Tra isterismi e allarmismi l’affaire Xylella è ormai di dominio pubblico. Negli ultimi mesi molti di voi avranno sentito parlare deldisseccamento degli ulivi salentini (e non solo, ci dicono che ci sono sintomi anche in Veneto e Lombardia) e in tanti si sono documentati su questo strano fenomeno.
Diciamo subito che si sono formati due schieramenti: da una parte la Regione Puglia che al fine di tamponare un’ipotetica epidemia ritiene indispensabile eradicare qualche milione di ulivi (solo nel Salento ce ne sono 11 milioni) e irrorare il Salento di veleni e pesticidi; dall’altra ci sono medici, imprenditori, scienziati, artisti e contadini che non credono all’epidemia e che hanno dimostrato che non c’è alcuna moria di ulivi: gli ulivi, se curati con le buone pratiche agricole, ritornano verdi e produttivi come accade dal 2.200 a.C. ad oggi.
Conosciamo le nostre campagne e Papa Gianni, oltre ad essere uno dei fondatori del Sud Sound System, fa il contadino da quando aveva 6 anni. Già alcuni anni fa ci interrogavamo sul degrado delle campagne e su alcuni ulivi che perivano a causa dell’incuria. Per noi è normale che un albero non curato o curato male sia destinato a soffrire e seccare. Abbiamo sempre saputo che la potatura deve essere un rito attento e che il terreno, fonte di nutrimento dell’albero, non deve annegare tra pesticidi e diserbanti, altrimenti questa robaccia va a finire nelle olive e nell’olio che assumiamo quotidianamente. Per questo, da tempo il nostro Papa Gianni produce verdure e ortaggi biologici.
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I veri mali dei nostri ulivi sono l’abbandono delle buone pratiche agricole e il ricorso massiccio e stupido alla chimica che dopo cinquanta anni di uso ed abuso ha depauperato le nostre campagne: per questo gli ulivi stanno male, perché non riescono più a creare le loro barriere contro i funghi, i nemici endemici di queste piante.
Cosa c’entra la Xylella e perché la Regione Puglia si è affezionata all’idea che questo batterio faccia seccare i nostri ulivi?
Ce lo chiediamo anche noi.
Ci chiediamo perché alla Commissione Ambiente dell’Ue siano arrivati numeri strampalati che parlano di milioni di ulivi morti, quando basta fare una passeggiata per le campagne per accorgersi che le piante sono rigogliose e produttive come non mai! Certo, alcuni uliveti nei pressi di Gallipoli sono in condizioni pietose, ma anche un profano può capire che questi uliveti sono stati abbandonati a se stessi da qualche decennio ed è normale che quei poveri ulivi anneghino tra rovi, erbacce e i loro stessi cespugli che imperversano sulle radici!
Cosa c’entra la Xylella se la scienza non è riuscita a dimostrare la patogenicità di questo batterio nei confronti degli ulivi? A screditare la tesi della Xylella non ci siamo soltanto noi cantanti (che per il solito quotidiano locale dovremmo stare zitti e occuparci di canti e salti), ma anche il CRA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura) ente di diritto pubblico del Ministero delle politiche agricole.
A spiegarcelo è Marina Barba, che intervistata dalla brava Marilù Mastrogiovanni ci rivela:“Che la Xylella produca dei disseccamenti è noto, ma non sugli ulivi.”. La giornalista – i cui articoli hanno fatto scattare le indagini della magistratura – ci spiega anche che “L’unico esperimento scientifico pubblicato, è stato portato a termine nel 2010 in California ed ha avuto esito negativo: la Xyella non è risultata patogena sugli ulivi. Anche in mancanza di tale prova del nove, il piano di sradicamento degli ulivi del commissario straordinario per l’emergenza Xylella va avanti. Così da tutta la Puglia è arrivato un abbraccio ideale attorno agli ulivi che rischiano di essere sradicati perché ritenuti infetti dal batterio da quarantena.”
Alla luce di questi fatti incontestabili ci chiediamo perché sia in atto una campagna di disinformazione fatta di allarmismi che stanno distruggendo l’immagine, il prestigio e l’economia salentina? A chi giova tutto questo ingiustificato clamore?
Insomma, a sostenere la tesi della Xylella-assassina ci sono solo i politici della Regione Puglia appoggiati da qualche quotidiano locale che tappezza le edicole con titoli da vera guerra civile che mettono paura a molti turisti.
Intanto il mondo della scienza e gli agricoltori sanno già da dove iniziare. Un esempio tra tutti può essere Ivano Gioffreda, presidente di Spazi Popolari e contadino come tanti che è riuscito a far resuscitare 500 ulivi che erano stati dati per spacciati. Oppure Roberto Cazzetta, un produttore di olio extra vergine di Palmariggi, a due passi da Otranto, che cura maniacalmente i suoi ulivi con le buone pratiche agricole, capace di proporre sul mercato internazionale bottiglie da 30 euro!
I nostri ulivi hanno bisogno di cura e amore. Sì, avete letto bene: i nostri ulivi hanno bisogno di amore. La nostra Terra ha bisogno d’amore e non di pesticidi e veleni che ci stanno facendo morire inutilmente.
Domenica scorsa a Lecce i salentini hanno dimostrato il loro amore per gli ulivi riempiendo Piazza Sant’Oronzo ed un solo grido è giunto agli amministratori della Regione Puglia: siamo tutti Ulivi e guai a chi li tocca!
Concludiamo con un invito: tornate nel Salento! Lasciate perdere i chiacchiericci allarmistici di gente isterica di cui non ci siamo mai fidati.
Quaggiù fortunatamente stiamo tutti bene e i nostri ulivi non vedono l’ora di accompagnare le vostre vacanze, ripararvi dalla calura e affascinarvi con le loro forme eccentriche. È vero, c’è qualche problema ma lo stiamo risolvendo in modo da poter gustare insieme a voi un buon piatto di pesce condito con extravergine salentino e brindare con un buon bicchiere di rosso salentino.
Il Salento vi ama, il Salento vi aspetta!