venerdì 4 dicembre 2015

sulla scuola italiana

Solitudine e arroganza. Ogni giorno tutto da rifare

by JLC
al
di Elettra Wave
Credo che sfugga ai più la situazione dello stato dell'educazione dei piccoli in Italia. Le maestre dovrebbero essere comprese e valorizzate nella loro fatica quotidiana per porre rimedio alle situazioni. cercano in ogni modo possibile di arginare e contenere un'esplosione di totale anarchia. Ogni anno, non ogni ciclo, proprio ogni anno, l'esplosione è più intensa.
All'entrata nella scuola delle nuove prime, arrivano schiere di bambini e bambine stupendi: ben vestiti, con una strumentazione degna di una navicella spaziale. All'inizio è una schiera colorata e silente che illumina le aule e i vecchi laboratori, una schiera che studia in silenzio insegnanti e compagni, prende le misure di caratteri e modalità relazionali, poi l'esplosione diventa un'eruzione di parolacce, sberle, azioni più o meno aperte di guerra alle regole, ai vicini di banco e, se senza banco, a quelli del gruppo o della coppia. Avanzando negli anni, piano piano, con la fatica delle maestre, gli egocentrismi si stemperano, i materiali non vengono buttati, la classe si organizza e cresce in sapere relazionale. Ma la solitudine delle maestre è senza fine: quasi mai si può condividere con i genitori il lavoro dell'educazione, perché i genitori sono molto più egocentrici e molto più pronti ad aggredire dei figli. Sovente non riescono separare la propria persona da quella del figlio/a. Ogni osservazione viene recepita come un'offesa e un controllo. Quando resistono alla tentazione di aggredire più o meno direttamente, a casa agiscono sul versante dell'educazione esattamente in direzione contraria alla scuola. Le maestre allora rinforzano la loro azione sperando che gli alunni siano più recettivi dei genitori e comprendano i valori del rispetto verso gli altri e verso le cose. Le pensano tutte, ma il giorno successivo, è tutto da rifare. Un vero spreco di energie sia dei bambini sia delle maestre.
La mancanza di controllo si riverbera in modo evidente sugli apprendimenti: la testa è soprattutto impegnata in pensieri volti a "difendere" un egocentrismo che perdura negli anni. E se alle scuole elementari il contatto continuo con adulti insegnanti, qualcosa può fare per migliorare le relazioni, alle superiori molti alunni e alunne preadolescenti e adolescenti, ritornano alla primigenia difesa dell'io, ma a questo punto i genitori distrutti per la fatica del contenimento non hanno più né i mezzi né l'autorità e non riescono a comprendere i motivi della rabbia dei figli, dell'allontanamento degli stessi da loro. Non possono comprendere o non vogliono: pagano anni di azioni in difesa, di lasciar fare o, di contro, di eccessi di repressione frettolosa e non spiegata.
La scuola ha purtroppo perduto tante possibilità con l'eliminazione di un'organizzazione che era fatta per i bambini e le bambine di oggi, è stata tagliata, i componenti delle classi delle città medie o grandi sono numerosi, le aule inadatte. La tecnologia, quando c'è, è calata in ambienti angusti per il numero di esseri umani che li abitano, ecc. Ma la scuola ci ha messo del suo soggiacendo alla mania di convocazioni generali dei rappresentanti di classe al solo scopo di presentare progetti e fare vetrina, anche per racimolare quattro soldi con iniziative varie, ma mai e poi mai per dialogare sui sistemi educativi, sul valore di rispetto e impegno personale in una comunità. La scuola, una riforma dopo l'altra, è stata indotta a innestare la competizione fatta di voti e quiz in una pianta che stava già inaridendosi a causa degli input provenienti da una società basata su individualismo e competizione spietati, formata da individui adulti in corsa, oberati di impegni, il cui unico bene è la prole da difendere con le unghie e coi denti contro tutto e tutti, animati dal sospetto e dalla sfiducia. Ovviamente non tutti, ma tanti sì, e gli altri si sentono schiacciati e insicuri.

* maestra

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