Buongiorno,
mi permetto di disturbare codesta redazione poiche' nell'ultimo numero del mensile diocesano in un fondo del capo redattore oltre a proporre la possibile detrazione delle spese per cultura e turismo i beni culturali vengono definiti "il nostro petrolio"
Mi permetto di dissentire dalla definizione poiche',oltre a richiamare infelici espressioni di altre epoche ovvero i governi Craxi-De Michelis e il progetto sui beni culturali definiti "giacimenti", i beni culturali vengono paragonati ad una fonte di energia ,che è stata causa di benessere ma anche di tristi vicende di guerre e di scontri armati e che comunque è destinata ad esaurirsi in breve tempo.
Forse si pensa che i beni culturali italiani debbano essere utilizzati in modo abnorme così da poterli poi dichiarare "esauriti" o si pensa che essi siano solo il fondamento della ricchezza economica e quindi un dato ascrivibile al PIL nazionale?
Io credo che il paragone ,già proposto altre volte, non sia stato ben azzeccato poiche',come ha scritto molto tempo fa Mazzini,i beni culturali sono la base della coscienza civile nazionale ed il fondamento su cui il popolo italiano fonda la propria nozione di unità.
In effetti cosa significa ciò?Per secoli l'Italia ha esportato anche nei momenti piu' bui la propria arte,la propria musica e le opere dei propri artisti e delle proprie artiste.
Considerare la cultura come il fondamento della coscienza nazionale significa anche creare una civiltà accogliente,che è pronta a ricevere persone di altre nazioni per conoscerle e scambiarsi idee e nozioni in uno spirito di crescita collettiva.
A questo dato ben si associa come la valorizzazione di un bene culturale significhi pure la creazione di una proposta di accoglienza complessa e basata su altri elementi conservati come il paesaggio,la cultura gastronomica,la disponibilità popolare,....e soprattutto la nascita di nuove forme di lavoro nel restauro,nella didattica, nel turismo,...
A questi dati bisogna poi aggiungere che non ho usato a caso il termine "valorizzazione" poiche' con felice intuizione le leggi stabiliscono in capo allo stato la tutela dei beni culturali intesi come patrimonio dell'intera collettività nazionale a cui viene demandato il compito della conservazione mentre è il livello locale,che in linea generale ( a parte ovviamente opere di particolare importanza) deve assumersi l'onere della promozione poiche' solo una comunità cosciente dei propri valori potrà considerare il proprio patrimonio culturale come fondamento della propria essenza e farne oggetto di conoscenza per tutti e tutte coloro che vengono ad abitarvi o solo a visitare.
Una comunità cosciente dei propri beni culturali è necessariamente accogliente ma non nel senso della produzione di "paccottiglia di pessimo ordine" quanto piuttosto di opere artigianali di buon livello ed interesse oltre a rendere i propri beni visitabili perche' è orgogliosa di essi.
Arrivare a rendere una comunità orgogliosa dei propri beni culturali deve essere l'obiettivo finale ,che ci si pone attraverso anche attività didattiche e conoscenza dei propri musei,che devono divenire luoghi piacevoli e rivolti in primo luogo ai residenti perche' prendano coscienza di ciò che è alla base del proprio essere comunità.
Purtroppo tutto ciò è quello che manca in molte parti d'Italia e pure a Savona dove la cultura viene vissuta come un noioso orpello,che non produce ricchezza ma solo spese.A tal proposito forse vi ricorderete la celebre polemica sul museo archeologico e sul fatto che,se i beni erano di proprietà statale,lo stato doveva provvedere all'apertura del museo o se li riprendesse pure.
Quest'ultimo punto è significativo poiche' lo stato è proprietario come espressione della collettività ma se una comunità locale o chi amministra non è cosciente di tale fatto perde significato della propria esistenza e veramente possiamo solo assistere al trionfo dei "non luoghi".
Chiudo qui ricordando che ormai da anni cerco di condurre con tanti alti e tante altre in Italia una battaglia affinche' la cultura non sia solo un "giacimento petrolifero" ma piuttosto la base del nostro vivere civile ed anche per questa ragione da due anni sono stato ammesso a socio dell'International Council of Museums (ICOM),pur essendo di formazione uno storico (laurea in storia del diritto italiano) e non uno storico dell'arte o archeologo.
cordiali saluti
Danilo Bruno
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