Se c'è un paese del Sudamerica dove restituire senso alla politica appare un'impresa disperata, quello è la Colombia. C'è chi la chiama la più antica democrazia dell'America Latina ma, per decenni, la vita di milioni di colombiani ha avuto meno valore di un giro di cumbia. L'interminabile stallo cui la guerriglia ha costretto uno Stato indistinguibile dai criminali che arruolava e proteggeva per fronteggiarla, una cronica tendenza al caudillismo, il solito bipartitismo da operetta al governo e il livello senza pari che ha raggiunto la violenza sono solo alcune delle patologie che hanno afflitto una popolazione la cui cultura rendeva quasi inspiegabile tanta devastazione. Oggi però, forse per la prima volta, e in modo particolare nelle campagne, si affaccia un senso di rottura con le istituzioni che sembra poter dar vita a nuove espressioni di auto-organizzazione sociale. E, giorno dopo giorno, si lotta perché venga riconosciuta la capacità di decisione su temi chiave per la sopravvivenza. In questo senso, perfino un voto, visto come strategia per unirsi contro la paura e il dispotismo e non come un fine in sè, può servire a cambiare le cose in profondità![]()
Foto Radiomacondo
di Miguel Sangüesa*
Un uomo anziano, robusto, con la camicia sporca, coperto da un poncho e con un tipico sombrero vueltiao [1] a strisce chiare e scure, si avvicina al tavolo dove un ragazzo di appena 20 anni, con il berretto e un piercing sul sopracciglio, aiuta a convalidare il documento d’identità per votare nelle prossime elezioni comunali. È una pratica per aiutare i contadini a destreggiarsi nel complesso sistema elettorale colombiano.
Nel tentativo di guadagnarsi la fiducia dell’anziano, il ragazzo registra la propria scheda nel computer che serve ad effettuare la conferma, al fine di mostrare come funziona il procedimento. I risultati lo sorprendono poiché nel registro di voto appare che ha esercitato il suo diritto nelle precedenti due elezioni, in una località del dipartimento di Nariño. Sbalordito, spiega che lui non ha mai votato - si considera astensionista- e che nella sua vita non è stato neanche lontanamente nei pressi del luogo in questione.L’anziano lo guarda, con l’ironica gravità propria di chi è abituato a scherzare sui temi più gravi: “Professore, lei già sa che qui votano persino i morti” .
Ci troviamo a Hacarí, un piccolo comune del Nord di Santander. La Asociación Campesina del Catatumbo (Ascamcat Organizzazione Contadina di Catatumbo), ha convocato un’assemblea municipale sul tema: “per le nuove forme di fare politica”. In questo spazio, oltre a proporre il suddetto laboratorio, saranno eletti con voto popolare i candidati a sindaco e al governo provinciale, che si impegnano a soddisfare una serie di premesse etiche per rifuggire dalla tradizionale corruzione delle zone rurali del paese.
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"Reserva campesina" Immagine da prensa rural
Oltre alla truffa elettorale alla quale si riferisce la frase dell’anziano - nel 2006 il Registro Nazionale ha denunciato la presenza, nei seggi di tutto il paese, di certificati elettorali dati per validi e appartenenti a persone decedute -, sono all’ordine del giorno la compravendita di voti -alle volte in cambio di cifre vicine ai 50.000 pesos, circa 20 euro; oppure in cambio di beni per la comunità, come un tetto di zinco per la scuola del villaggio-, i ricatti, il boicottaggio del voto rurale e altre e più fantasiose forme di inganno . La Commissione dell’Osservatorio Elettorale ha stimato che nelle ultime elezioni presidenziali, 410 comuni sono ad alto rischio nel subire pratiche fraudolente. Nella politica colombiana, la frode sistematica è uno dei problemi da superare. Ma non l’unico.
Secondo quanto proclamano i suoi dirigenti, la Colombia è la più antica democrazia dell’America Latina. Anche se è vero che da più di secolo la sua popolazione si reca regolarmente alle urne, la mancanza di garanzie nella partecipazione ha fatto sì che molti dei suoi abitanti mettano in discussione questo titolo.
Il bipartitismo fratricida nel più puro stile di Cent’anni di Solitudine. L’assassinio, a metà del secolo scorso, del leader liberale e rinnovatore liberale Jorge Eliécer Gaitán per il suo discorso contro le oligarchie. La repressione violenta e sistematica dei partiti e delle organizzazioni di sinistra, che ha raggiunto il suo apice negli anni ‘80 con il “genocidio politico” dell’Unión Patriótica quando furono assassinati più di 5.000 militanti, ma che, lungi dall’essersi fermata, continua con un macabro stillicidio di vittime. I legami del governo di Alvaro Uribe con gruppi armati di estrema destra in quello che è noto come scandalo della “para-politica”. Se aggiungiamo a questa deriva storica l’attualepersonalismo elettorale, in cui Juan Manuel Santos e le sue politiche neoliberali compete con l’uribismo, tanto che, sebbene il paese stia per porre fine a un conflitto armato durato più di mezzo secolo, continua a sostenere una soluzione rigorosamente militare, non c’è da meravigliarsi della sfiducia di molte persone verso ciò che chiamano politicantismo. Soprattutto da parte di quelle che vivono nelle campagne, dove lo Stato arriva soltanto sotto forma di poliziotti e militari, trasformandole in protagonisti di una guerra alla quale non vogliono partecipare.
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Repressione contro contadini di Catatumbo. Fotografia da remapvalle.org
Questo senso di rottura con le istituzioni ha dato vita a numerose espressioni di auto-organizzazione sociale che, giorno dopo giorno, lottano perché venga riconosciuta la loro capacità di decisione sui temi chiave per la loro sopravvivenza, come l’estrazione sulle loro terre di petrolio e di carbone o la risoluzione dei dialoghi [di pace che si stanno tenendo] a l’Avana. Gli slogan ricorrenti in molti degli spazi di dibattito, di formazione o di protesta di queste associazioni contadine e dei sindacati agrari non lasciano dubbi sulle loro rivendicazioni: “Per la pace con giustizia sociale”. “Cessate il fuoco bilaterale ora”. “Per la sovranità alimentare e la difesa del territorio”. “Il campo lo dice, e ha ragione, prima di tutto: salute e istruzione”. La questione della terra e il rispetto dei diritti umani sono i loro tratti distintivi. Avvicinarsi alle loro attività e cercare di capire le loro strutture comporta la scoperta di una complessa rete di alleanze e collaborazioni che richiede un po’ di tempo per essere assimilata.
Vediamo un esempio. L’assemblea di Hacarí è organizzata dalla Ascamat, che svolge il suo lavoro di organizzazione sociale nella zona di Catatumbo. A sua volta, fa parte dell’Associazione Nazionale delle Zone di Riserva Contadina (Anzorc), partecipa alle riunioni assieme ad altre 25 organizzazioni di tutto il paese dove si prendono decisioni congiunte nel momento in cui si devono affrontare problemi comuni. Il ragazzo che ha verificato il documento [elettorale] fa parte del Colectivo Siembra, attraverso il quale, studenti universitari di Bogotá forniscono supporto tecnico ai contadini. L’evento è stato seguito da REMA, la Red de Medios Alternativos [Rete di media alternativi], dove ragazzi e ragazze preparati nelle tecniche di comunicazione, condividono l’esperienza di un giornalismo consapevole e critico con chi ha appena lasciato il suo ambiente rurale.
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Continuiamo. Tutte queste espressioni, assieme a tante altre, fanno parte del movimento politico e sociale Marcha Patriótica (attualmente uno dei più perseguitati dal paramilitarismo, con più di cento morti in poco più di cinque anni), il cui slogan è “per una seconda e definitiva indipendenza”.
Ma non finisce qui, poiché Marcha , assieme all’altra principale espressione del cambiamento del paese ossia il Congreso de los Pueblos, fa parte della cosiddetta Cumbre Agraria Campesina, Étnica y popular: un tavolo di trattativa con il governo dove si espongono le rivendicazioni dei settori contadini, indigeni e degli afrodiscendenti.
Inoltre, molti dei gruppi citati partecipano alle Constituyentes por la Paz con Justicia Social [Costituenti per la Pace con Giustizia Sociale] che reclamano una nuova Assemblea Costituente Nazionale, nella quale tutti i settori abbiano voce e voto quando si dovrà ripensare il paese, una volta terminato il conflitto armato. Naturalmente, all’interno di questo amalgama, non mancano le dispute ideologiche o per la leadership, avvalorando una volta ancora quella scena del film Brian di Nazareth [Life of Brian] che racconta le divergenze tra Il Fronte popolare di Giudea e il Fronte giudaico-popolare.
A seguito di questa eterogenea composizione c’è uno scambio costante nella ricerca di soluzioni che comprendono nuove e vecchie dinamiche. I berretti [con l’immagine] di Bolívar, Guevara e Chavez con le camicie dell’ EZLN e di Anonymous. I poster e i graffiti sui muri con le campagne a sostegno dei prigionieri politici sulle reti sociali.
Nelle assemblee e nei laboratori si parla sia di “movimento di base” o “centralismo democratico, concetti ereditati dalla sinistra più classica, sia di agroecologia, femminismo e diritti LGTB, che poco a poco sono accettati dagli inflessibili abitanti delle campagne. Le manifestazioni o gli scioperi, dove si bloccano le strade e spesso sfociano in duri scontri con le forze di sicurezza, obbligano a riunioni e tavole rotonde con rappresentanti del governo. In queste, si discutono temi a livello nazionale, come può essere la modifica ad una legge anti-narcotici che non criminalizza il produttore, e questioni locali, come la consegna di un macchinario per sistemare una strada sterrata necessaria alla popolazione per recarsi al centro medico più vicino. Gioventù ed esperienza, campagna e città, piccola e grande scala, tutto conta.
9 di sera. Dopo due giorni di intenso lavoro, l’assemblea è giunta al termine. Dopo aver superato qualche situazione di tensione con l’Esercito Nazionale, che si trova nel medesimo centro urbano -non dimentichiamo che il Catatumbo è una delle zone del paese dove è più vivo il conflitto armato-, si può dire che l’attività è stata un successo. Più di 900 contadini e contadine sono venut* per ascoltare le proposte e confermare quelli che sperano possano essere i loro prossimi rappresentanti. Per circa due mesi, l’attività verrà ripetuta in diversi comuni di tutta la regione. Gli organizzatori si riposano, si rilassano, commentano. Nelle loro conversazioni sono consapevoli che le urne indicano che c’è ancora molta strada da fare -nelle elezioni dell’ottobre 2015, sono tornati a imporsi i politici tradizionali-. Ma a loro non importa. Nelle “nuove forme di fare politica”, i voti sono una strategia, non un fine. Il lavoro va ben al di là, quello che è veramente importante è unirsi. Che il vecchio con il sombrero e il ragazzo con il berretto si diano la mano, per un medesimo obiettivo, lontani dai fucili, dal dispotismo e dalla paura.
[1] Il sombrero vueltiao è un tradizionale cappello colombiano, nonché uno dei simboli della nazione. Il nome deriva da vuelta (giro) ed è un riferimento alla tecnica con cui il cappello viene realizzato: la qualità del cappello è infatti determinata proprio dal numero di giri usati nella realizzazione e dalla sua flessibilità. Fonte: wikipedia
*Miguel Sangüesa, come membro della ONG International Action for Peace, ha seguito per un anno, in Colombia, diverse associazioni contadine e di difesa dei diritti umani. Durante questo periodo di tempo, ha potuto vivere assieme a loro e conoscere direttamente le loro proposte per la difesa del territorio e per la sovranità alimentare.
Pubblicato su Diagonal con il titolo Lejos del caciquismo y los fusiles: nuevas formas de hacer política en Colombia
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mercoledì 4 maggio 2016
politica e Colombia
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