Nelle prime due settimane di luglio ho visitato, collegando a piedi alcune destinazioni, diverse località dell’Appennino tosco-emiliano. Qualche anno prima, sempre a piedi, mia moglie ed io abbiamo percorso per cinque giorni un lungo tratto della Via Vandelli, l’antico tracciato voluto nel 1741 dal Duca Francesco III d’Este per collegare il Ducato di Modena a quello di Massa e ottenere l’agognato sbocco sul mare (grazie al matrimonio combinato fra suo figlio quattordicenne e la sedicenne erede del ducato toscano).
Vacanze autenticamente low-cost, alla riscoperta del nostro territorio, all’insegna dell’approfondimento preliminare, della scoperta di nuove amicizie e della condivisione di storie, esperienze con le persone incontrate sul tracciato. Ma, soprattutto, vacanze a bassissimo impatto ambientale: la nostra impronta ecologica è stata infatti in quei casi una frazione infinitesimale di quella dei viaggiatori che, per soddisfare la propria voracità esperienziale, non si fanno scrupoli a riversare nella biosfera migliaia di chili di Co2 a testa, salendo su un aereo di linea.
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Chi vola, oggi, è un debitore climatico nei confronti di chi non lo fa. Senza sconti. Lo so: è un discorso antipatico e, drogati come siamo di antropocentrismo, incomprensibile se non addirittura condannabile. Già, condannabile: il mondo alla rovescia. L’uomo è un organismo mesoscopico: riesce cioè a comprendere gli effetti delle proprie azioni su un orizzonte temporale esteso sì e no quanto la propria esistenza. Una cinquantina d’anni in tutto, escludendo quando si è troppo giovani per capire o troppo vecchi per impattare sull’ecosistema.
E non ha nemmeno senso provare a spacciare questa prassi come forma nobile di conoscenza: quasi sempre questi spostamenti non sono il frutto di un reale bisogno, né di un episodico desiderio, ma rappresentano solo l’ennesimo e frequentissimo pretesto per poter esibire ai colleghi, rientrando al lunedì mattina in ufficio, foto e racconti delle proprie “eroiche” gesta. E’ un delirio di arrivismo sociale (consentito e incentivato dalla tecnologia), specularmente traslato dal fronte lavorativo a quello turistico. L’obiettivo è infatti sempre lo stesso: infrangere ogni limite, non accontentarsi, andare oltre e sperimentare ogni cosa. Per raggiungere, ottenere e possedere tutto: avere insomma tutto per non essere spesso niente, al di fuori di una nostra effimera rappresentazione digitale mediante qualche jpg ostentata su Instagram.
Certo, non c’è tempo. Siamo sempre di corsa. Quindi ben vangano ilow-cost, i last-minute, gli all-I-can-eat. Formule magiche per soddisfare il nostro bisogno compulsivo di sfogare il più rapidamente possibile i mesi di stress accumulato stando inchiodati a una scrivania. Come racconto meticolosamente nel mio libroVivere basso, Pensare alto… o sarà Crisi vera, è tuttoperfettamente codificato, nella ruota di quel criceto: lavorare per guadagnare per consumare per produrre. Sempre di più. Senza soluzione di continuità. Ad ogni costo.
Poi, quando questo patologico fabbisogno di liberare i cavallitrova un po’ di fumo sulle piste, ecco che quella ruota improvvisamente s’inceppa: turisti che sbraitano e si azzannano fra loro, carabinieri che tentano di sedarli, ostentati isterismi telefonici tra un primo ministro e un ministro degli Interni. Tutto per garantire un’illusoria parvenza di funzionalità dell’intero meccanismo: ho diritto a volare perché ho comprato il biglietto; posso placare gli animi perché indosso una divisa; ho il dovere di tutelare l’immagine dell’hub perché sono stato eletto dal popolo (anzi: in questo caso neanche…). Pièce teatrali in un precario e risibile equilibrio tra l’insostenibile e il cafone, su un palcoscenico di insopportabile indifferenza.
La verità è che questa Italia fragile e presuntuosa sta finalmente pagando il prezzo dell’adesione a un modello che, né qui né altrove, è ulteriormente applicabile. L’impronta ecologica italiana oscilla intorno al quattro: ciò significa che il nostro stile di vita richiederebbe altre tre Italie, oltre a quella che già stiamo violentando ogni giorno di più. Tre Italie che, ironia della sorte, non abbiamo.
Ben vengano allora un paio di giorni in cui non si vola. Ben venga un po’ di quiete forzosa. Ben venga – bestemmia – questa Crisi.