Letteratura, immaginazione e formazioneby JLC |
di Alain Goussot*
Succede alla letteratura classica quello che succede a tutta la cultura umanistica: sono in tanti nei media, nel mondo della finanza e dell'economia, nella politica e purtroppo anche nella scuola, a considerarla come roba noiosa e anche inutile per affrontare la vita moderna.
Leggere Alessandro Manzoni o Giacomo Leopardi? Per fare cose e a che pro? Leggere Lev Tolstoj e Fëdor Dostoievskij? Troppo impegnativo e tempo perso. Leggere Honoré de Balzac, Victor Hugo, Émile Zola oppure Émile Proust? Scherziamo, roba del passato. Leggere William Shakespeare o Charles Dickens? Tempo perso e denaro perso. Sembra che la cultura classica non abbia più nulla da offrire e che non possa interessare le giovani generazioni.
Questi discorsi fanno pensare alla diatribe degli antichi e dei moderni con la differenza rispetto al '700 che i moderni non si chiamano Denis Diderot, Voltaire, Cesare Beccaria e che non hanno nulla da dire e da proporre dal punto di vista della riflessione. Eppure pensiamo che avvicinare gli alunni e le future generazioni alla lettura dei grandi autori sia estremamente formativo. La lettura di Manzoni, Hugo, Balzac, Dickens, Tolstoj ecc... fa viaggiare l'immaginazione umana e permette di vivere tante emozioni, di conoscere tanti tipi umani e di fare conoscenza con la varietà dei modi di vita e di pensare.
I grandi educatori come Célestin Freinet e Anton Makarenko non solo usavano il metodo narrativo ma si riferivano a scrittori come François Rabelais, Romain Rolland e Maxim Gorki.
La grande letteratura è ricca di riflessioni, di pensieri filosofici, di emozioni e sentimenti profondamente umani, di situazioni sociali e culturali molteplici; favorisce l'accesso di ciascuno alla propria umanità tramite l'umanità dello scrittore. La letteratura è un atto pedagogico che interpella il lettore; lo scrittore mette il lettore in contatto con il suo mondo emotivo, fantastico e filosofico e lo introduce alla propria interiorità.
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