A Slow Fish 2015, la pesca artigianale è protagonista!
Quando pensiamo alla pesca nel suo insieme, ai numeri e alla filiera, in molti siamo abituati a immaginare che la parte del leone la facciano i grandi gruppi multinazionali, con mezzi all’avanguardia e solide catene di distribuzione. Non potremmo essere più lontani dalla verità: secondo una stima Fao infatti, dei 51 milioni di pescatori di cui abbiamo notizia 50 sono di piccola scala. Un sistema che produce più della metà del pescato consumato in tutto il mondo e la maggior parte di quello consumato nei Paesi in via di sviluppo, e che impiega il 90% del personale collegato alla filiera ittica.
Eppure nonostante questi numeri impressionanti la maggior parte dei pescatori non partecipa alle decisioni amministrative, e spesso e volentieri non è nemmeno rappresentata e contemplata all’interno di statistiche o ricerche precise. A Slow Fish 2015 saranno molti gli incontri (e i protagonisti) dedicati a questo tema: i rappresentanti di gruppi di pescatori artigiani come le cofradias galiziane, le prud’homiesfrancesi ma anche le comunità ittiche del Nordafrica ci daranno un felice esempio di come immaginare una nuova filiera sia possibile, oltre che conveniente.
Proprio per cercare di dare una nuova rotta al sistema ittico nel 2011 il Comitato Fao sulla pesca (Cofi)si è riunito per promuovere la creazione di un regolamento internazionale sulla pesca artigianale. Dopo anni di lavoro e dialogo con molti dei principali paesi coinvolti nel mercato ittico, nel giugno 2014 la Fao ha approvato ufficialmente le Voluntary Guidelines for Securing Sustainable Small-scale Fisheries in the Context of Food Security and Poverty Eradication, linee guida in favore della pesca artigianale elaborate da un gruppo di associazioni guidate dal collettivo in difesa dei pescatori Icsf (International Collective in Support of Fishworkers). L’idea è di dare ai paesi membri della Fao uno schema comune nel definire le leggi e le regole per la gestione delle risorse ittiche, in modo da costruire una rete sana, trasparente e organica che inneschi ricadute virtuose sulla popolazione e sui produttori.
Tra i punti principali delle linee guida c’è la tutela dei pescatori e il miglioramento delle loro condizioni di vita, con attenzione particolare alle donne, per ridurre fenomeni di discriminazione, abuso e sfruttamento: una copertura che non deve fermarsi alla pesca vera e propria, ma diffondersi a tutto l’indotto collegato alla lavorazione e alla trasformazione del pescato. La ricetta qui si basa fondamentalmente sull’istruzione, sulla valorizzazione anche economica del lavoro e delle tecniche tradizionali, ma soprattutto sullo scambio e sulla condivisione di informazioni tra tutti i membri della filiera.
Fondamentale anche un’interazione sana con i Paesi più deboli, che metta al sicuro le piccole comunità dallo strapotere dei grandi gruppi e da una burocrazia spietata. La pesca artigianale infatti, quando non viene “spremuta” o strangolata dal mercato mangiatutto, è più che sufficiente per combattere fame e malnutrizione nelle aree costiere. Una legislazione più chiara riguardo le acque internazionali e condivise, che sia favorevole alla pesca artigianale, contribuirebbe inoltre ad aumentare la trasparenza e la tracciabilità, oltre alla salubrità, dei prodotti.
Ma soprattutto, occorre che i Paesi membri, nei limiti delle autorità statali e delle leggi locali, creino un dialogo autentico tra i Governi centrali e le comunità di pescatori artigianali, per innescare un circolo virtuoso che permetta di ridurre sprechi e inefficienze, lasciando la gestione concreta dei territori a chi con (e su) quei territori ci vive da generazioni. In questo modo sarebbe possibile restituire ai pescatori la dignità e l’attenzione che il loro lavoro troppo spesso non riceve; ma anche affidare le coste, i fiumi, i laghi e i mari a mani esperte, che conoscono il modo giusto, efficace e sostenibile per curarli e farli prosperare.
Se volete saperne di più, raggiungeteci a Genova, e non perdete di vista il programma dei nostriLaboratori dell’acqua!
A cura di Paolo Tosco
p.tosco@slowfood.it
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