venerdì 20 marzo 2015

un intervento dei movimenti sulla lista civica ligure

___________________
Ciao a tutte e tutti.

Ieri pomeriggio (mercoledì 18 marzo) sono stato con Piergiorgio Pavarino e Luca Torreggiani a Genova per l’ennesimo incontro sulla questione delle elezioni regionali.

Parto dalla fine perché così è da subito chiara la situazione e quello che ci aspetta.

La conclusione è che ci saranno due liste.

Una con candidato presidente Giorgio Pagano (sindaco di La Spezia fino al 2007 e da allora impegnato nella cooperazione internazionale in Africa e Palestina) e s ostenuta da Altra Liguria, Verdi Liguri, Liste civiche genovesi, una parte maggioritaria di SEL, il gruppo ch e s i raccoglie intorno a Don Farinella (due li avete conosciuti nell’incontro di Pietra Ligure martedì 17) più varie altre realtà sparse nel territorio ligure.

L’altra con candidato presidente Luca Pastorino (Sindaco PD di Bogliasco e deputato dello stesso partito e di area civatiana) sponsorizata da Cofferati e s ostenuta da una parte minoritaria di Sel e da una parte dell’area civatiana del PD (una parte perché un’altra parte rimane nel PD e non si schiera con Pastorino).

Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista devono decidere.

Questa è la situazione al momento attuale.

Il mio giudizio (per quello che conta!!).

Non è certo quello per cui abbiamo lavorato in tutti questi mesi.

Non è certo quello che mi ha spinto ad accettare la vostra proposta di candidatura.

Non è certo un’immagine bella e qualificante.

Io, con altri, ho partecipato a molte riunioni a Genova e credo di poter dire che chi oggi sostiene la candidatura Pastorino ha lavorato alacremente e in molte occasioni in modo “sporco” (comunicati stampa non concordati, richieste di allungare i tempi ecc.) per giungere a questo risultato. Questo era il loro obiettivo tanto è vero ch e s i sapeva già, prima di ieri pomeriggio, che avevano convocato una conferenza stampa per venerdì 20 marzo per presentare la sua candidatura.

Ieri ho posto a Pastorino (a Pagano le avevo già poste e le risposte erano e s ono positive) una semplice domanda: che posizione ha su cementificazione del territorio, privatizzazioni e grandi opere. La risposta è stata un giro di parole in politichese che hanno chiarito, meglio di qualsiasi cosa che il sig. Pastorino è favorevole a queste cose. Quindi, dal mio punto di vista, inaccettabile come candidato presidente ma, aggiungo, anche com e s emplice “compagno di strada”.

La domanda ch e s i pone è: cosa si fa a questo punto?

Penso che la possibilità di avviare un percorso locale, regionale e nazionale per la costruzione di soggetto politico nuovo sarà lungo, tortuoso e, in particolare in questo paese, irto di insidie e furbizie.

La mia disponibilità alla candidatura e, ancor prima, a lavorar e s u questo progetto, rimane nella consapevolezza di quanto detto prima.

Com e s apete non ho mire di nessun genere e tornerei con piacere e passione a fare quello che ho fatto negli ultimi 20 anni (che, per altro, non lascerò in nessun caso).

Devo ancora aggiungere che la candidatura Pastorino, per quello che ho potuto sapere, rientra in un progetto nazionale per la ricostruzione di un nuovo centro sinistra che va da Civati a (forse) Ferrero, passando per Cofferati e Vendola. Cosa che non mi interessa affatto!

Io non so se in questo paese riusciremo a costruire qualcosa di lontanament e s imile a Siriza o Podemos (la logica e il buon senso mi dicono di no), ma penso che valga la pena di provare a creare un primo, risicato (ma è poi davvero risicato?!?!?) nucleo di persone che ragiona, si muove, partecipa e s i mette a disposizione di questo progetto.

Certo che le elezioni non sono il momento migliore per ragionare con calma e s erenità ma sono sicuramente un momento di grande lavoro sul territorio e di impegno collettivo nonché di visibilità mediatica.

Ragioniamo anch e s ul fatto che davanti a noi c’è una prateria sconfinata di persone in carne ed ossa che da più o meno tempo ha deciso di non votare e di non partecipare ed è a quella prateria che noi ci dobbiamo rivolgere.

Come dicono quelli di Podemos «Il concetto di destra e s inistra, tutto ideologico, oggi serv e s olo a consolidare due partiti molto simili tra loro e a obbligare gli altri a situarsi agli estremi. Noi invece non vogliamo stare agli estremi, anzi ci appelliamo all’idea della centralità. Che non è “il centro” politico: questo, com e s piegava Norberto Bobbio, si caratterizza infatti per l’assenza del conflitto, mentre noi vogliamo occupare la centralità sociale impostata proprio sul conflitto. Quello della grande maggioranza della cittadinanza contro i pochi privilegiati dell’economia e della politica: ecco perché alla diade “sinistra contro destra” contrapponiamo quella di “basso contro alto”».

Proviamo, sapendo che, probabilmente, il risultato di queste elezioni non sarà esaltante per diversi motivi, consci di tutte le difficoltà, prima fra tutte quella che «La strada non è mai quella di ripetere le esperienze di altri paesi» ma che da altri paesi e anche dalle nostre dirette esperienze possiamo imparare e praticare dei metodi nuovi e, anche e s oprattutto, che «la rivoluzione è proprio rendere possibile l’impossibile». Appunto, come è successo a Podemos in Spagna.

Roberto Melone

Nessun commento:

Posta un commento