martedì 28 luglio 2015

il terribile fenomeno delle bambine kamikaze

Non chiamatele "bambine kamikaze". Sono bambine mandate a morire dagli adulti

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NIGERIAN GIRL
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Non chiamiamole "bambine kamikaze". Quelle che i media definiscono in questo modo, sono in realtà minori mandate a morire nei bar, nei bazar, nei mercati o nelle piazze e fatte esplodere da qualcuno (rimasto a debita distanza) che ha il solo compito di premere il pulsante di un telecomando. È vero, nel giornalismo si tende ad abbreviare ogni concetto, a dare un nome efficace a ogni fatto, evento, persona per far capire meglio al lettore di cosa si sta parlando. Ma stavolta non è possibile. In tutto il mondo sono milioni i bambini che vengono attivamente coinvolti nelle guerre degli adulti.
I rapporti dall'Iraq, dalla Nigeria e dalla Siria ci mostrano come essi vengano usati per generare una violenza estrema, inaudita e per questo incoraggiati a credere che questa brutalità insensata sia normale. Trovandosi al centro di un conflitto che non è il loro, migliaia di bambini vengono deliberatamente uccisi, feriti, violentati, rapiti oppure costretti con la forza ad arruolarsi nei gruppi o nelle forze armate o, appunto, fatti saltare in aria come mine.
Non c'è decisione, si chiama imposizione. Vengono istruiti come fossero veri e propri soldati, perdono la propria sacrosanta spensieratezza infantile oppure trattati come piccole macchine da guerra a cui viene messa in mano un' arma e gli si impone di sparare. Sin da piccoli hanno osservato e partecipato alle esecuzioni, incoraggiati a credere che la vita va così.
Vengono indottrinati quando ormai non hanno più scelta, una casa, un futuro e quando non hanno nulla da perdere. Molti di loro hanno perso uno o entrambi i genitori, alcuni hanno visto morire parenti e amici e sono rimasti soli. Essere soli in certi Paesi, per un bambino, significa diventare un bersaglio facile e vulnerabile dei gruppi armati. Dieci anni fa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1612 per proteggere al meglio i minori colpiti dai conflitti.
Così, lo scorso anno, grazie ai numerosi sforzi di tutta la comunità internazionale, sono stati più di 10mila i bambini liberati dall'orrore degli eserciti non ordinari di tutto il mondo ed hanno ricevuto il sostegno necessario per reintegrarsi nelle loro comunità. Ma non è bastato. La violenza che coinvolge i bambini nei conflitti ha preso una piega più macabra (oggi sono 62milioni i minori che vivono in aree di grave conflitto) e i media, se vogliono davvero spiegare ai lettori cosa sta succedendo, dovrebbero raccontare di più il dolore di queste popolazioni e stare attenti ad usare termini come "bambine kamikaze". Non è una loro scelta quella di morire come non lo è quella di uccidere altrettante persone innocenti.
(Post redatto in collaborazione con Flavia Testorio)

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