LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE COME BENE COMUNE
Continuiamo con l’illustrazione dell’identità e delle attività delle associazioni presenti e attive nella Casa: Differenza Donna, Donne Diritti Giustizia, Servizio consulenza legale, Donne capoverdiane, CoraRoma Onlus. A seguire il resoconto dell’assemblea aperta del 10 dicembre scorso: “Cosa sta succedendo a Roma?”
(a cura di Isabella Peretti)
DIFFERENZA DONNA
Differenza donna è un’associazione che alla Casa Internazionale delle donne ha la sua sede legale, uno studio nella stanza 110 e vi svolge annualmente un corso di formazione da ottobre a giugno per le future operatrici dei suoi centri antiviolenza, centri pensati come luoghi specializzati per le donne che dicono basta alla violenza e vogliono riprendere nelle loro mani il proprio progetto di vita.Leggi tutto
DONNE, DIRITTI, GIUSTIZIA
L’associazione Donne Diritti e Giustizia nasce nel 2006 per volontà di 11 avvocate impegnate nella difesa dei diritti delle donne, in continuità con l’associazione Codi e in memoria di chi l’aveva presieduta, l’avvocata Simonetta Massaroni. Principi fondanti e ambito di attività: l’attuazione dei diritti delle donne italiane e straniere, in particolare quelle che subiscono maltrattamenti e violenze, discriminazioni di genere nella società, nella famiglia e nei luoghi di lavoro, discriminazioni razziste.Leggi tutto
ASSOCIAZIONE SERVIZIO CONSULENZA LEGALE
L’Associazione è presente dal 1989 all’interno del complesso del Buon Pastore; costituita da un gruppo di quattro avvocate ha dato vita ad un nuovo Statuto con l’ intento di fornire alle donne ogni informazione sui diritti e sulla tutela delle stesse nella sfera sociale, familiare e nell’ambito lavorativo; di proporsi come luogo di incontro e di aggregazione; essere punto di riferimento per le donne che in condizioni di disagio possano ottenere informazioni ed assistenza tramite il Gratuito Patrocinio con avvocate iscritte nell’Albo del Gratuito patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma. Leggi tutto
ASSOCIAZIONE DELLE DONNE CAPOVERDIANE
L'Associazione delle Donne Capoverdiane in Italia - volontariato Onlus (OMCVI) è tra le più antiche associazioni d’immigrati in Italia. La sua creazione risale a circa 25 anni fa ad opera di alcune donne oggi giornaliste, Cavaliere della Repubblica Italiana e libere professioniste. Con il loro impegno hanno trasmesso alle nuove generazioni, l'amore per la cultura di origine, abbinata allo sforzo d'integrazione nel Paese di accoglienza. Lo scopo dell'OMCVI è quello di favorire l'integrazione dei capoverdiani in Italia, con uno sguardo particolare alle donne e all'infanzia. Le donne sono, infatti, le principali protagoniste dell'immigrazione capoverdiana in Italia. Leggi tutto
CORA ROMA ONLUS
L'Associazione, nata nel 1998, inizialmente denominata "Orientamento Lavoro Lazio", poi Cora Roma, dal 2003 ha la sua sede alla Casa internazionale delle donne. È centro attivo (e fondatore) della Rete Cora che riunisce, a livello nazionale, le strutture locali diffuse nelle diverse regioni italiane, che praticano un orientamento al lavoro in un'ottica di genere, ispirato alla metodologia francese Retravailler. Leggi tutto
Che sta succedendo a Roma? Una chiave per capire
Mercoledì 10 dicembre scorso si è svolta a Roma una significativa assemblea in cui, nella cornice di analisi politica proposta dall’antropologa studiosa del razzismo, Annamaria Rivera, donne e uomini presenti, che operano nelle periferie, da Tor Sapienza a Tor Pignattara a Torrevecchia, nei centri culturali, nelle scuole, nei centri per richiedenti asilo, nei campi rom, che si impegnano rispetto ai problemi della casa e dei migranti, hanno sviscerato quanto sta accadendo a Roma, per capire le radici e i percorsi attraverso i quali malaffare e razzismo si sono infiltrati nelle istituzioni e nei territori, rendendo spesso ininfluenti le loro iniziative sociali e culturali. E una chiave è stata individuata da Annamaria Rivera e discussa in assemblea: se si trasformano bisogni e diritti, quali quelli dei rifugiati, dei migranti, e dei rom, in emergenze, in base alle quali si producono decisioni centralistiche e procedure di appalto fuori norma, ecco che si apre un terreno permeabile a chi lucra sul sociale, sui campi rom e sui centri per rifugiati e migranti, e a chi nelle istituzioni sostiene i malfattori, che a loro volta li mettono a libro paga. Se i servizi pubblici vengono esternalizzati dalle istituzioni - compresi quelli sanitari e sociali e dell’accoglienza – ecco che si gonfia a dismisura il cosiddetto “terzo settore” e tutto rischia di diventare mercato, clientelismo, scambio tra chi ha bisogno di voti e chi di soldi e di appalti. A costruire e difendere questo sistema perverso a Roma ci ha pensato una cupola mafiosa e bande fasciste al suo servizio, che hanno fatto danni gravi sul piano sociale e sul piano politico-culturale, fomentando il razzismo nelle periferie romane. Ieri la Casa internazionale delle donne ha voluto sviscerare proprio l’ intreccio tra questi elementi: cupola mafiosa; rigonfiamento del terzo settore; fomentazione fascio-leghista del razzismo- di questo si tratta, non di una guerra tra poveri, ha ribadito Rivera; disinformazione - e talvolta mistificazioni della realtà – operata dai media; manipolazione politica contro falsi bersagli e capri espiatori ad opera di “imprenditori della paura”. Sono intervenute/i: Nicola Marcucci ha raccontato la storia di Tor Sapienza, in cui le iniziative sociali e culturali – una fiaccola che perdura nel quartiere - sono state progressivamente soffocate da una edilizia senza alcun progetto urbanistico partecipato e condiviso: su questi temi è intervenuto anche Carlo Gori del Centro culturale Morandi di Tor Sapienza. Claudio Graziano (Arci) ha delineato il quadro del terzo settore, ha denunciato le contraddizioni di una protezione sociale appaltata a associazioni e cooperative, dove c’è un po’ di tutto, e di posti di lavoro che comunque vengono difesi; ha denunciato la spartizione e la concentrazione degli appalti, le decisioni sempre più centralistiche, con un ruolo progressivamente più forte del Ministero degli Interni. Giovanna Cavallo (Action, diritti in movimento) è intervenuta sui disastri di un’accoglienza senza un progetto, sui beni comuni da difendere nei territori. Angela Ronga (Cgil), raccontando l’esperienza degli incontri tra donne straniere e italiane che ha prodotto il documentario “Le marinaie”, ha al contempo denunciato le difficoltà di progetti di formazione per minori stranieri che si sono scontrati alla fine con le carenze delle istituzioni nel proporre sbocchi occupazionali. Vania Borsetti è intervenuta sull’esperienza della scuola Pisacane di Torpignattara, famosa per avere il 90% di alunni stranieri, sui rapporti di condivisione con il quartiere, ma anche sugli attacchi avvenuti - e in corso - alla convivenza multiculturale. Ha invitato tutte e tutti alla festa della scuola Pisacane (via di Acqua Bulicante 30) che si svolgerà il prossimo 18 dicembre, giornata mondiale contro il razzismo, alle ore 16, con concerti, mostre e laboratori, dal titolo: Le parole per stare insieme. Dopo il viaggio, l’incontro. Marco Brazzoduro ha raccontato alcuni episodi razzisti contro i rom avvenuti a Roma e in molte città d’Italia, nonché le speculazioni sui campi rom, che ha definito “ghetti monoetnici”. Cinzia Paolillo ha ricordato che l’associazione Da Sud ha da tempo denunciato la presenza di organizzazioni mafiose a Roma, e ha illustrato le possibili pratiche antimafia. Guido Caldiron ha descritto la progressiva estensione della rete fascista a Roma e l’entratura nei vertici delle istituzioni e in aziende come Finmeccanica. Inoltre, anche se viene alla luce che i soldi sono andati alla cupola fascio-mafiosa e non ai migranti e ai rom, comunque il clima non è sereno, vengono percepiti come fondi stanziati per loro, e si insinua così la voce “prima gli italiani” che è diventata una campagna estesa su tutto il territorio nazionale. Alessandra Smerilli (Asinitas), ha esordito con una citazione da Le città invisibili di Calvino: “riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno non è inferno”, salvare cioè le buone pratiche, come quella di Asinitas e delle scuole di italiano per straniere/i; se incidono poco nella realtà culturale del quartiere, è anche perché non ci siamo guardati intorno per capire quello che accadeva. Grazia Naletto (Lunaria) è intervenuta sulle emergenze divenute ormai “sistema”, che rischia di screditare le buone prassi nel terzo settore. E’ necessario quindi un confronto plurale sul modello di accoglienza, nonché un confronto sul modello di città che perseguiamo. Vania Mancini ha parlato della sua esperienza di scolarizzazione dei bambini e ragazzi rom al campo di via Lombroso, dei pregiudizi sui rom, delle condizioni del campo, degli assalti fascisti Complessivamente gli interventi hanno evidenziato che la frammentazione esistente rischia di vanificare le molte “buone pratiche” culturali e politiche, e hanno posto, viceversa, la necessità di costruire insieme un progetto di accoglienza e un progetto di città; hanno espresso, al contempo,la volontà di ricomposizione di un soggetto collettivo plurale, di una rete che possa garantire maggiore capacità di attenzione e di lettura della complessità, in modo da dare sostegno e forza ai molti presidi democratici, antirazzisti e antifascisti operanti a Roma. Molte/i le/i partecipanti all’assemblea, tra cui anche Maria Immacolata Macioti, Enrico Pugliese, Maria Luisa Boccia. Dijana Pavlovich, Gabriella Sanna (biblioteche di Roma), Patrizia Sentinelli (Altramente) impossibilitate a partecipare, hanno assicurato la loro futura collaborazione |
martedì 23 dicembre 2014
Roma:casa internazionale della donna come bene comune
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