse decidere di risposarsi, che tipo di femmina cercherebbe?
- Ma, insomma, Sandrina, come ti permetti? – la rimprovera Olga.
- Sandrina, se tu dovessi scappare con il mio Tito. – le risponde allegra la regina - chi ci pensa a Sauro, quel buzzurro del tuo fidanzato? A chi lo molleresti??
La stanza si riempie di nuovo di allegria. La damigella più anziana si avvicina alla regina con uno scrigno e con una voce molto seria dice: “Maestà, è arrivato il momento.” E, aprendo lo scrigno, mostra la corona.
Nella tana Filippo e B54 aspettano l’arrivo di Milla. Appena entrata, la principessa, seguita da Pepe, si toglie lo scialle che ha avvolto intorno al muso per passare inosservata.
- Principessa Milla, grazie per essere venuta subito e grazie per tutto ciò che avete fatto per noi. - dice B54 indicandole la migliore poltroncina della tana.
- Spero che tu abbia cose veramente importanti da comunicarmi per costringermi a questa pagliacciata. – risponde Milla togliendosi un paio occhialoni che completano il travestimento.
B54 le porge una tazza di caffè.
- No, grazie. – dichiara la topina - Non fatemi perdere altro tempo. Non so neanche perché sono venuta qui. Ma vi rendete conto? Una principessa nella tana di due pregiudicati, voi mi volete rovinare. Perché mi avete chiamata qui?
B54 si schiarisce la voce e, per farsi coraggio, beve un sorso di caffè.
• Emh, vedete… ieri al processo ho visto un personaggio molto pericoloso…
• Pericoloso?! Di chi si tratta?
• Un topo. Era accanto al capo della polizia. Il suo nome è AZ8.
• Mmm, sì, capisco a chi ti riferisci. Porta sempre un cappuccio sulla testa.
• Proprio lui. Il cappuccio sicuramente gli serve per nascondere queste!
B54 si volta mostrando il lato del cranio dove sono le cicatrici.
- Vuoi dire che ha gli stessi segni che ti hanno fatto gli umani?
- Sì, per questo gira sempre coperto. Era al laboratorio con me.
- E questo AZ8 o come cavolo si chiama che rapporti ha con il laboratorio?
- Beh, esattamente non lo so…
- Potrebbe essere fuggito come te?
- Non lo so. Comunque è mio fratello.
- Tuo fratello?!
- Lui dice di esserlo. Io purtroppo ricordo molto poco del mio passato, e poi è successa una cosa strana...
- Cioè?
Quando siamo tornati al laboratorio per salvarlo – interviene Pepe – AZ8 non ha riconosciuto B e a momenti non lo uccide.
- Ma perché?
- Anche questo non lo so. Comunque ha già provato a uccidermi due volte e ha anche ucciso molti altri topi.
- Mio Dio! Ma è orribile!
- E non è tutto! AZ come me è stato sottoposto ad alcuni esperimenti, ma mentre io ho solo degli effetti collaterali non sappiamo ancora cosa abbiano fatto a lui.
Milla riflette tra sé.
Non c’è da meravigliarsi che sia sempre vicino al capo della polizia.
- Che intende principessa?
- Caligola è un duro, evidentemente se lo tiene vicino per controllarlo meglio e magari redimerlo.
Pepe e B54 si scambiano uno sguardo perplessi.
- Principessa, non si redime un topo che è stato vittima di esperimenti di laboratorio. – afferma B con decisione.
- Se avessimo usato lo stesso criterio di giudizio per te, credi che oggi saresti qui? – gli risponde piccata Milla.
Principessa Milla, - ribatte B54 con veemenza - quel topo è molto pericoloso!
- Che cosa particolare da sentir dire da un fratello… - taglia corto lei.
- Io farò tutto il possibile per salvarlo, mi creda, principessa – riprende la cavia - ma credo che voi, i vostri cari, il vostro popolo siate in pericolo!
- Io ho piena fiducia nel mio capo della polizia.
- Potrebbero essere d’accordo, potrebbe essere un complotto.
Milla si alza esasperata.
- Ma come ti permetti? Vuoi insinuare che la corte sia piena di corrotti e mascalzoni?!!
- Non intendevo questo. – dice B54 a capo chino.
- E poi, perché, visto che è tuo fratello, non provi a parlargli? Potrei organizzare un incontro…
- NO! – dichiara con decisione B.
- E perché mai?
- Forse non sono stato chiaro. Appena potrà, quel topo mi ucciderà.
Milla rimane colpita dalla sincerità di B54
Non posso credere che tuo fratello ti ucciderebbe.
Mio fratello è manipolato dagli umani.
- Manipolato dagli umani.... Mi pare incredibile, ma se fosse vero come pensi di aiutarlo?
- Sto cercando di ricreare un antidoto che lo faccia rinsavire. E ci proverò finche sarò vivo.
- Stai tranquillo, B. Non si uccide tanto facilmente sull’isola sul fiume.
- Se non mi credete, la mia vita è in pericolo.
- Sono anni che nel regno di Ottavio non avvengono incidenti, almeno fino al vostro arrivo. – conclude Milla con sicurezza guardandolo profondamente negli occhi. In quell’istante le sembra di riconoscere nel suo sguardo qualcosa che gli ricorda la sua infanzia.
- Comunque, a dispetto di quello che avete combinato, voglio darti fiducia. Indagherò
- Grazie, principessa. Siate prudente.
- Anche tu. Raccoglierò informazioni su questo AZ8. Voi intanto cercate di rigare dritto e sforzatevi di resistere!
- Grazie, principessa. Le devo molto.
- Beh, almeno tu ti accorgi quando un amico fa qualcosa per te. – e nel dir questo lancia un’occhiata di traverso a Pepe mentre si rimette il travestimento - Ti hanno fato bene le medicine?
Milla si avvicina alla porta pronta per uscire.
- Sì, sono state davvero molto utili. Ho preparato una pozione per i miei effetti collaterali e sto cercando la soluzione per mio fratello. Purtroppo non sono ancora così bravo. Posso accompagnarla, principessa? – le chiede B54.
- No, grazie. Conosco la strada e poi non sei tu che dovresti chiedermelo. Arrivederci.
- Arrivederci, principessa.
Pepe con lo sguardo cupo e in silenzio in un angolo incrocia gli occhi di Milla e, prima che lei esca, si sente un morso stringergli lo stomaco.
Nell’ufficio di Caligola, il capo della polizia ha riunito il consigliere Agata, AZ8 e il Losco per una riunione speciale e segreta.
- Tito è un pazzo! – esclama Agata la libellula - Tutti gli anni che ci son voluti per avere un po’ di benessere distrutti da un ridicolo sogno!
- Un sogno impossibile! - sottolinea Caligola.
- Senza dubbio Tito ha molti sostenitori. - aggiunge il Losco.
- Molti o tutti? - chiosa Caligola.
- Sicuramente molti, ma non tutti. C’è anche chi è sempre più scontento per i motivi che conosciamo bene.
- Certo, certo – dice Caligola - l’invasione degli stranieri, la mancanza di sicurezza nelle strade… Come se non lo sapessero che siamo una delle comunità più sicure al mondo.
- Non credo che gli interessi. Vogliono solo diventare sempre più ricchi.
- E chi non è interessato a questo? – ricalca la libellula con un ghigno.
- IO! – esclama Caligola.
Il Losco e Agata lo guardano sorpresi, AZ8 ascolta imperturbabile in un angolo della stanza.
A me diventare ricco non basta. – riprende il topone - Io voglio di più, molto di più. – ride beffardo - Non sono certo arrivato fin qui per diventare ricco. Io voglio essere potente, così potente che nessuno oserà mettersi contro di me!
I due tacciono e si guardano di sottecchi.
- Sono anni che tolgo la spazzatura da sotto il sedere a questi signori! - tuona Caligola - Da quando sono arrivato, non ho fatto altro che obbedire ai loro ordini:”Sì, signore, signorsì!”, mentre loro facevano arrivare buzzurri da tutte le parti e si arricchivano giorno dopo giorno grazie alle loro regole, regoline regolette. Leggi, emendamenti, pratiche via via più complicate. Sempre pronti ad accontentare qualsiasi straccione in arrivo senza stancarsi mai. E ora?!? Ora vogliono mandarmi in prima linea a combattere per la libertà !?!? Ma quale libertà? Io la libertà me la prendo!!!?
Che intendi fare, capo? – dice il Losco.
E’ giunto il tempo di mettere in atto il PIANO.
- Quale piano, capo?!
- Il piano che ho in mente da tempo. – si alliscia i baffi Caligola - Mancava solo un particolare, ma ora finalmente è completo!! Il piano di prendersi TUTTO!! E’ il momento di comandare. AZ, hai fatto quello che volevo??
AZ esce dall’ombra, i suoi occhi brillano di una luce sinistra.
- Sì, mio signore. Ho preso ciò che avevi chiesto, ma posso tornarci e prenderne ancora.
- Tornaci! Prendine più che puoi, ne servirà molto. E tu, losco…
- Ai vostri ordini, capo…
- … tu terrai d’occhio la popolazione e mi riferirai il nome di chiunque parli male di me. – poi si rivolge alla libellula - Tu, Agata, mi aiuterai a piegare quei cialtroni del consiglio del re. Presto li manderemo tutti a cogliere margherite! Ah, ah, ah!
- Ma come faremo a convincere Ottavio e soprattutto Tito? – domanda il consigliere con voce incerta.
- Per ora accontentati di sapere che ho un piano e che tu ci sei dentro. Se ci tieni alla pelle, ti consiglio di non fare altre domande.
Un sensazione di gelo si abbatte nella stanza percepita da tutti tranne AZ8 che al gelo del cuore ci è ormai abituato.
- Certo, potevi essere un po’ più gentile con lei. – dice B54 a Pepe mentre insieme a Filippo consumano un pasto frugale nella loro tana.
- Non ti immischiare! Che ne sai tu di questioni di cuore?
- Cuore o non cuore, per ora noi dipendiamo dalla sua clemenza. – controbatte la cavia.
- A me sembra una topina proprio per bene. - chiosa Filippo cercando di masticare un pezzo di pane duro.
- Per bene?! Mi ha tradito! Se mi avesse detto subito di essere una principessa, non ci avrei perso tanto tempo.
- Che paroloni! Nella sua posizione dovrà pur attenersi alle regole dell’etichetta. Io sarei contento di essere nelle grazie di una principessa. – replica il furetto.
- Che intendi per tradito?! Non c’è stato niente tra voi! – incalza B54.
- Voglio dire che non doveva essere una principessa. – fa Pepe esasperato, poi abbassa lo sguardo rimestando nel piatto ancora pieno - Non resisterò alla perdita di un amore così grande.
- Dai, non esagerare! – gli risponde B54 masticando un pezzetto di formaggio pieno di muffa.
- Sì, Pepe. Lei è una principessa e una principessa ama come tale. Con grazia, con delicatezza, con riserbo. Non si può trasformare in qualcos’altro. Tu certe cose non le puoi capire, sei rozzo. E poi che strano modo di dimostrare l’amore avete voi cincillà!
Pepe continua a giocarellare col cibo.
- Io non posso stare ancora qui. Domani partirò! -
- Cosa!! Non vorrai lasciarci qui?!!! Siamo stati condannati, ricordi?!! – esclama B54 balzando su come se lo avesse punto un calabrone.
Anche Pepe si alza e gli parla con tono ostile.
- Io sono libero di fare quello che mi pare e poi ho una nave da prendere.
- Ma, certo! –prosegue la cavia inarrestabile - Noi scontiamo la nostra pena e tu te ne vai! Bell’amico sei! Ma non eri tu che dicevi “nuove avventure, nuove amicizie”?!!!
- Io non vi devo niente! – urla il cincillà esasperato.
- Non capisco, ognuno ha la sua natura. O la accettiamo o saremo sempre infelici. Che c’entra il tradimento?! - mormora Filippo parlando da solo come a concludere un monologo.
- Già. – lo apostrofa Pepe con astio - E i tuoi padroncini non ti hanno forse tradito?
Filippo rimane di ghiaccio colpito da quest’idea così violentemente realistica da fargli balenare in mente, per la prima volta che forse è proprio così. Forse i padroncini hanno veramente tradito la sua fiducia, lo hanno davvero abbandonato e forse non torneranno più a prenderlo.
- Andiamo, Pepe, – lo riprende B - non c’è bisogno di essere così cattivi. Pensaci bene prima di prendere una decisione.
- Che c’è da pensare? – ribatte il cincillà - Io non devo fare l’eroe come mio padre. Torno a casa, forse ancora mi aspettano.
- Anch’io lo farei, se fossi in te. Ma non preferisci tornare da tua madre portandole qualcosa di buono?
- Non mi mettere idee strane in testa, B. Per quelli come me non c’è niente di buono al mondo.
- Pepe ora noi abbiamo bisogno di te. Chissà che c’è dietro l’angolo per te…
- Voi ve la caverete benissimo e per me dietro l’angolo c’è solo un altro angolo e poi ancora un altro angolo e poi ancora un al altro e …
- OK ! messaggio ricevuto. – chiude secco B54.
Da fuori, in lontananza, giungono i suoni della grande festa popolare, le urla di gioia, le risate sguaiate, gli scoppi di bottiglie che si aprono. Le mille voci diverse degli animali lasciano solo immaginare quanto debba essere bella la festa in onore di Tito. Alla fine, riflessi sulle finestre e amplificati dalla rifrazione sul fiume, arrivano i fuochi d’artificio che illuminano l‘isola a giorno dal centro fino a quaggiù, la periferia estrema del territorio .
I tre amici, ormai a letto, sono prigionieri dei propri pensieri e dei fuochi vedono solo la lucentezza che si specchia nei loro occhi tristi.
La città dorme, esausta dopo i festeggiamenti. Le prime luci dell’alba annunciano che il sole sta per sorgere. Nei lunghi corridoi del palazzo reale regnano la calma e il silenzio più assoluti. Cuochi sdraiati sui tavoli della cucina, camerieri addormentati sui divani, dignitari che ronfano ubriachi con le teste poggiate sulla tavola ancora imbandita. Solo AZ8 si aggira per il palazzo, sfiorando le pareti dei lunghi corridoi così leggero e silenzioso che sembra quasi mimetizzarsi con le mura.
Approfittando del sonno stordito degli attendenti entra, non visto, nella stanza di Tito dove il principe dorme il sonno dei giusti.
Si accosta al suo letto e, senza far rumore, gli mette uno specchietto sotto il naso: Tito respira ancora.
Forse percependo la presenza di AZ, il comandante ha un sussulto, apre gli occhi e, nel suo ultimo istante di vita, ciò che vede gli riempie il cuore di gioia. Anche AZ sente un brivido corrergli lungo la schiena per quello sguardo che racchiude miliardi di parole e di interrogativi.
Inaspettatamente spaventato, AZ teme per il fallimento del piano e, portandosi una zampa sulla bocca, fa segno a Tito di tacere.
- Shhhh. – gli sussurra.
Tito, sente il cuore battere troppo veloce,senza capire se è per l’emozione o per altro e decide di fare l’unica cosa che può: lasciarsi andare.
Sottomettersi al destino e morire.
Morire felice.
IL RAP DELLA LIBERTA’
Con pochi grani in tasca
Ho fatto un lungo viaggio,
cercavo la mia stella,
un unico compagno: il mio coraggio.
Io voglio veder l’alba,
l’alba di un nuovo giorno,
spezzare le catene
e vivere il mio sogno!
Io sono un senza nome
la Terra è la mia casa
il cielo una coperta
di esperienze trapuntata.
In te io trovo me
e so che solo insieme,
due anime ed un cuore,
di odio ed oppressione spezzeremo le catene.
Ci credo, sì, è così,
solo se siamo in tanti
un passo dietro l’altro
potremo liberare e far volare i nostri canti!
Non ho altro da offrirti
se non queste parole,
scintille di energia,
schegge di vento e sole.
Non ho altro da offrirti
che non sia vanità.
Questo d’amore è un rap,
canto di libertà!

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