domenica 22 marzo 2015

verso il programma della lista civica ecologista

BENI CULTURALI



Giuseppe Mazzini nella sua lunga elaborazione teorica aveva delineato che ogni popolo dovesse prendere coscienza del ruolo assegnato da Dio allo scopo di trovare la propria essenza e ragione dello stare insieme e dell'essere comunità civile.
L'Italia nel suo “Appello ai Giovani” doveva trovare la propria ragione d'essere nello sviluppo della cultura e dell'arte,che venivano così a costituire in qualche modo la base della convivenza civile e dell'essenza stessa del paese.
I beni culturali quindi divengono la base stessa della convivenza civile e dello scopo della costituzione della nazione italiana.
Dinanzi ad una concezione così decisiva dei beni culturali,quale fattore fondante della nazione italiana ed in tal senso inseriti nei principi fondamentali della Costituzione Italiana,essi devono essere definiti beni comuni nel senso piu' lato del termine e quindi sottoposti ad un regime decisionale e di godimento attinente agli interessi collettivi di una comunità.
In questo quadro occorre ragionare sulla Regione Liguria.
In questi ultimi dieci anni il governo regionale è stato contrassegnato anche per l'assenza di specifiche politiche nazionali da un uso adeguato di risorse comunitarie,che hanno comportato importanti attività di recupero straordinario di beni culturali (S.Torpete,Castello di Noli,...) ma hanno impedito di fare fronte alle esigenze culturali regionali ordinarie.
Si tratta quindi per prima cosa di uscire dal regime di eccezionalità in tema di beni culturali per rientrare in un sistema ordinario dove gli interventi in tema di cultura devono essere considerati come investimenti e non spesa di carattere residuale ed eventuale.
In primo luogo bisogna riconoscere un ruolo definito alle Istituzioni culturali di interesse regionale.
Si tratta di enti di grande interesse,spesso custodi di importanti collezioni bibliotecarie e /o d'arte ( Istituto Internazionale di Studi Liguri,Accademia Ligustica di Belle Arti,Accademia Cappellini di La Spezia, Centro ligure di Storia Sociale,Orchestra Sinfonica di Sanremo,...),che per la loro stessa esistenza assicurano con la loro attività ordinaria un contributo culturale di prim'ordine.
In questi anni è scomparso il contributo regionale regionale ordinario,che permetteva di fare fronte alle spese annuali ordinarie.
Si tratta di ristabilirlo a fronte di adeguata apertura degli spazi espositivi e di consultazione nonche' della partecipazione a progetti regionali piu' rilevanti poiche' senza di esso molte istituzioni culturali rischiano di chiudere e di non poter garantire servizi indispensabili al sistema culturale regionale.
In secondo luogo occorre considerare il quadro dei beni culturali regionali,spesso dispersi in complessi monumentali di grande pregio ma lontani uno dall'altro e difficilmente inquadrabili in programmi di visita unificati nonche' spesso chiusi al pubblico o aperti con orari irrazionali e poco adatti ad un turismo popolare e qualificato.
Qui bisogna porre la propria attenzione alla necessità di applicare finalmente la legge regionale sulla cultura dove vengono definiti i sistemi museali regionali .
Intorno ad un museo principale (es.Finale Ligure, Ventimiglia,...) vengono costruiti dei veri e propri sistemi,che afferiscono al museo principale e che prevedono un collegamento sia sotto il profilo della conservazione che sotto quello della direzione scientifica di tutte le raccolte piu' piccole in modo da poter offrire un sistema culturale razionale piu' complesso.
Si pensi ad esempio all'esperienza di “archeotrekking” organizzata dal museo archeologico del Finale (SV),che permette di conoscere i principali siti archeologici finalesi tramite specifici programmi di visite guidate alle aree delle incisioni rupestri,piuttosto che alla villaggio delle anime ovvero alle zone su cui ha lavorato l'equipe scientifica del museo.
In questo quadro nulla impedirebbe di fare capo a musei piu' grandi per poter,ad esempio,visitare nella zona di Albenga la chiesa di S.Giorgio di Campochiesa di Albenga e i suoi preziosi affreschi medievali o quella di San Pantaleo di Ranzo (IM) secondo un programma di viste guidate e sostenute economicamente da una precisa programmazione regionale in modo da permettere una apertura razionale di sedi prestigiose ma poco accessibili.
Nel contempo il concetto di “sistema” può estendere l'idea del bene culturale a tutto il paesaggio e a tutto il territorio,intendendolo come prodotto culturale di una comunità,che dovrà quindi essere chiamata collettivamente a definire le linee generali di tutela e valorizzazione.
Qui si dovrà introdurre un elemento mancante totalmente nella legislazione culturale regionale a differenza di altre ovvero quello di:”ecomuseo o museo diffuso” ,dove il paesaggio diviene in un certo senso “museo di se stesso” individuando gli elementi piu' significativi della cultura di una comunità ed organizzare intorno ad essi progetti di conservazione,valorizzazione e di visita in modo che gli stessi possano anche divenire i valori fondanti dell'identità di una comunità,sia rurale che cittadina.
Gli ecomusei sono infatti gli assi culturali dell'intervento culturale in questo campo di molte regioni italiane con l'esperienza piu' significativa del Piemonte ma in Liguria non sono mai stati regolati in alcun modo nonostante che il concetto sia stato introdotto nel Piano regionale di promozione culturale un paio di anni fa su iniziativa anche del sottoscritto senza però alcun seguito dal punto di vista finanziario nonostante la partecipazione regionale ad alto livello sia tecnico che politico al convegno organizzato dall'Associazione dei Piccoli Musei a Noli il 13 dicembre 2013.
Sul medesimo filone del sistema occorre riprendere le biblioteche poiché in Liguria vi sono importanti esperienze,che le vedono al centro di importanti iniziative legate alla lettura e che rischiano di morire per il venir meno degli enti su cui erano basate: sistemi bibliotecari delle ex comunità montane ingauna e alta valle bormida, oggi sostituiti da accordi fra comuni,che però devono essere valutati alla prova dei fatti e sistema bibliotecario della provincia di Genova,che verrà assorbito dalla Città Metropolitana ma che dovrà trovare la propria ragione d'essere integrandosi con il sistema urbano genovese per favorire la lettura e le attività culturali nelle zone piu' remote o periferiche del territorio metropolitano.
Da anni ormai la Regione non finanzia piu' l'apertura di biblioteche, la catalogazione e /o la nascita di sistemi bibliotecari eppure la lettura dovrebbe costituire uno degli assi portanti di una azione culturale convinta,che porti le giovani generazioni ma anche anziani e turisti a conoscere il valore della “parola scritta”tramite anche opportuni incontri con l'autore per favorire occasioni di socializzazione e di arricchimento culturale contro ogni ipotesi di massificazione ottusa legata ad una acritica visione di programmi televisivi sciocchi e senza senso.
Qui tutta la politica deve fare una riflessione poiche' ogni anno si ode un lamento da parte di qualche amministratore”...a cosa serve comprare libri?”...eppure 18.000 utenze a Spotorno, 10.000 a Noli,oltre 20.000 a Finale Ligure ,...dovrebbero fare riflettere sul valore dell'investimento sull'acquisto di libro e sulla diffusione della lettura in una comunità e poi,come si diceva nell'antico statuto della società di mutuo soccorso della Piaggio di Finale Ligure, il motto educativo per i lavoratori doveva essere:”meno litro ,piu' libro”.
In questo quadro culturale occorre poi ragionare su come e se sia ancora possibile portare spettacoli finanziati dalla regione nei territori interni e/o nelle località con afflusso ruristico ma prive di cinema /teatri.
Qui occorrerà mettere in campo tutte le forze:
a) film commission regionale ,che,oltre a lavorare per favorire le produzioni di film nel territorio ligure,dovrebbe mutare la propria mission con adeguato finanziamento affinche' i film cinematografici anche a tema (es.quello archeologico tenutosi a Noli per due anni e diretto dal sottoscritto) oppure quello di Genova possano portare la propria attività e produzione sull'intero territorio regionale;
b) cineteca regionale essa dovrebbe permettere,oltre ad un ruolo di conservazione e restauro,anche quello di permettere la circolazione di film attinenti il territorio ligure e non solo in modo da poter costituire un filone culturale sia estivo che invernale;
  1. decentramento culturale la prima giunta di sinistra ligure (1975-1980) aveva creato o almeno era nato in quegli anni il decentramento culturale ligure,che aveva permesso di portare in molte località numerosi spettacoli a prezzi contenuti. Occorre riprendere questa esperienza valorizzando in particolare,per quanto possibile,le produzioni del Carlo Felice,dello Stabile di Genova e degli altri enti culturali di interesse regionale (es. Teatro dell'Opera Giocosa di Savona).
    Bisogna poi porre attenzione alla storia delle Liguri e dei Liguri:
  • dando in primo luogo autentico significato al centro per lo studio dei dialetti. Esso è nato qualche anno fa e dopo un primo interesse specifico è praticamente immobile a languire privo di finanziamenti mentre la storia e la cultura della Liguria avrebbero bisogno di studi scientifici,di analisi linguistiche, della creazione di un archivio fotografico regionale,che partisse dalle esperienze di Genova, La Spezia e Sanremo per riuscire a definire un quadro completo del panorama delle tradizioni locali da eseguire insieme all'Università,agli studiosi esistenti e alla Sovrintendenza per non disperdere il grande patrimonio di beni demo-etno-antropologici esistenti;
  • in secondo luogo occorre che gli Istituti Storici della Resistenza e dell'Età Contemporanea ottengano adeguato finanziamento affinche' la memoria della Lotta di lotta liberazione non venga dispersa o distrutta. Nel contempo però occorre che la ricerca sie stenda ,ove possibile,fino all'indietro al periodo risorgimentale poiche' non si può dimenticare che proprio in Liguria nacque Giuseppe Mazzini ma soprattutto si ebbero l'importante esperienza di Buonarroti ad Oneglia,la nascita della Giovine Italia a Savona nel carcere del Priamar,la partenza dei Mille dallo scoglio di Quarto nonche' la nascita di Garibaldi a Nizza.
La Resistenza fu un fatto sicuramente popolare ma essa fu direttamente erede delle tradizioni risorgimentali e soprattutto della visione mazziniana.
Mazzini infatti con il suo “I Doveri dell'Uomo” chiamava tutte le Italiane e tutti gli italiani all'assunzione della propria responsabilità affinche' la lotta per l'indipendenza fosse effettivamente un fatto popolare ,che sostanzialmente trovò la propria effettiva e conseguente espressione nella Lotta di Liberazione.


Danilo Bruno

Nessun commento:

Posta un commento