Caporalato? No grazie! Tutte le iniziative per esser sicuri di scegliere il pomodoro giusto
Abdullah Mohamed aveva 47 anni, moglie e due figli: un ragazzo di 16 anni e una bimba di tre. Sudanese, viveva in Italia con un permesso di soggiorno per richiedenti asilo che sarebbe scaduto nel 2019. Mohamed faceva il bracciante. 
Così, qualche giorno fa è arrivato a Nardò: come spesso succede, doveva spostarsi per lavorare, un posto diverso per ogni stagione. Mohamed è morto sotto il sole, ucciso da un malore, alle due del pomeriggio, in un campo dove stava raccogliendo i pomodori. La notizia l’avrete letta tutti, ma vogliamo ricordarla anche noi. Mohamed è morto perché raccoglieva i nostri pomodori, praticamente gratis. Vogliamo ancora ignorare il fatto che bisogna ridare valore al cibo? Davvero ce la sentiamo ancora di giocare al ribasso, anche al costo della vita di altri? «Mohamed lavorava per 3,50 euro a cassa – spiega Sagnet, sindacalista della Flai – Ciascun cassone pesa 3 quintali, e più ne riempi, più vieni pagato. La giornata di lavoro inizia alle 5 del mattino e finisce tra le 17 e le 18: 12 ore sotto il sole, a faticare come bestie».
Naturalmente la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta, coordinata dal pm Paola Guglielmi. Sono tre gli indagati: i due titolari dell’azienda agricola Mariano e il caporale, l’accusa è di omicidio colposo. Come è arrivato Mohamed nel Salento? Grazie a quale contatto? Si è trattato di una semplice contrattazione o di un vero e proprio reclutamento da parte di caporali? Per ora sappiamo che l’azienda per cui lavorava è sotto processo: il titolare Giuseppe Mariano era stato arrestato nel 2012 perché coinvolto nell’operazione “Sabr”, inchiesta che coinvolge sedici imputati, imprenditori e caporali ancora in attesa di una sentenza di prima grado. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla riduzione o mantenimento di schiavitù, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione e falso, e comprendono anche la tratta di persone. Da allora, e nonostante gli arresti, nulla è cambiato nelle campagne di Nardò. Possibile?
Quante persone ancora devono vivere in schiavitù? Per quanto tempo? Possiamo davvero sentirci tutti innocenti?
Le nostre scelte influenzano il mercato, ne abbiamo parlato tante volte. Scegliendo come riempire il carrello o le nostre borse di stoffa al mercato facciamo politica. Fino a decidere della vita o della morte di chi quel cibo ce lo porta sotto casa. Davvero ci costa verificare da dove vengono quei pomodori che tanto rallegrano le nostre tavole? Perché non chiederci come sono stati prodotti, raccolti, da chi, a quale prezzo? La nostra noncuranza, la rincorsa al prezzo più basso, ci rende in qualche misura complici di queste tragedie.
Ci sono molte iniziative che cercano di contrastare queste forme di schiavitù. Ve ne indichiamo qualcuna
Funky tomato, un progetto di filiera partecipata in un territorio a forte rischio di illegalità (Puglia e Basilicata): si compra entro questo mese (affettatevi) e si diventa co-produttori! Tutte le info qui
In Puglia opera anche Equapulia ( www.equapulia.it,) un progetto della Regione ideato per garantire migliori condizioni di vita e di lavoro per i migranti che risiedono e lavorano nelle campagne. Per le imprese che assumono lavoratori stagionali attraverso le liste di prenotazione esistenti presso i centri per l’impiego per un periodo non inferiore a sei mesi o almeno 156 giornate lavorate nel biennio, è previsto un contributo di 500 euro a lavoratore, oppure un incentivo di 300 euro a lavoratore assunto per almeno 20 giornate continuative effettive per le grandi campagne tipo pomodoro. A questo si aggiunge un’intesa con i principali operatori della Gdo per favorire i prodotti di quelle imprese che garantiscono rapporti di lavoro regolari e una paga dignitosa e condizioni di vita migliori. E i consumatori? Posso per esempio scegliere pomodori dotati del bollino Equapulia: «Se il vostro rivenditore non ne ha, chiedeteli. Insistete perché ne sia dotato. Ci aiuterete così a rimuovere le prime ruggini e a far crescere un nuovo mercato. Solo il 7% della distribuzione passa dalla GdO. Tutto il resto viaggia attraverso i mercati e i piccoli negozi. Per cui potete convincere il vostro fornitore di fiducia a rifornirsi di questi speciali pomodori: speciali perché di buona qualità, di identico costo e soprattutto perché nessun lavoratore sfruttato li ha raccolti» leggiamo sul sito del progetto.
A dar manforte ora è arrivata anche Radio Ghetto, la radio dei braccianti di Rignano Garganico, in Puglia. Grazie a Radio popolare il 25 luglio accenderà il suo trasmettitore su tutto il territorio nazionale. Hanno bisogno del nostro aiuto, sintonizziamoci!
E per concludere vi raccontiamo un’altra bella iniziativa. Ci spostiamo in Piemonte, nel campo dove alloggiano (si fa per dire) i migranti che lavorano nei frutteti a Saluzzo (Cn). Ieri, 22 luglio, c’è stato il primo appuntamento di una rassegna cinematografica all’interno del campo, aperta a tutti. Un bel modo per conoscersi e avviare un percorso di civiltà, fuori da quella barbarie che ha portato alla morte di Mohamed. Appuntamento ogni mercoledì. Info sulla pagina Facebook della Caritas di Saluzzo
A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it
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