1) Le concentrazioni sono un male perchè in una fase di crisi della carta stampata e dell'editoria in generale tendono solo ad accorpare, diminuire costi, ridurre e pensionare giornalisti, eliminare il più possibile le spese per viaggi e reportage. Alla fine si ha un'informazione più omologata.
non voglio certo qui difendere la categoria degli informatore, spesso asserviti ancor prima che glielo chieda qualcuno, ma in pratica ci troveremmo con un unico colosso che copre gran parte dell'Italia. quindi se già ora i media sembrano per lo più un coro progoverno, figuriamoci in futuro.
2) Se l'editore puro è una chimera, è pur vero che il lettore deve sapere chi è l'editore in modo da capire quali possono essere gli orientamenti e leggere tra le righe possibili storture o simpatie o pressioni di qualche lobby. Se l'editore del megagiornale è una congrega di industriali, fondi, banche, non sarà così facile.
3) Le battaglie ambientaliste vanno a farsi friggere. Indagare, fare un'inchiesta tocca sempre grandi aziende, nodi sensibili, interessi grandi e piccoli. perciò siamo costretti a leggere di tutela dell'ambiente spesso su qualche sito indipendente più che sulle grandi testate dove è molto ma molto meglio seguire il delitto efferrato del momento alla caccia del colpevole e dei retroscena.
infatti avete sentito parlare di TTIP? della discussione (si fa per dire) che stanno facendo in qualche commissione europea o peggio con qualche commissario nel più stretto riserbo, nonostante i proclami di trasparenza? avete letto su qualche media italiano delle proteste che stanno facendo in altri paesi europei contro l'accordo? e in Italia avete sentito dibattere del decreto sulla missione in Libia? per la Liguria potremmo fara la lista: il primo quesito è che cosa si sta tirando giu visto che molti edifici sono in zone esondabili e a rischio?
bhè ho finito. forse dovremmo scrivere alle redazioni chiedendo inchieste, approfondimenti e minacciando di non leggere altrimenti più niente, neppure il sito internet della testata.
alessandra fava
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