COP21, Pierre Rabhi: “Il mondo rinunci alla logica della crescita illimitata”
Il padre dell’agroecologia mette in guardia dai rischi di una Conferenza sul clima conservativa dell’ordine attuale

Pierre Rabhi è un personaggio straordinario, un contadino-filosofo di cui noi diEcoblog abbiamo già parlato in più di un’occasione. A un mese dall’inizio della COP21, Frédéric Cazenave di Le Monde è andato a intervistarlo nella sua fattoria diMontchamp, nell’Ardèche.
Le previsioni sulla COP21 di Rabhi non sono affatto ottimistiche, perché secondo il pensatore d’Oltralpe c’è un errore di fondo:
Io faccio fatica a credere che i cambiamenti strutturali verranno messi in atto. Bisogna entrare in una nuova era, quella della moderazione: moderazione dei consumi e della produzione. Gli Stati decideranno di arrestare la pesca industriale e l’agricoltura intensiva, cessando così di sfruttare gli oceani e la terra? Rifletteranno su una giusta distribuzione delle risorse fra il Nord e il Sud del mondo? Io non credo. Eppure è un’urgenza, perché non è il pianeta a essere in pericolo, ma l’umanità. La Terra ha visto ben altro. Quello che rimprovero alla COP21 è di far credere che queste discussioni permettono di risolvere i problemi, mentre non si mettono in discussione le sorgenti dei disequilibri. Si tratta dello stesso atteggiamento dell’umanitarismo, che consiste nell’essere generosi verso persone che il modello ha reso indigenti.
L’alimentazion


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