martedì 28 luglio 2015

stop trivelle:azione di Greenpeace

Stop trivelle! In azione a Civitanova Marche

News - 23 luglio, 2015
Una protesta pacifica dei nostri “attivisti-turisti” all’ombra della piattaforma Sarago Mare A, a soli 3 km dalla costa.
Un grande striscione galleggiante con la scritta “STOP TRIVELLE”: questo è il messaggio lasciato a pelo d’acqua dai nostri attivisti, che si sono  poi finti “turisti petroliferi” in vacanza all’ombra dellepiattaforme.
I piani del governo Renzi rischiano di regalare i nostri mari ai petrolieri, ma noi non vogliamo restare a guardare e oltre 43mila persone si sono già schierate dalla nostra parte, firmando lapetizione “TrivAdvisor”!
Quello del Governo è un attacco in piena regola ai nostri meravigliosi litorali: soltanto a giugno il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato ben undici progetti di prospezione di idrocarburi in marecon la tecnica dell’airgun. L’area concessa ai petrolieri copre tutto l’Adriatico e parte significativa dello Ionio. Solo poco tempo prima un’altra serie di autorizzazioni aveva aperto la strada a un nuovo pozzo di ricerca, dieci pozzi di estrazione e all’installazione di una piattaforma a soli 6 km dalle coste abruzzesi. L’assalto prosegue poi nel Canale di Sicilia, dove stanno per sorgere due nuovepiattaforme e dove sono state autorizzate altre prospezioni con gli airgun.
Uno scempio ambientale, che non è conveniente neppure sotto il profilo economico e sociale. I dati parlano chiaro: riempire i nostri mari di trivelle non ridurrebbe la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, dal momento che le riserve certe di petrolio sotto i nostri fondali “ammontano” a meno di 2 mesi di consumi nazionali! Tutto questo concedendo alle compagnie il pagamento di  royaltiestra le più basse al mondo.
Il gioco non vale la candela neppure dal punto di vista dell’indotto: le ricadute occupazionali sono modestissime, al più nell’ordine di poche migliaia di unità, mentre il rapporto tra investimenti e occupazione generata per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica sarebbe di gran lunga superiore.
Insomma, occasione di profitto per una manciata di aziende, ma quantità irrisorie per il fabbisogno energetico del Paese.

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