L’associazione pro-family La Manif Pour Tous Italia – in prima fila nell’organizzazione della manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni a Roma contro le unioni civili (su quella giornata hanno scritto Maria G. Di Rienzo, Gender. Ecco il nuovo mostro, e Laura Fano, Quella folla in piazza San Giovanni) – ha ora cambiato nome in Generazione Famiglia. La prima iniziativa di GF, il 4 dicembre, è la Giornata nazionale per il Diritto di Priorità educativa della Famiglia, un giorno in cui alcune famiglie non mandaranno i figli a scuola per protestare contro il diffondersi della “teoria gender”. Ecco cosa ne pensa Manuela Salvi, autrice di “Nei panni di Zaff“, uno dei testi tra i più indicati come inadatto ai bambini e alle bambine perchè introduce la “teoria del gender”...
di Manuela Salvi, scrittrice
Ultimamente uno dei miei libri, “Nei panni di Zaff“, è stato più volte indicato da non-professionisti come inadatto ai bambini perchè introduce la “teoria del gender”.
Ha cominciato il sindaco di Venezia, seguito a ruota dalla regione Lombardia, dal comune di Padova e da chissà quale altra istituzione. Finito nella lista dei libri “gender”, continua a essere additato in questi giorni come un testo inappropriato, ideologico, addirittura che istiga all’omosessualità (un’affermazione che rivela la profonda incompetenza in materia) ed è contro la famiglia tradizionale (?).
Come sua autrice eterosessuale e coniugata, mi dissocio da questo attacco, che ritengo privo di fondamento scientifico. Mi dissocio perché:
– Non esiste nessuna teoria gender, e credo che al momento si faccia molta confusione tra differenze di genere e identità di genere. Le prime, sono quelle convenzioni sociali imposte dall’educazione che dividono maschi e femmine in modo arbitrario, stabilendo quali gusti, colori, attività, comportamenti e abbigliamento siano più adatti ai due sessi, ignorando totalmente le predisposizioni personali. Siamo sul terreno del rosa e celeste, per intenderci, un terreno molto più ideologico del mio libro. La seconda, invece, è quella legata alla sessualità in senso stretto, ovvero, sono nato maschio ma mi sento donna, sono nata donna ma mi sento maschio. Zaff apparterrebbe, volendolo etichettare, alla prima categoria. Il gioco di ruoli serve a sdrammatizzare certi codici imposti che possono risultare per alcuni (eterosessuali compresi) soffocanti.
– Nessuna delle persone coinvolte in questo atto censorio è esperta di infanzia, psicologia, letteratura per ragazzi, didattica o qualsiasi altra materia che possa supportare un’opinione personale e soggettiva, spesso basata su orientamenti politici e religiosi. “Nei panni di Zaff”, pubblicato nel 2005, ha circolato liberamente per dieci anni senza che si siano registrati traumi o tragedie di alcun tipo.
– Nessuna delle persone che attaccano Zaff sembra aver davvero capito la storia, ed è strano, essendo un albo per bambini dai quattro anni in su. Già dal titolo si dovrebbe intuire che l’invito è quello di mettersi nei panni degli altri per vivere insieme civilmente, in armonia, senza pregiudizi. Zaff, considerato un mostro perché ha voglia di vestirsi da principessa, realizza il suo sogno quando le persone intorno a lui smettono di giudicarlo. Le persone omosessuali, che sono tali non perché qualcuno le abbia “istigate” e nascono da un padre e una madre all’interno di famiglie tradizionali, hanno il diritto a non essere discriminate, e questo dice il mio libro: di non giudicare il prossimo solo perché non lo si comprende.
– L’accusa mossa, cioè che i bambini possano confondersi, è ridicola. I bambini possiedono risorse immense e una capacità di elaborazione dei contenuti che va al di là delle sovrastrutture degli adulti. Quello che intendo dire è che 1) un bambino che chiede di vestirsi da principessa non lo fa necessariamente perché pensa di essere una femmina ma perché semplicemente non ha dentro di sè la convenzione sociale che porta gli adulti a etichettare un vestito come “da femmina”. Per lui è un vestito è basta, colorato, pieno di luccichini e stoffe diverse, perciò attraente di per sé. E 2) si parla di confusione perché si parte da un modello di realtà prestabilito. Ci si confonde rispetto a un’educazione che separa i maschi dalle femmine, i gay dagli etero, i bianchi dai neri, i brutti dai belli… ma se la visione della realtà è inclusiva, non ci sarà nessun pericolo di confusione. Se non da parte degli adulti, certo, perché quelli davvero inclusivi per istinto sono ovviamente i bambini. E su questo bisognerebbe riflettere.
Perciò mi dissocio da queste azioni guidate da opinioni prive di qualsiasi studio, fondate sul pregiudizio e, diciamolo, l’omofobia. E prendo questo attacco come una doppia offesa: all’intelligenza dei bambini, e alla professionalità di chi lavora nell’editoria per ragazzi.
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