BENI
CULTURALI
Giuseppe Mazzini nella sua lunga elaborazione teorica aveva delineato
che ogni popolo dovesse prendere coscienza del ruolo assegnato da Dio
allo scopo di trovare la propria essenza e ragione dello stare
insieme e dell'essere comunità civile.
L'Italia nel suo “Appello ai Giovani” doveva trovare la propria
ragione d'essere nello sviluppo della cultura e dell'arte,che
venivano così a costituire in qualche modo la base della convivenza
civile e dell'essenza stessa del paese.
I beni culturali quindi divengono la base stessa della convivenza
civile e dello scopo della costituzione della nazione italiana.
Dinanzi ad una concezione così decisiva dei beni culturali,quale
fattore fondante della nazione italiana ed in tal senso inseriti nei
principi fondamentali della Costituzione Italiana,essi devono essere
definiti beni comuni nel senso piu' lato del termine e quindi
sottoposti ad un regime decisionale e di godimento attinente agli
interessi collettivi di una comunità.
In questo quadro occorre ragionare sulla Regione Liguria.
In questi ultimi dieci anni il governo regionale è stato
contrassegnato anche per l'assenza di specifiche politiche nazionali
da un uso adeguato di risorse comunitarie,che hanno comportato
importanti attività di recupero straordinario di beni culturali
(S.Torpete,Castello di Noli,...) ma hanno impedito di fare fronte
alle esigenze culturali regionali ordinarie.
Si tratta quindi per prima cosa di uscire dal regime di eccezionalità
in tema di beni culturali per rientrare in un sistema ordinario dove
gli interventi in tema di cultura devono essere considerati come
investimenti e non spesa di carattere residuale ed eventuale.
In primo luogo bisogna riconoscere un ruolo definito alle Istituzioni
culturali di interesse regionale.
Si tratta di enti di grande
interesse,spesso custodi di importanti collezioni bibliotecarie e /o
d'arte ( Istituto Internazionale di Studi Liguri,Accademia Ligustica
di Belle Arti,Accademia Cappellini di La Spezia, Centro ligure di
Storia Sociale,Orchestra Sinfonica di Sanremo,...),che per la loro
stessa esistenza assicurano con la loro attività ordinaria un
contributo culturale di prim'ordine.
In questi anni è scomparso il
contributo regionale regionale ordinario,che permetteva di fare
fronte alle spese annuali ordinarie.
Si tratta di ristabilirlo a fronte
di adeguata apertura degli spazi espositivi e di consultazione
nonche' della partecipazione a progetti regionali piu' rilevanti
poiche' senza di esso molte istituzioni culturali rischiano di
chiudere e di non poter garantire servizi indispensabili al sistema
culturale regionale.
In secondo luogo occorre
considerare il quadro dei beni culturali regionali,spesso dispersi in
complessi monumentali di grande pregio ma lontani uno dall'altro e
difficilmente inquadrabili in programmi di visita unificati nonche'
spesso chiusi al pubblico o aperti con orari irrazionali e poco
adatti ad un turismo popolare e qualificato.
Qui bisogna porre la propria
attenzione alla necessità di applicare finalmente la legge regionale
sulla cultura dove vengono definiti i sistemi museali
regionali .
Intorno ad un museo principale
(es.Finale Ligure, Ventimiglia,...) vengono costruiti dei veri e
propri sistemi,che afferiscono al museo principale e che prevedono un
collegamento sia sotto il profilo della conservazione che sotto
quello della direzione scientifica di tutte le raccolte piu' piccole
in modo da poter offrire un sistema culturale razionale piu'
complesso.
Si pensi ad esempio all'esperienza
di “archeotrekking”
organizzata dal museo archeologico del Finale (SV),che permette di
conoscere i principali siti archeologici finalesi tramite specifici
programmi di visite guidate alle aree delle incisioni
rupestri,piuttosto che alla villaggio delle anime ovvero alle zone su
cui ha lavorato l'equipe scientifica del museo.
In
questo quadro nulla impedirebbe di fare capo a musei piu' grandi per
poter,ad esempio,visitare nella zona di Albenga la chiesa di
S.Giorgio di Campochiesa di Albenga e i suoi preziosi affreschi
medievali o quella di San Pantaleo di Ranzo (IM) secondo un programma
di viste guidate e sostenute economicamente da una precisa
programmazione regionale in modo da permettere una apertura razionale
di sedi prestigiose ma poco accessibili.
Nel
contempo il concetto di “sistema”
può estendere
l'idea del bene culturale a tutto il paesaggio e a tutto il
territorio,intendendolo come prodotto culturale di una comunità,che
dovrà quindi essere chiamata collettivamente a definire le linee
generali di tutela e valorizzazione.
Qui
si dovrà introdurre un elemento mancante totalmente nella
legislazione culturale regionale a differenza di altre ovvero quello
di:”ecomuseo o
museo diffuso” ,dove
il paesaggio diviene in un certo senso “museo di se stesso”
individuando gli elementi piu' significativi della cultura di una
comunità ed organizzare intorno ad essi progetti di
conservazione,valorizzazione e di visita in modo che gli stessi
possano anche divenire i valori fondanti dell'identità di una
comunità,sia rurale che cittadina.
Gli
ecomusei sono infatti gli assi culturali dell'intervento culturale in
questo campo di molte regioni italiane con l'esperienza piu'
significativa del Piemonte ma in Liguria non sono mai stati regolati
in alcun modo nonostante che il concetto sia stato introdotto nel
Piano regionale di promozione culturale un paio di anni fa su
iniziativa anche del sottoscritto senza però alcun seguito dal punto
di vista finanziario nonostante la partecipazione regionale ad alto
livello sia tecnico che politico al convegno organizzato
dall'Associazione dei Piccoli Musei a Noli il 13 dicembre 2013.
Sul
medesimo filone del sistema occorre riprendere le biblioteche
poiché in Liguria vi sono importanti esperienze,che le vedono al
centro di importanti iniziative legate alla lettura e che rischiano
di morire per il venir meno degli enti su cui erano basate: sistemi
bibliotecari delle ex comunità montane ingauna e alta valle
bormida, oggi sostituiti da accordi fra comuni,che però devono
essere valutati alla prova dei fatti e sistema bibliotecario della
provincia di Genova,che verrà assorbito dalla Città Metropolitana
ma che dovrà trovare la propria ragione d'essere integrandosi con il
sistema urbano genovese per favorire la lettura e le attività
culturali nelle zone piu' remote o periferiche del territorio
metropolitano.
Da
anni ormai la Regione non finanzia piu' l'apertura di biblioteche, la
catalogazione e /o la nascita di sistemi bibliotecari eppure la
lettura dovrebbe costituire uno degli assi portanti di una azione
culturale convinta,che porti le giovani generazioni ma anche anziani
e turisti a conoscere il valore della “parola
scritta”tramite
anche opportuni incontri con l'autore per favorire occasioni di
socializzazione e di arricchimento culturale contro ogni ipotesi di
massificazione ottusa legata ad una acritica visione di programmi
televisivi sciocchi e senza senso.
Qui
tutta la politica deve fare una riflessione poiche' ogni anno si ode
un lamento da parte di qualche amministratore”...a
cosa serve comprare libri?”...eppure
18.000 utenze a Spotorno, 10.000 a Noli,oltre 20.000 a Finale Ligure
,...dovrebbero fare riflettere sul valore dell'investimento
sull'acquisto di libro e sulla diffusione della lettura in una
comunità e poi,come si diceva nell'antico statuto della società di
mutuo soccorso della Piaggio di Finale Ligure, il motto educativo per
i lavoratori doveva essere:”meno
litro ,piu' libro”.
In
questo quadro culturale occorre poi ragionare su come e se sia ancora
possibile portare spettacoli finanziati dalla regione nei territori
interni e/o nelle località con afflusso ruristico ma prive di cinema
/teatri.
Qui
occorrerà mettere in campo tutte le forze:
a)
film commission
regionale ,che,oltre
a lavorare per favorire le produzioni di film nel territorio
ligure,dovrebbe mutare la propria mission con adeguato finanziamento
affinche' i film cinematografici anche a tema (es.quello archeologico
tenutosi a Noli per due anni e diretto dal sottoscritto) oppure
quello di Genova possano portare la propria attività e produzione
sull'intero territorio regionale;
b)
cineteca regionale
essa
dovrebbe permettere,oltre ad un ruolo di conservazione e
restauro,anche quello di permettere la circolazione di film attinenti
il territorio ligure e non solo in modo da poter costituire un filone
culturale sia estivo che invernale;
- decentramento culturale la prima giunta di sinistra ligure (1975-1980) aveva creato o almeno era nato in quegli anni il decentramento culturale ligure,che aveva permesso di portare in molte località numerosi spettacoli a prezzi contenuti. Occorre riprendere questa esperienza valorizzando in particolare,per quanto possibile,le produzioni del Carlo Felice,dello Stabile di Genova e degli altri enti culturali di interesse regionale (es. Teatro dell'Opera Giocosa di Savona).Bisogna poi porre attenzione alla storia delle Liguri e dei Liguri:
- dando in primo luogo autentico significato al centro per lo studio dei dialetti. Esso è nato qualche anno fa e dopo un primo interesse specifico è praticamente immobile a languire privo di finanziamenti mentre la storia e la cultura della Liguria avrebbero bisogno di studi scientifici,di analisi linguistiche, della creazione di un archivio fotografico regionale,che partisse dalle esperienze di Genova, La Spezia e Sanremo per riuscire a definire un quadro completo del panorama delle tradizioni locali da eseguire insieme all'Università,agli studiosi esistenti e alla Sovrintendenza per non disperdere il grande patrimonio di beni demo-etno-antropologici esistenti;
- in secondo luogo occorre che gli Istituti Storici della Resistenza e dell'Età Contemporanea ottengano adeguato finanziamento affinche' la memoria della Lotta di lotta liberazione non venga dispersa o distrutta. Nel contempo però occorre che la ricerca sie stenda ,ove possibile,fino all'indietro al periodo risorgimentale poiche' non si può dimenticare che proprio in Liguria nacque Giuseppe Mazzini ma soprattutto si ebbero l'importante esperienza di Buonarroti ad Oneglia,la nascita della Giovine Italia a Savona nel carcere del Priamar,la partenza dei Mille dallo scoglio di Quarto nonche' la nascita di Garibaldi a Nizza.
La
Resistenza fu un fatto sicuramente popolare ma essa fu direttamente
erede delle tradizioni risorgimentali e soprattutto della visione
mazziniana.
Mazzini
infatti con il suo “I Doveri dell'Uomo” chiamava tutte le
Italiane e tutti gli italiani all'assunzione della propria
responsabilità affinche' la lotta per l'indipendenza fosse
effettivamente un fatto popolare ,che sostanzialmente trovò la
propria effettiva e conseguente espressione nella Lotta di
Liberazione.
Danilo
Bruno
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