martedì 24 novembre 2015

tutelare la biodiversità alimentare

Così si difende la biodiversità del nostro Paese

carote di polignanoLe specie animali sono 58 mila, 7 mila quelle vegetali, quasi 11 milioni gli ettari di foreste, circa il 43% del territorio destinato ad attività agricole (Fonte Ispra). Sono dati che parlano dell’Italia, uno dei paesi europei più ricchi di biodiversità. Le ragioni sono diverse, dalla posizione geografica favorevole a una grande varietà geomorfologica, microclimatica e vegetazionale.
Eppure c’è qualcosa che non va e, in realtà, il quadro è preoccupante: sfruttamento intensivo degli ecosistemi, consumo di suolo e inquinamento, cambiamenti climatici e introduzione di specie esotiche fanno sì che il 15% delle specie vegetali superiori sia minacciato, un quarto degli uccelli sia a rischio, il 40% di alghe, licheni, muschi, felci in pericolo.  Insieme alle piante e agli animali selvatici, scompaiono le piante e le razze da latte e da carne selezionate dall’uomo.
Da questa settimana però esiste uno strumento in più. È stata infatti ufficialmente approvata alla Camera la proposta di legge presentata dall’onorevole Susanna Cenni a tutela della biodiversità italiana. Legge non solo delle buone intenzioni, ma per la quale è previsto anche uno stanziamento di fondi, importante più che mai in questo periodo di patto di stabilità. Lo scopo della legge è proteggere le risorse genetiche locali dal rischio di estinzione o di erosione genetica, tutelando il territorio rurale per evitarne lo spopolamento. Come? Attraverso l’istituzione di un’anagrafe nazionale in cui censire le risorse genetiche locali a rischio di estinzione, affiancata da una rete, un sistema di banche dati interconnesse e un comitato permanente costituito da rappresentanti dei Ministeri e delle associazioni coinvolte.
Slow Food ha accompagnato il percorso di redazione di questa legge, che si ispira alla filosofia di Terra Madre, mettendo al centro concetti come agricoltori e allevatori custodi, comunità del cibo ma anche attenzione alla formazione e all’educazione degli studenti e dei consumatori. Avanti così dunque, il lavoro da fare è ancora tanto.
Sostiene Slow Food, Eleonora Giannini
Tratto da La Stampa del 22 novembre 2015

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